OPERAZIONE BETRAYAL

Abruzzo. Tangenti L’Aquila: gli appalti, la curia e la "massoneria cattolica"

Una lettera all’ex premier Letta: «diciamogli che arriva dal Vaticano»

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Abruzzo. Tangenti L’Aquila: gli appalti, la curia e la "massoneria cattolica"

Luciano Marchetti



ABRUZZO. Gli interessi della Curia, gli interessi sugli appalti, la bulimia dei faccendieri che ruotano intorno alla chiesa aquilana. Erano in molti a sapere, in tantissimi a sospettare che qualcosa di grosso stesse per accadere: un nuovo scandalo che avesse al centro la chiesa ancora troppo legata ad un “potere temporale”.
I fatti vengono ricostruiti all’interno della ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Betrayal che disegna e adombra un grumo, l’ennesimo “sistema gelatinoso”, una matassa intricata e burattini che si muovono mossi da burattinai ancora oscuri.
Il procuratore della Repubblica de L’Aquila, Fausto Cardella, ha chiaramente smentito l’esistenza di un “sistema” organizzato e coordinato ma qualcosa c’è, che si chiami lobby pronta a tutto o «massoneria cattolica». Di sicuro non si tratta di cinque “megalomani” scollegati o tenuti a freno da istituzioni integerrime e pronte a stanare appetiti illegali con controlli stringenti.
E’ già molto strano che la Curia (che fino ad oggi non conta alcun indagato) avesse tanto interesse a gestire appalti che nulla c’entrano con la cura delle “anime sante”, quelle vere degli aquilani frustrati e massacrati dal terremoto e dagli scandali della ricostruzione. Monsignor D’Ercole al Fatto Quotidiano conferma l’interesse della Curia a diventare soggetto attuatore ma assicura che non c’era alcun interesse ai soldi.
Tutto questo avveniva mentre proprio la stessa Chiesa eleggeva papa Francesco che tante volte si è scagliato contro la corruzione. Resta da capire fino a che punto gli attori aquilani, i faccendieri e gli imprenditori pronti a pagare per avere appalti, siano stati legati con il potere romano, un livello superiore che permette addirittura di cambiare le norme nazionali per far «fare bingo» ad un piccolo gruppo di privilegiati.
Di «massoneria cattolica» parlano proprio gli stessi indagati nelle intercettazioni; sono loro che raccontano legami e fili che corrono dentro le istituzioni pubbliche, fili che legano interessi che dovrebbero essere slegati tra di loro e non entrarci nulla con la gestione della cosa pubblica.

ANTONELLO ANTONELLIS L’AMICO DI ENRICO LETTA
Nelle intercettazioni Alessandra Mancinelli chiama Antonello Antonellis, all’epoca sindaco di San Donato Val di Comino in provincia di Frosinone, che evidentemente i bene informati sanno essere grande amico di Enrico Letta, l’ex premier spodestato da Matteo Renzi.
Luciano Marchetti allora vice commissario ai beni culturali e Mancinelli si rivolgono proprio a lui per far in modo che il loro emendamento alla legge arrivasse proprio nelle stanze di Palazzo Chigi. L’obiettivo era far diventare la Curia soggetto attuatore (gestire gli appalti senza vincoli).
Antonellis intercettato spiega che, per agevolare l’iter, era necessario convincere il premier che la richiesta arrivava dalla Cei, l’assemblea dei vescovi.
Intanto altre lettere di sollecito e sensibilizzazione erano state spedite anche a Gianni Letta, zio di Enrico e molto vicino alla Chiesa e al Vaticano. Il pressing era ormai partito ed una serie di altri personaggi non rifiutano affatto le istanze degli arrestati, anzi se ne fanno spesso carico.
«Mercoledì alle tre vedo il premier e Ferrara (vicesegretario generale di Palazzo Chigi ndr)», dice Antonellis ascoltato dagli inquirenti, «è quello che fa la legge… lo vedo insieme ad Amedeo (Piva) … facciamo vedere che… una cosa che viene proprio dal Vaticano e che non è una questione politica. Ad Enrico gli diciamo che questa cosa è venuta direttamente dalla Cei… Se la fai uscire dalla Conferenza Episcopale… ha maggior forza! … gli facciamo avere il testo in modo tale che mercoledì, quando andiamo da… non tanto da Letta, da Ferrara che è il Vice Segretario Generale… gli dà la legge. … Amedeo (Piva, ndr) ce lo porto io…. perché … tu hai capito che è l’uomo del Vaticano Piva… È lui che presenta… come dire… quella massoneria cattolica… che comanda… anche se qualche ministro vuole fare lo stronzo, quando gli dice che viene dalla Cei… non può dire nulla! Chiaro?».
Amedeo Piva è un dirigente delle ferrovie con legami molto stretti anche con il Pd e Mancinelli sa che è l’uomo giusto.
La lettera come detto viene firmata anche da Monsignor D’ercole e i vescovi aquilani e inizia a circolare verso la fine del 2013. Sarà proprio questa lettera a far andare su tute le furie il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente.
Intanto emerge dalle carte anche un esposto anonimo di qualche anno fa scritto da un prete che aveva previsto lo scandalo degli appalti e che avvertì la procura de L’Aquila ma anche il cardinale Tarcisio Bertone.
Chissà perché proprio Bertone, oggi non più in auge dopo i provvedimenti di papa Francesco in seguito ad alcune notizie che hanno destato scalpore circa suoi interessi e averi…