MEDICINA E SALUTE

A L’Aquila la sperimentazione che cerca nuovi orizzonti per cure di malattie oftalmologiche

Se ne è parlato in una tavola rotonda che ha fatto il punto

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A L’Aquila la sperimentazione che cerca nuovi orizzonti per cure di malattie oftalmologiche




L'AQUILA. Un filo conduttore unisce la scoperta del Nerve Growth Factor (NGF) da parte di Rita Levi Montalcini alle prospettive di trattamento di patologie rare dell'occhio, tuttora orfane di cura, in particolare con la ricerca made in Italy portata avanti in Italia nello Polo R&D Dompé dell'Aquila.
Nello stabilimento del capoluogo di regione è stata messa a punto la prima variante ricombinante umana per uso clinico di NGF in oftalmologia con l'obiettivo di individuare un possibile trattamento per la cura di patologie come la cheratite neurotrofica, grave malattia della cornea che colpisce meno di una persona su 5.000 nel mondo.
Si tratta di temi oggetto della tavola rotonda internazionale "Nuovi orizzonti terapeutici in Oftalmologia: ricerca e innovazione per le patologie rare dell'occhio. Il caso rhNGF", che ha raccolto all'Aquila esponenti di rilievo internazionale per un confronto sul presente, e soprattutto, sul futuro della ricerca oftalmologica correlata a rhNGF.
Nel percorso di sviluppo della molecola lo Studio REPARO si propone di comprenderne efficacia e sicurezza, grazie al contributo di 39 centri d'eccellenza in 9 Paesi europei.
«Ho seguito lo sviluppo di questo potenziale trattamento per le malattie corneali fin dal 1998, quando sono apparsi i primi risultati sperimentali relativi all'impiego della forma murina di NGF, impiegando questa soluzione per un caso compassionevole alla fine degli anni '90» afferma John Dart, Consultant Ophthalmologist Moorfields Eye Hospital e Hon. Professor, University College London.
«Ad oggi ho avuto l'opportunità di trattare cinque casi con rhNGF: quattro nell'ambito dello Studio Reparo e un caso con 20 g di rhNGF, fornito da Dompé per uso compassionevole. Abbiamo riscontrato una rapida guarigione delle ulcere corneali in tre dei pazienti coinvolti nello studio, con un miglioramento sostanziale delle capacità visive. In un caso non sono stati rilevati risultati validi. Nell'unico caso di trattamento compassionevole, la paziente era già stata sottoposta a quattro mesi di trattamento successivi a trapianto di cornea per una ulcerazione persistente complicata da infezioni. Essendo falliti tutti i trattamenti convenzionali, incluso un nuovo trapianto, era ad alto rischio di perforazione corneale, circostanza che l'avrebbe condotta alla perdita della vista. Grazie al trattamento con rhNGF abbiamo ottenuto, a tre mesi dalla sospensione di ogni trattamento, una rapida stabilizzazione della superficie corneale: la vista della paziente è migliorata consentendole di tornare a una vita normale».
 Il Fattore di Crescita Nervoso, individuato da Rita Levi Montalcini - che per questa scoperta è stata insignita del Premio Nobel nel 1986 - è una proteina che stimola la crescita, il mantenimento e la sopravvivenza dei neuroni. Un gruppo di allievi della stessa scienziata, guidati dal Prof. Stefano Bonini, Direttore del Dipartimento di Oftalmologia del Campus Bio-Medico di Roma - fra i primi ricercatori al mondo ad aver condotto studi sull'impiego di NGF in area oftalmica - ne ha intuito il possibile impiego nel trattamento delle patologie della cornea, l'organo in assoluto più innervato del corpo umano, e in particolare della cheratite neurotrofica.
«La cheratite neurotrofica è una grave patologia oculare degenerativa causata da ridotta innervazione della cornea, che può condurre a ulcerazione e perforazione di questa membrana con conseguente perdita della capacità visiva di chi ne soffre - commenta il Prof. Bonini. Può far seguito a diverse condizioni cliniche, come diabete o lesioni erpetiche, o rappresentare la conseguenza di interventi neurochirurgici. Abbiamo condotto una serie di osservazioni sperimentali e cliniche sull'impiego di NGF nella cheratite neurotrofica giungendo a trattare oltre 100 pazienti con la proteina di origine murina. I risultati sono stati incoraggianti, tanto che Dompé ha raccolto la sfida mettendo a punto la molecola per uso clinico. Oggi, dopo anni di studio, accogliamo con soddisfazione la concretezza delle intuizioni della nostra ricerca, confermate anche dai promettenti risultati dello studio REPARO. Un risultato che ha consentito di portare in tempi così rapidi un farmaco in valutazione clinica».
 Lo sviluppo della forma ricombinante umana di NGF ad uso oftalmico è frutto di un binomio virtuoso tra ricerca sperimentale e innovazione industriale del settore biotech.
«È con particolare piacere che ospitiamo questa tavola rotonda internazionale i cui temi centrali, quali il valore della Ricerca made in Italy e le prospettive terapeutiche in oftalmologia, rappresentano un cardine della mission e della strategia del Gruppo - spiega Eugenio Aringhieri, Amministratore Delegato del Gruppo Dompé. Grazie alla capacità del nostro Polo aquilano di generare innovazione, siamo giunti alla definizione dell'unica variante umana di NGF utilizzata per uso clinico. Motivo di orgoglio che ci incentiva a proseguire nell'individuazione e nello sviluppo di nuove terapie a tutela dei bisogni dei Pazienti nel mondo. Stiamo infatti lavorando affinché, nel prossimo futuro, possano essere resi disponibili i primi farmaci per quest'area terapeutica, grazie anche al fondamentale contributo di un network di eccellenza che comprende centri all'avanguardia a livello internazionale».