L'INTERVISTA

Guido Dezio: «sì ho lavorato nella ricostruzione de L’Aquila e nessuno mi ha aiutato»

Tra il 2011 ed il 2012 è stato dirigente nel Consorzio stabile 99 dove c’era anche De Cesaris

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Dezio e D'Alfonso

Guido Dezio



PESCARA. Oggi l’ufficio con due tavoli, tre sedie ed un mobile per archiviare qualche carta sono il rifugio di Guido Dezio. In un ala quasi deserta del Comune di Pescara e alla fine di un piccolo corridoio c’è l’ufficio del dirigente Settore Servizi Demografici Statistica che è stato al centro dell’attenzione per essere stato da sempre il braccio destro di Luciano D’Alfonso.
Dal 1° gennaio 2013, dopo una sospensione «illegittima» che la precedente amministrazione gli ha comminato, è ritornato di ruolo. La sua storia da dirigente era cominciata tra le polemiche, quando vinse un concorso nel 2006 subito al centro di mille illazioni e poi sfociato in esposti ed una inchiesta penale. Il processo ha visto una prima condanna e poi una assoluzione ormai passata in giudicato perché la procura non ha ritenuto di fare appello.
Quando busso alla porta dall’altra parte della scrivania c’è una persona e Dezio mi invita ad attendere. Pochi minuti e si libera facendo notare che i pochi mobili sono tutti di stile diverso perchè raccattati qua e là in Comune per potergli offrire una sede di lavoro al su rientro.
Non si aspetta la visita, i giornalisti non passano da quelle parti, pare, e mette subito le mani avanti: «ho poco tempo tra 10 minuti vado via, per oggi ho finito… e poi non parlo con i giornalisti, è una mia scelta perché credo di non essere io il protagonista…»
Dieci minuti sono sufficienti e alla fine le domande saranno poche più di un paio; le risposte, invece, saranno un fiume in piena perché Dezio ha voglia di dire, far sapere, convincere e raccontare la sua storia fatta di scossoni e dolore.
L’intervista, non concordata preventivamente, è andata avanti per ore inframmezzata da racconti che sono usciti non senza fatica: «non parlo ma se decido di farlo dico la verità e parlo di fatti riscontrabili».

LE VICENDE GIUDIZIARIE
Dezio parla della famiglia, della sua vita oggi, delle sue difficoltà, delle ferite ancora fresche nonostante il primo grado del processo Housework si sia concluso per lui con un risultato molto positivo. Parla delle tre perquisizioni subite, dei due arresti, delle intercettazioni, della fatica del processo dei suoi avvocati e dell’immenso sforzo andato avanti per anni per reperire prove che smontassero le ipotesi della procura di Pescara incarnata nel pm Gennaro Varone.
Sprazzi di vita che partono dalle origini umili, dalla passione per la politica, dal primo “scontro” con la polizia quando appena ventenne occupò la sede della Dc di Pescara agitando uno striscione con su scritto: «fuori i corrotti dalla Dc».
Racconta della scelta dolorosa di abbandonare la politica a 23 anni per andare a lavorare per sostenere la sua famiglia e aiutare i genitori. Racconta anche dell’amicizia con D’Alfonso e delle speranze di quei due giovani, di cui uno ha calamitato su di sé attenzioni, consensi, potere, attirandosi anche antipatie, e, l’altro, invece, è rimasto nell’ombra, in seconda fila, sempre un passo indietro ma che si è dato da fare per poter agevolare il lavoro di quello che oggi è diventato il nuovo governatore.

