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Comune Pescara, Di Nisio attacca il Pd: «su me ed Acerbo dette cose nauseabonde»

D’Angelo (Pd):«era una discussione politica non un giudizio sulle persone»

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Comune Pescara, Di Nisio attacca il Pd: «su me ed Acerbo dette cose nauseabonde»




PESCARA. «Si volevano dimettere per non assumersi la responsabilità politica dell’aumento delle tasse».
Così Fausto Di Nisio, consigliere comunale uscente e non rieletto (Sel) racconta su Facebook lo scontro avuto nei giorni scorsi con il consigliere comunale uscente del Pd (non ricandidato) Camillo D’Angelo.
A base del confronto le mancate dimissioni di massa a due mesi dal voto. Il sindaco Luigi Albore Mascia, infatti, rischiò di tornarsene a casa prima del tempo. I consiglieri di opposizioni andarono dal notaio, alcuni si fecero fotografare mentre apponevano la loro firma sul documento di ‘commiato’. Alla fine, però, i numeri non sono bastati. Fausto Di Nisio e Maurizio Acerbo, infatti, decisero di non far cadere la giunta .
In compenso arrivarono le dimissioni del consigliere comunale di maggioranza Carlo Masci (rieletto) che disse: «non voglio rimanere un minuto di piu' insieme ai transfughi, ai voltagabbana, agli approfittatori dell'ultima ora, che, dopo aver avuto vantaggi ed incarichi professionali di ogni tipo da una parte politica, si trasferiscono nell'altro schieramento per gli stessi identici obiettivi».
E siamo ad oggi.
«Ho incalzato Camillo (D’Angelo, ndr) per ottenere da lui conferme circa i comportamenti che il PD ha avuto nei miei riguardi», racconta Di Nisio che il 25 maggio scorso con Sinistra Ecologia e Libertà ha appoggiato il candidato Marco Alessandrini.
«Ho sentito dire cose "nauseabonde"», continua il suo sfogo, «compreso il fatto che io mi sia venduto non si sa per cosa mentre Maurizio Acerbo si sarebbe venduto all'ex sindaco Mascia in cambio della promozione (nomina a responsabile di servizio) di un suo amico e alla sistemazione dei locali dell'associazione anziani della strada parco».
«Roba da matti!», replica Acerbo. «Neanche lo sapevo. Per sillogismo quando ha fatto il dirigente al comune di Spoltore ero alleato del PD. Come tu ben sai per avermi accusato forse giustamente di eccesso di moralismo queste logiche per me sono repellenti. Persino quando stravincono rimangono meschini».

L’AUMENTO DELLE TASSE
Ma se Di Nisio preferisce sorvolare sulle accuse in merito alle sua prebende («forse un giorno dirò qualcosa») chiarisce la parte più importante: «gli ho tirato fuori (sempre a Camillo D’Angelo, ndr) la conferma del vero motivo per cui si dovevano rassegnare le dimissioni a 20 giorni dalla scadenza del mandato: "non avere la responsabilità politica dell'aumento delle tasse"!!!!! Strategia politica, quindi, nulla di più. Non ho mai avuto dubbi che la politica é fatta anche di strategia ma mai mi sarei aspettato che la si facesse sulle spalle dei cittadini. Adesso questi strateghi della politica pescarese dovranno spiegare ai cittadini perché aumenterà il prelievo fiscale».
«Scusa Fausto, ma mi pare che hai appoggiato in queste elezioni proprio questo PD . Non ti pare di esagerare ora nella tua incoerenza?» gli chiede Lorendana Di Paola, candidata sindaco di “L’altra città” (non eletta).
Il caso però sta montando in queste ore se non altro per le ipotetiche accuse fatte.

D’ANGELO: «DISCUSSIONE PURAMENTE POLITICA»
In realtà Camillo D’Angelo racconta una storia molto diversa e smorza i toni: «si trattava di una discussione puramente politica i miei giudizi non erano affatto sulla persona ma sulla politica di quella persona», spiega.
«Ci siamo incontrati dal giornalaio», spiega, «ci siamo salutati cordialmente sia all’inizio che alla fine (badi bene), abbiamo parlato di quella firma che lui ha messo per evitare la caduta di Mascia. La mia posizione è nota e pure quella di Di Nisio. Non la condivido ma è legittima e non credo abbia fatto bene. Gli ho detto che proprio perché è commercialista conosceva bene i conti del Comune che io gli avevo fatto vedere e per questo non avrebbe dovuto mettere la firma».
Sullo sfondo anche tutta una serie di cose accadute sul tramonto della Giunta Mascia che –dice il Pd- non sarebbero state possibili se Mascia fosse caduto. Tra queste anche il contestatissimo progetto della Duna sulla riviera che con tanta ostinazione l’allora esecutivo ha voluto portare avanti.
«Guardi», ha detto D’Angelo, «quello sarà uno degli atti che siamo pronti a rivedere perché non va proprio bene».
La volontà ci sta tutta ed è probabile che sarà pagata a caro prezzo perché ad ora è legittimo l’affidamento alla ditta Primavera che dovrà (o avrebbe dovuto) eseguire i lavori. Sui rapporti e gli accordi politici tra Di Nisio e Acerbo e le successive rotture politiche i diretti interessati sanno tutto, così come pure conoscono le ragioni delle successive scelte politiche ed elettorali fatte.
Secondo il Pd ci sarebbe stato quanto meno un «opportunismo» seppure legittimo. Per quanto riguarda eventuali incarichi ad un esponente di Rifondazione, come riportato d Di Nisio, D’Angelo chiarisce: «è un caposervizio da quattro anni non da ieri».