AMBIENTE

Emergenza cinghiali, chiesta la nomina di un commissario

Partito nel Pescarese e nel Chietino il selecontrollo

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CINGHIALE




ABRUZZO. «E’ necessario che le prefetture segnalino il problema della presenza dei cinghiali nelle strade dei paesi e sulle spiagge ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinchè venga nominato un commissario che coordini le azioni di tutti gli enti preposti, altrimenti rischiamo un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero».
A lanciare l’allarme da Pescara è l’assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio in merito a quella che rappresenta una vera emergenza locale ma anche nazionale. «In questi cinque anni di amministrazione guidata dal presidente Guerino Testa – dichiara Lattanzio – ho posto svariate volte questa problematica a tutti gli enti competenti. Come Provincia abbiamo realizzato diverse azioni come il selecontrollo (cioè il controllo e la selezione volta alla soppressione dei cinghiali al di fuori del periodo di caccia nei casi di emergenza numerica della specie). Ma adesso la presenza degli ungulati sta rappresentando un rischio serio per l’incolumità pubblica».

Nei giorni scorsi un cinghiali di cento chili è sceso a valle attraversando la spiaggia di Montesilvano e Pescara, e anche in altre zone e nei paesi del pescarese ci si imbatte facilmente in questi animali.
La Provincia ha individuato delle zone a rischio del pescarese, ma la difficoltà maggiore è la mancanza di dialogo con altri enti come parchi e riserve.
«Per questo rivolgo un appello ai prefetti», dice Lattanzio, «affinchè segnalino il problema ai ministeri che avranno il compito di nominare un commissario in grado di coordinare le azioni degli enti preposti».
Intanto anche nella provincia di Chieti è partito il controllo degli ungulati. L’assessore Provinciale Franco Moroni, ha disposto a pochi mesi dal suo insediamento, l’attuazione del Programma Operativo per la gestione e prevenzione dei danni.
Il programma, che è stato riconosciuto valido anche dall’Ispra, prevede l’attuazione di forme di dissuasione come: recinzioni elettrificate, dissuasori acustici e olfattivi, a protezione delle colture, ma anche il ricorso agli abbattimenti selettivi nei casi in cui sia materialmente impossibile l’applicazione degli strumenti dissuasivi.
Nella provincia di Pescara il programma annuale di controllo selettivo del cinghiale per la tutela delle colture agricole è cominciato lo scorso 3 giugno.

«Oltre 100 cacciatori- selecontrollori sono quotidianamente appostati, per i prossimi due mesi, nelle aree a maggior rischio di danni alle coltivazioni della provincia di pescara, in poste stabilite», racconta Gianni Guardiani, presidente dell'Ambito Territoriale di Caccia "Pescara".

«Dietro chiamata dell'agricoltore che segnala il danno, l'Atc Pescara interviene, nelle 24 ore, sia con metodi non cruenti quali le recinzioni elettrificate, se la morfologia ed ampiezza del sito lo consentono, oppure con l'impiego di cacciatori- selecontrollori che intervengono immediatamente e direttamente sui terreni dell'agricoltore che ha segnalato il danno poche ore prima. Questa organizzazione, attuata anche lo scorso anno, sta consentendo un notevole calo delle richieste di danni da cinghiale alla provincia di Pescara, documentate, e, soprattutto, sta consolidando il rapporto di alleanza e reciproco rispetto che necessariamente deve esserci tra il mondo agricolo e quello venatorio».

Intanto ieri sera il Cospa Abruzzo si è riunito per fare il punto della situazione sul problema cinghiali nell’Aquilano, dove hanno partecipato i referenti dei paesi interessati, i cacciatori e gli agricoltori. Verrà inoltrata  alla provincia e al parco Gran Sasso Monti della Laga una diffida.«Il parco Gran Sasso Monti della Laga dopo le iniziative del posizionamento delle “gabbie illegali”,  non ha catturato un animale», commenta Dino Rossi, «come avevo anticipato durante la riunione di Ofena. I danni però, si sono  concentrati  nei terreni non recintati all’interno dell’area parco e sono aumentati nelle aree limitrofe  a causa delle concessioni rilasciate dal Parco al posizionamento delle recinzioni ad alcuni allevatori e agricoltori privilegiati. È ingiustificata e illecita l’azione del Parco nei confronti degli agricoltori ricadenti al di fuori dell’area protetta, i quali ingrassano i cinghiali che poi catturano i loro colleghi  ricadenti nel parco ai quali è stato concesso sia l’utilizzo delle gabbie illegali che il posizionamento delle recinzioni sui loro terreni, permettendo a sua volta anche la vendita delle carni dei cinghiali catturati».

«È ormai chiaro che i metodi indiretti di contenimento sulla specie in questione, come le recinzioni elettrificate, i dissuasori acustici e la pasturazione dissuasiva, appaiono insufficienti ad arginare, da soli, gli ingenti danni alle coltivazioni, da parte degli animali. Il Piano di controllo della popolazione dei cinghiali, tramite l’abbattimento con le tecniche previste nel Piano di gestione approvato dall’ISPRA –  spiega il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo – diviene realtà, dopo le attività di verifica della Polizia Provinciale e le numerose segnalazioni dei coltivatori, sulle condizioni estreme in cui verte il territorio. Nei prossimi giorni, gli agenti provinciali in collaborazione con le ATC, partiranno con l’operazione abbattimento nelle zone maggiormente colpite, che di volta in volta verranno segnalate dagli stessi agricoltori». 

Si è provveduto ad informare i sindaci dei Comuni interessati e  le stazioni locali dei Carabinieri.