LA RICOSTRUZIONE AQUILANA E IL CONSORZIO 99: «HO FATTO TUTTO DA SOLO»
«Ora però vorrei che mi parlasse del suo ruolo all’interno del Consorzio Stabile 99 de L’Aquila», gli dico.
Un paio di giorni fa il sito aquilano News-Town avevano pubblicato un articolo nel quale si dava conto di un ruolo di Dezio all’interno di un Consorzio che ha lavorato nella ricostruzione, una notizia che circolava da anni ma che non ha mai avuto riscontri.
Dezio racconta che sua moglie è aquilana, così come i suoceri che hanno ricevuto danni dal terremoto del 2009. Nell’anno successivo Dezio racconta di essersi recato molto spesso a L’Aquila per cercare di dare una mano al suocero e capire come fare per riparare i danni subiti alla proprietà del familiare.
Gli anni sono quelli bui: il secondo arresto è sopraggiunto il 15 dicembre 2008 e nel 2009 è iniziato il processo andato avanti fino al 2013. Nel frattempo il Comune (giunta Mascia) lo ha sospeso dall’incarico per alcuni mesi. Nel 2011 dopo una frequentazione assidua nel capoluogo per i problemi familiari, Dezio racconta di aver conosciuto «alcuni responsabili di ditte che volevano lavorare a L’Aquila nella ricostruzione». Tra questi ricorda prima Gizzi e poi Nurzia e a loro chiede di poter esser utile fornendo un «importante supporto tecnico per la formazione del costituendo consorzio».
Secondo il racconto, Dezio sfruttando una legge che prevede che i dirigenti pubblici per formazione possano svolgere incarichi presso privati sospendendo il rapporto pubblico, riesce ad essere assunto per 18 mesi nel Consorzio Stabile 99. «Il Comune è stato ben lieto di concedermi questa possibilità perché così non ha dovuto pagarmi nulla, io avevo bisogno di lavorare e per legge sono stato inquadrato come dirigente amministrativo e mi sono occupato di molte cose».
Dezio parla dello Statuto e della ossatura legale e giuridica del consorzio ma anche dei faticosi rapporti che intercorrevano tra i soci dove ci sono «tante teste che devono andare d’accordo».
Il consorzio inizialmente era costituito da ditte grandi, veri colossi, e da piccole realtà locali.
In una prima formazione ne facevano parte: Ormas srl, Domus dei F.lli Gizzi srl e Robolis srl, Cmsa Società Cooperativa, Piacenti spa, Acmar scpa, Gerso srl.
«L’idea era quella di creare una sinergia che evitasse che il grande venisse a L’Aquila a spremere i piccoli e che insieme si potesse lavorare alla ricostruzione».
Insomma, da cosa nasce cosa e Dezio riesce a farsi apprezzare nonostante «non sia affatto semplice farsi assumere se hai guai giudiziari, ma ho lavorato sodo, mi hanno testato, mi hanno provato e hanno visto che ero capace».

«LUCIANO ERA SOTTO UN TRENO COME ME»
«Nessuno mette in dubbio le sue capacità ma capisce che è davvero difficile credere che la politica, che fa talvolta cose immonde e riesce a sistemare persone di gran lunga meno preparate di lei, non si sia mossa per aiutarla…»
«Non ho chiesto nulla alla politica, perché avrebbe dovuto aiutarmi?»
«Avrà qualche amico fuori e dentro il Pd… possibile che nessuno l’abbia aiutata?»
«Io non ho chiesto nulla, io non chiedo e nessuno si è offerto anche perché allora ero più un impiccio che altro… tragga lei le conseguenze….»
«Mi sembra difficile credere che anche D’Alfonso non le abbia offerto un aiuto…»
«Dimentica che anche Luciano in quegli anni era sotto un treno come me…»
«E a L’Aquila possibile che non sia mai andato in Comune a parlare con Cialente…?»
«Cialente l’ho conosciuto anni dopo ma ai tempi del Consorzio non l’ho mai visto. Non ho avuto alcun tipo di rapporti con il Comune de L’Aquila, anzi le dico di più: non abbiamo avuto nessun affidamento diretto eppure ne avremmo avuto diritto, non abbiamo avuto nessuna commessa pubblica. Abbiamo partecipato alle gare ma non le abbiamo vinte».
Poi Dezio spiega che in realtà la Acmar, una delle ditte del Consorzio, ha vinto una gara per i sottoservizi (non ricorda di più) ma in qualità di ditta singola e non come membro del consorzio perché c’era anche questa possibilità.
In realtà il Consorzio Stabile 99 ha avuto molte commesse dai privati per la ristrutturazione privata dove è ancora impegnata.
Nonostante la bravura nel reperire le commesse il Consorzio non ha mai ritenuto di dover fare opera di trasparenza e sul sito malandato e vecchio campeggia una sola pagina ed un depliant commissionato alla Mirus «notoriamente di parte politica avversa: eppure abbiamo chiesto preventivi e io stesso ho scelto quella ditta», spiega Dezio.
Nel sito non compare neppure la ditta di Massimo De Cesaris che a Pescara ha realizzato tra le altre cose il Ponte del Mare ed è stato compagno di sventure di Dezio e D’Alfonso nel processo Housework…
«De Cesaris è arrivata dopo e non è stato uno dei soci fondatori…»
Il Consorzio ha subito diverse variazioni e alcuni soci sono usciti e altri entrati e al momento in cui ha lavorato Dezio tra la metà del 2011 e dicembre 2012 ad affiancarlo c’erano altre tre persone assunte dal Consorzio stesso mentre il resto del lavoro veniva effettuato dai dipendenti distaccati dalle altre ditte partecipanti.
«Non credo ci siano ombre di nessun genere», dice ancora, «ho lavorato anche 18 ore, ho sofferto moltissimo in quel periodo e stare lontano da Pescara mi ha aiutato anche perchè mi sono fatto apprezzare da chi non mi conosceva. Concluso il contratto di collaborazione temporanea di 18 mesi sono ritornato a lavorare in Comune il 1 gennaio 2013».
Da allora è dirigente del servizio elettorale in attesa di una nuova e più impegnativa mansione qualora il nuovo sindaco Marco Alessandrini lo vorrà.

Alessandro Biancardi

*** Guido Dezio, la politica , D’Alfonso, la Regione ed il futuro…. Domani su PrimaDaNoi.it la seconda parte

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