PROCESSO E VELENI

Spostamento processo Bussi, la decisione il 27 giugno

La difesa sostiene che non ci sia in Abruzzo la serenità per decidere

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Spostamento processo Bussi, la decisione il 27 giugno

Bellelli e Mantini

 

 

 



PESCARA. Si terra' il prossimo 27 giugno l'udienza in Cassazione relativa all'istanza presentata dagli avvocati della Montedison per chiedere che il processo sulla mega discarica di Bussi sul Tirino non si tenga a Chieti.
I legali, infatti, vogliono «una sede dove i soggetti giudicanti non siano gia' riconosciuti essere stati 'contaminati', esposti a pericoli per la loro salute».
Secondo gli avvocati, in pratica, non ci sarebbe il clima giusto, non ci sarebbe la serenità giusta per esaminare come si deve le prove e affinchè il processo si svolga secondo le regole. Dunque non ci sarebbe nemmeno la garanzia della terzietà dei giudici chiamati a giudicare.

La vicenda della discarica conta 19 imputati, quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison, accusati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale doloso. «E' un'udienza decisiva - ha commentato all'Agi l'avvocato delle parti civili, Tommaso Navarra - per due ordini di motivi, e cioe' la qualificazione giuridica del fatto con l'estensione o meno a tutti i cittadini della Val Pescara (ivi compresi in ipotesi i giudici popolari) quali persone offese del reato e la tempistica della decisione, laddove l'accoglimento farebbe arretrare il processo al momento iniziale».
Ad aprile scorso la Corte d'Appello dell'Aquila aveva invece accolto l'istanza di ricusazione presentata dalle difese nei confronti del presidente della Corte d'Assise di Chieti Geremia Spiniello.
Spiniello in una intervista aveva dichiarato che la Corte avrebbe «reso giustizia al territorio», cosa che secondo i legali della Montedison preordinava un giudizio di colpevolezza in merito sul processo.

Il procuratore generale aveva chiesto il rigetto dell'istanza sostenendo che la frase che sarebbe stata pronunciata da Spiniello altro non sarebbe che il legittimo esercizio della giurisdizione.
Ma la Corte d’Appello ha dato ragione alle difese sostenendo che «Spiniello abbia manifestato fuori dalle funzioni esercitate, un 'parere' sull'esito del procedimento».
Gli imputati sono 19 tutti accusati di «avvelenamento di acque e disastro ambientale di immani proporzioni». Si tratta di Camillo Di Paolo, 69 anni, residente a Sulmona ( L'Aquila); Maurilio Aguggia, 79 anni, originario della provincia di Vercelli; Vincenzo Santamato, 62 anni, residente a Milano; Guido Angiolini, 81 anni, residente a Milano; Carlo Cogliati, 75 anni, di Milano; Nicola Sabatini, 87 anni, residente a Chieti; Domenico Angelo Alleva, 75 anni, di Bussi; Nazzareno Santini, 79 anni, originario di Roma; Luigi Guarracino, 57 anni, nato a Silvi ( Teramo); Giancarlo Morelli, 64 anni, nato a Pescara; Giuseppe Quaglia, 68 anni, originario dell'aquilano; Carlo Vassallo, 65 anni, residente a Pescara; Luigi Furlani, 65 anni, originario della provincia di Treviso; Alessandro Masotti, 74 anni, nato a Bologna; Bruno Parodi, 70 anni, di Alessandria; Mauro Molinari, 63 anni, nato a Genova; Leonardo Capogrosso, 74 anni, residente nella provincia di Alessandria; Maurizio Piazzardi, 42 anni, nato a Milano; Salvatore Boncoraglio, 70 anni, residente a Milano.