OPERAZIONE BETRAYAL

Tangenti L’Aquila, a Marchetti piaceva vincere facile: autoincarichi e gare truccate

Anche Magani iscritto nel registro degli indagati

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Tangenti L’Aquila, a Marchetti piaceva vincere facile: autoincarichi e gare truccate




L’AQUILA. Quando mancavano ormai due giorni al termine del suo incarico da vice commissario per la Tutela dei Beni Ambientali (Mibac) Luciano Marchetti ha una illuminazione: si autonomina direttore della ricostruzione della chiesa delle Anime Sante.
Era il 27 marzo 2013, e Marchetti avrebbe dovuto lasciare L’Aquila il 29 ma così non fu grazie ad una serie di “magheggi” che gli hanno permesso di continuare a lucrare sulla ricostruzione commettendo una serie di reati, così sostiene la procura de L’Aquila.
Secondo quanto è emerso dalle indagini della Polizia e della Finanza la strategia era pienamente concordata con la sua informatrice in seno alla direzione regionale dei Beni culturali, la funzionaria Alessandra Mancinelli, indagata con lui anche per corruzione.
L’auto incarico non basta perché a mettersi di traverso è il direttore regionale, Fabrizio Magani, che invece impone una gara a cinque per selezionare il tecnico destinatario dell’incarico. Ma la procura scopre che anche la gara viene coordinata da una regia esterna che “spinge” Marchetti ad avere comunque l’incarico.
Secondo il gip la gara viene confezionata per lui, Marchetti, riuscendo a teleguidare un «un cartello di professionisti che potessero fargli assegnare la gara a procedura ristretta».
È solo l’ennesimo aspetto inquietante di come siano andate certe cose nella ricostruzione aquilana post sisma e scoperchiate dai pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini, che ha portato Marchetti e la Mancinelli agli arresti domiciliari e altri due indagati in carcere nell'ambito dell'operazione "Betrayal" su tangenti e appalti nella ricostruzione dei beni culturali.

IL CARTELLO PER VINCERE FACILE
Il metodo utilizzato è quello “standard” per pilotare le gare e gli appalti. Nulla di molto originale: l’obiettivo è riuscire a far invitare dall’ente appaltante o dal responsabile del procedimento tutte ditte amiche in grado da poter concordare le offerte e riuscire a decidere a priori il vincitore.
Così secondo la procura avrebbe fatto anche Marchetti che ha dovuto dedicarsi ad un superlavoro dopo che Magani aveva vanificato i suoi sforzi per autonominarsi direttore dei lavori.
L'8 luglio 2013, dopo l'apertura delle buste, per accorciare i tempi ed evitare sorprese, Marchetti inoltra «una nota indirizzata al direttore regionale Magani, per conoscenza, al responsabile unico del procedimento Giuseppe Di Girolamo, con la quale ha manifestato il proprio intendimento ad accettare l'incarico di direttore dei lavori a fronte di un corrispettivo di 39 mila euro al netto delle spese forfetizzate del 30%».
Ma l'auto incarico non arriva. Il rup spiega all'indagato che il direttore regionale «vuole rivedere in aumento le parcelle», superando la soglia, e quindi «forse andare a una gara».
Si arriva alla parte dell'inchiesta che vede indagati per concorso in turbativa d'asta lo stesso Marchetti, il rup Di Girolamo e una serie di tecnici che hanno partecipato alla gara incriminata.
Secondo il gip, Di Girolamo «ha selezionato i professionisti da invitare alla procedura negoziata per il tramite dell'architetto Carlo Lufrano, quest'ultimo professionista di riferimento sia per Di Girolamo che per i concorrenti della procedura negoziata, dando indicazioni su come partecipare».
Si tratta, in particolare, degli ingegneri Mario Proietti e Marco Calderoni, che in base alle indagini «hanno inoltrato documentazione per la partecipazione alla procedura negoziata con modalità tali da far evincere che tale presentazione sia stata confezionata dalla stessa persona».
In gara c'era, inoltre, «l'architetto Carmine Carlo Falasca, legato professionalmente all'architetto Lufrano, che ha partecipato alla procedura negoziata non producendo la documentazione attestante i necessari requisiti richiesti a pena di esclusione», ovvero una polizza assicurativa.
Ancora, «l'architetto Francesco Girasante, anch'egli legato professionalmente a Lufrano, ha partecipato alla procedura negoziata non documentando i necessari requisiti richiesti a pena di esclusione».
Insomma tutti i professionisti sono legati da doppio filo e avrebbero concordato le offerte o di… perdere.
Tutti questi quattro, peraltro, hanno proposto «un onere di ribasso inferiore a quello proposto da Marchetti», tanto che «l'unica documentazione ritenuta regolare è stata riscontrata in capo al vincitore della procedura, Luciano Marchetti».

