TERREMOTO DELL'INCURIA

«Il centro storico di Navelli come Pompei», ancora crolli

Cantalini: «incuria e rischi per l’incolumità»

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«Il centro storico di Navelli come Pompei», ancora crolli




NAVELLI. «Il centro storico di Navelli è agonizzante».
Lancia l’allarme il gruppo consiliare Svolta Democratica. Gaetano Cantalini segnala che all’alba di sabato un ennesimo crollo ha interessato un edificio da anni abbandonato e pericolante nella parte più degradata del borgo antico. A cinque anni dal sisma ancora tanto deve essere fatto e più passano gli anni più cresce la preoccupazione che niente torni come era prima.
«Un altro pezzo di storia che si è dissolto nel nulla per incuria e colpevole dimenticanza di chi nei decenni passati avrebbe dovuto garantire non solo la conservazione della memoria collettiva ma anche la pubblica incolumità», denuncia il consigliere. «Un altro edificio svanito per sempre mentre molti altri si incamminano sulla stessa strada, essendo avviluppati in un degrado che ha raggiunto ormai livelli elevati», protesta Cantalini che punta il dito contro «la totale indifferenza delle istituzioni verso un patrimonio di così inestimabile valore che potrebbe ancora rappresentare un vero e proprio volano di sviluppo non soltanto del paese ma dell’intero territorio circostante. E, invece, oltre le chiacchiere di politici ed amministratori, si rilevano solo incuria ed abbandono. Altro che qualifica di borgo più bello d’Italia attribuita nel 2008 al centro storico di Navelli con l’ingresso del Comune nel club de “I Borghi più Belli d’Italia” senza tuttavia possedere tutti i requisiti necessari, specialmente in termini di integrità del tessuto urbano e di servizi al cittadino. Altro che progetti di recupero e di valorizzazione del centro storico, come quello presentato alla cittadinanza in pompa magna nel 2002, quando era governatore della Regione Abruzzo l’on. Giovanni Pace, navellese d’adozione, e mai attuato. Altro che piano di ricostruzione, redatto dal Comune in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma a seguito del sisma del 2009, dove l’edificio crollato risulta classificato dai tecnici della stessa Università di categoria “E” mentre altri edifici contigui, facenti parte di un isolato da anni quasi interamente fatiscente, sono stati valutati addirittura inagibili di categoria “B”, ovvero agibili con provvedimenti di pronto intervento.
Ora il tempo, che sappiamo scorrere inesorabile, secondo dopo secondo, presenta il conto fatto, purtroppo, di crolli e tanta ma tanta amarezza».