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Sevel, Fiom annuncia sciopero: «sabato turno di produzione senza straordinario»

L’azienda deve recuperare lo stop delle elezioni

Redazione Pdn

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Sevel, Fiom annuncia sciopero: «sabato turno di produzione senza straordinario»





ATESSA. Nei prossimi giorni alla Sevel ci sarà un recupero di produzione al sabato a regime ordinario, senza il pagamento dello straordinario.
Protesta la Fiom che proprio per la giornata di sabato (8 ore) ma anche sabato 14 e domenica 22 giugno 2014. «Bisognerà recuperare», spiega il segretario generale della Fiom Chieti, Davide Labbrozzi, «una fermata collettiva, decisa e praticata in modo unilaterale dall’azienda». Si tratta della fermata che in occasione delle elezioni europee ed amministrative la Sevel ha deciso di effettuare.
«Consideriamo scorretto e sbagliato questo stop della produzione», spiega Labbrozzi, «in quanto, il fine di non subire assenze derivanti da impegni nei seggi elettorali, comunque non preventivabile in largo anticipo, non poteva e non può determinare una fermata collettiva, tra l’altro, imposta e governata con il riposo compensativo».
Dunque la Fiom batte i pugni ma soprattutto se la prende con i «firmatutto», ovvero le altre sigle sindacali: «nell’accettare il contratto collettivo specifico di lavoro ed il collegato Addendum, hanno cancellato la contrattazione e dato la possibilità all’Azienda di poter gestire gli orari di lavoro con la sola incombenza, per l’impresa, di “comunicare” le proprie scelte».
La Fiom Cgil aveva previsto già dal 2010, cosa sarebbe potuto accadere con i nuovi accordi e cioè, il diritto dell’Azienda di risolvere i suoi problemi passando semplicemente per la pratica dell’esame congiunto.
«Non possiamo lasciare che le lavoratrici ed i lavoratori vengano divorati dagli “accordicchi” che le altre Organizzazioni (Fim, Uilm, Fismic ed Ugl) hanno sottoscritto come non è possibile generare il precedente dei precedenti».
Per il sindacato, dunque, «bisogna scioperare per dire no alle soluzioni fai da te, bisogna scioperare per dire no all’applicazione di “accordicchi” che non tutti hanno sottoscritto, bisogna scioperare per contrastare questa idea di gestione degli eventi che, a questo punto, solo le lavoratrici ed i lavoratori dovrebbero pagare».