ANCHE MAGANI INDAGATO…
La sorpresa della giornata di ieri è invece l’iscrizione nel registro degli indagati per lo stesso Magani, una specie di “salvatore” della ricostruzione invocato a gran voce dal Pd e per cui lo stesso partito si è stracciato le vesti affinchè rimanesse nel capoluogo. In totale sono tre le nuove persone indagate nell’inchiesta Betrayal che sono già state oggetto di perquisizione domiciliare.
Tra questi, appunto, Fabrizio Magani, che fino al 16 aprile scorso è stato il direttore regionale dei Beni culturali.
Un altro indagato, anch'esso oggetto di perquisizione domiciliare, è l'avvocato del foro di Bologna, Amerigo Penta, esperto di diritto amministrativo per le imprese, appalti, contenziosi e contrattualistica. Il terzo indagato è un rappresentante della impresa Italiana Costruzioni Spa del gruppo Navarra, la cui sede a Roma è stata perquisita ieri mattina. Italiana Costruzioni si è aggiudicata l'appalto pubblico per il restauro della chiesa delle Anime Sante, al centro dell'inchiesta, al termine di un lungo e sofferto iter, in associazione con la Fratelli Navarra Srl.
Fabrizio Magani, che ha ereditato la responsabilità del recupero di beni culturale ed ecclesiastici dopo la fine della gestione commissariale di Luciano Marchetti, finito ai domiciliari nella stessa inchiesta, è stato confermato in Abruzzo dal ministro competente Dario Franceschini con una dichiarazione ai giornalisti del 17 aprile scorso, ma è ancora in attesa della nomina ufficiale che dovrebbe arrivare alla fine del percorso amministrativo attivato nelle scorse settimane.
Non a caso, nei giorni passati un gruppo di imprese ha denunciato ritardi nei pagamenti da parte della direzione regionale, addebitabile al fatto che l'erogazione delle spettanze non rientra nell'ordinaria amministrazione, ma deve essere firmata dal direttore in carica.

Magani nei mesi scorsi era stato nominato dall'ex ministro Massimo Bray vice commissario del Grande progetto Pompei.
A dicembre 2013, in piena crisi amministrativa al Comune di L’Aquila, il sindaco Massimo Cialente, arrivò a scrivere persino una lettera al presidente della Repubblica adombrando imprecisi ombre lunghe, lobbies, strane forze che aleggiano sulla ricostruzione. E’ una lettera che mirava a far rimanere a L’Aquila proprio Magani.
Nella lettera Cialente scrive: «Qui a L’Aquila siamo convinti che il dottor Magani venga rimosso in quanto ostacolo ad un disegno che si è tentato di inserire come norma di Legge, che vorrebbe la Curia, la più grande immobiliarista della città, diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto».
Qualche settimana prima era entrata in atto la strategia della Curia di divenire “soggetto attuatore”, cioè l’ente che può gestire finanziamenti per la ricostruzione privata anche senza gare. Marchetti & company cercano di far recapitare la proposta di modifica legislativa anche ad Enrico Letta all’epoca presidente del consiglio.
«Abbiamo il fondato sospetto che», scriveva Cialente, «la rimozione del dottor Magani sia un tassello di un disegno, non considerato pienamente nelle conseguenze, che potrebbe comportare addirittura che i fondi per la ricostruzione privata delle case andranno a ricostruire le Chiese. Chi lo spiegherebbe all’Italia?».
«Il dottor Magani», scriveva ancora Cialente, «è in questo momento l’interlocutore. Cambiare in corso d’opera sarà un’ulteriore battuta d’arresto eguale a quella, che per cause che voglio definire fisiologiche perchè legate all’inspiegabile cambio dei vertici, stiamo drammaticamente pagando sugli appalti ed i lavori curati dal Provveditore alle Opere Pubbliche a partire dal Tribunale, i cui tempi di ricostruzione si stanno dilatando in modo inaccettabile».
Ora Magani risulta indagato e non si conoscono ancora i fatti che lo vedrebbero comunque coinvolto nell’inchiesta per tangenti. Nel frattempo rimane in attesa di risposta anche una interrogazione scaturita dalle dichiarazioni di Cialente a firma della senatrice Stefania Pezzopane.