SANITA'

Il giudice: «nemmeno per morosità si può bloccare il tesserino di esenzione»

Sulmona, il giudice impone alla Asl di curare comunque il paziente

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Il giudice: «nemmeno per morosità si può bloccare il tesserino di esenzione»



ABRUZZO. La burocrazia della Asl dell’Aquila blocca ad un paziente il tesserino di esenzione per malattia (glaucoma e diabete) e a causa di vecchie morosità gli nega le prestazioni richieste dal medico.
Ma il giudice competente del Tribunale di Sulmona boccia la Asl – condannata anche a pagare le spese - e impone lo sblocco delle prestazioni: il diritto alla salute viene prima del contenzioso amministrativo e la Asl non ha titolo per bloccare né le analisi gratuite né le altre.
 Insomma una vittoria su tutta la linea per il buonsenso, ma anche per il Tribunale del malato di Sulmona (supportato dal coordinatore regionale Edoardo Facchini) che ha sollevato il caso attraverso l’avvocato Catia Puglielli.

Ed anche un campanello di allarme per altre situazioni dello stesso tipo che sarebbero presenti nella Asl aquilana dove qualche funzionario in vena di esperimenti all’americana (se non hai i soldi non ti curi) avrebbe bloccato anche altri tesserini sanitari con il pretesto del mancato pagamento di vecchie prestazioni.
In sostanza il caso esaminato e risolto positivamente dal giudice Ciro Marsella (sezione lavoro e previdenza del Tribunale civile di Sulmona) nasceva da un contenzioso per vecchie esenzioni da reddito che forse non erano dovute e di cui il paziente aveva usufruito. Ma lo stesso paziente era ed è titolare di esenzione per patologia e quindi può ottenere gratis le prestazioni per glaucoma e diabete.
Cosa che invece la Asl dell’Aquila gli ha negato in forza di una morosità che però – ha sentenziato il giudice – non può impedire le cure né all’ospedale di Sulmona né altrove. Tra l’altro nel ricorso al Tribunale l’avvocato ha sostenuto non solo che quella esenzione da reddito era stata involontaria perché nessuno alla Asl aveva informato che per usufruirne bisognava essere disoccupati (ed il reddito del paziente è comunque di 696 euro, con due figli da mantenere), ma che lo stesso paziente aveva anche inoltrato domanda per la rateizzazione del presunto debito, ma la Asl aveva dimenticato questa istanza in qualche cassetto. Ciò nonostante gli aveva negato il diritto alle analisi prescritte, come potrebbe essere accaduto – sostiene il Tdm - per molte altre simili situazioni di contenziosi in atto.

Insomma l’ordinanza del giudice ha sancito che il blocco del tesserino vìola in modo clamoroso il diritto costituzionale alla salute, come altrettanto «incostituzionale è la prassi amministrativa di bloccare una tessera sanitaria senza aver agito giudizialmente per l’accertamento del diritto di credito vantato ovvero senza aver messo il cittadino nella possibilità di essere giudicato non dalla Asl, ma da un organo precostituito per legge».
 Inoltre «il blocco della tessera sanitaria non è una sanzione contemplata dalla norma – scrive l’avvocato - e riteniamo che rappresenti un esercizio arbitrario delle proprie ragioni non consentito soprattutto quando bisogna tutelare il diritto alla salute».

Sebastiano Calella