LE CARTE DELL'INCHIESTA

Tangenti L’Aquila. E c’è pure chi promette il trasferimento alle poste di Avezzano

Graziano Rosone ex vice presidente dell’Aquila Calcio è accusato di millantato credito

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Tangenti L’Aquila. E c’è pure chi promette il trasferimento alle poste di Avezzano




L’AQUILA. E’ incappato in una delle tante intercettazioni e per questo si è beccato l’accusa di millantato credito (perché le cose dette non corrisponderebbero a verità).
Nell’operazione 'Betrayal' che ieri ha portato all’arresto di 5 persone accusate di un giro di tangenti sulla ricostruzione delle chiese dell’Aquila (1% sugli appalti) tra gli arrestati c’è anche un altro che faceva parte del circolo dell'ex commissario per i beni culturali, Luciano Marchetti, ai domiciliari: l'imprenditore aquilano Graziano Rosone, ex vice presidente dell'Aquila calcio, anche lui ai domiciliari con l'accusa di millantato credito.
Si tratta però di un reato diverso da quelli contestati agli altri quattro raggiunti dalle misure cautelari. Secondo l'accusa Rosone, avrebbe chiesto, per appropriarsene, la somma di 12mila euro ad un abruzzese dipendente delle Poste in servizio a Fossano (Cuneo) interessato al trasferimento in un ufficio di Avezzano, spiegando al malcapitato che la somma sarebbe stata consegnata al vice presidente della Croce Rossa Italia, l'avezzanese Maria Teresa Letta, sorella dell'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni, risultata estranea ai fatti. 

Rosone aveva vantato un'amicizia con la Letta. Come si legge nell'ordinanza del Gip, Giuseppe Romano Gargarella, «si deve ritenere che Rosone abbia millantato credito al fine di farsi versare e tenere con sé la somma» che all'interessato ha spiegato invece sarebbe stata necessaria «per sistemare le cose a titolo di tangente».
Rosone, in effetti, ha interessato Maria Teresa Letta che nel suo ruolo è un pubblico ufficiale essendo la Croce Rossa un ente pubblico - sottolinea ancora il Gip. Ma l'uomo aveva comunque diritto al trasferimento per le patologie di cui soffriva. Il Gip ha emesso la misura cautelare ai domiciliari motivandolo per il pericolo di inquinamento delle prove.

UTTI GLI INDAGATI
Sono in totale 17 gli indagati nell'ambito dell'inchiesta.
In carcere sono finiti Nunzio Massimo Vinci, 52 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato a L'Aquila, e Alessandra Mancinelli, 56 anni, nata a Avezzano e qui residente. Ai domiciliari Patrizio Cricchi, 37 anni, nato a Roma e residente a Rieti, e Luciano Marchetti, 71 anni, nato a Camerino (Macerata) e residente a Roma, e Graziano Rosone, 49 anni, nato all'Aquila e qui residente. Gli altri indagati sono Carlo Cricchi, 71 anni, nato e residente a Antrodoco (Rieti); Giuseppe Di Girolamo, 60 anni, nato a Rapino (Chieti) e residente a Chieti; Antonio Ciucci, 45 anni, nato e residente a Roma; Cristiano Incontro, 35 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato all'Aquila; Vincenzo Altorio, 59 anni, nato in Canada e residente a Avezzano; Francesco Girasante, 65 anni, nato e residente a Pescara; Carmine Falasca, 67 anni, nato a Chieti e residente a Pescara; Mario Proietti, 42 anni, nato e residente a Viterbo; Carlo Lufrano, 47 anni, nato e residente a Chieti; Marco Calderoni, 40 anni, nato e residente a Roma; Fausto Anzellotti, 64 anni, nato e residente a Roma; Ilona Busova, 45 anni, nata a Uhrske Hradiste (Repubblica Ceca) e residente a Chieti.

MARCHETTI SOSPESO IMMEDIATAMENTE
Ieri per Mancinelli il Mibact ha disposto sospensione immediata e avvio di un procedimento disciplinare.
La figura di vertice individuata dagli inquirenti è quella di Marchetti che, finito il mandato pubblico, è restato all'Aquila alla ricerca di incarichi e appalti come professionista e intermediario della Direzione dei Beni culturali.
Secondo l'accusa, insieme a quella che era la sua segretaria ai tempi dell'emergenza, Alessandra Mancinelli - tornata poi a fare il funzionario della direzione regionale dei Beni culturali - prese soldi promettendo appalti in particolare a due imprenditori.

PERQUISIZIONI A TAPPETO
Nel corso dell'operazione sono state effettuate 25 perquisizioni sia a persone fisiche che giuridiche, oltre che a L'Aquila e Avezzano anche a Roma, Bologna, Pescara, Rieti e Chieti. Tra i soggetti destinatari di perquisizione architetti, ingegneri, imprenditori, faccendieri, ma anche avvocati del foro romano e bolognese. Tra le ditte perquisite uffici di aziende aquilane, avezzanesi, chietine, romane, reatine, pescaresi.
«Ascoltando gli imprenditori emerge il concetto di dover pagare per lavorare all'Aquila. Non ci sarà un sistema L'Aquila, però nelle due indagini sugli appalti emerge un quadro ben definito di soggetti tutti interessati alla ricostruzione e ad aggiudicarsi appalti attraverso tangenti», ha spiegato il capo della squadra mobile, Maurilio Grasso.