LA SENTENZA

Piani di ricostruzione, il Tar: «illegittimi gli affidamenti diretti alle Università»

Gioiscono gli ingegneri che da 4 anni portano avanti la battaglia

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Piani di ricostruzione, il Tar: «illegittimi gli affidamenti diretti alle Università»




ABRUZZO. Il Tar Abruzzo ha annulla tutte le convenzioni tra università di Pescara e Camerino e i Comuni di Castelvecchio Subequo e Barisciano per l’affidamento dei piani di ricostruzione.
Dopo 4 anni di denunce e ricorsi firmati dall’ordine degli ingegneri di Teramo il tribunale amministrativo d’Abruzzo, sezione prima, si è pronunciato con un colpo di spugna su tutti gli atti firmati. Per gli ingegneri, che oggi incassano la vittoria, gli affidamenti diretti avevano violato dei principi di trasparenza concorrenza parità di trattamento e pubblicità, del codice dei contratti, provocando inefficacia del contratto sulla base del presupposto della necessarietà della gara pubblica.

IL GIUDIZIO DELLA CORTE EUROPEA
I giudici del Tar avevano rimandato la questione alla Corte europea che nell’estate del 2012 ha ribadito che le convenzioni, come quelle sottoscritte tra Comuni ed Università per le attività di supporto alla formazione dei piani di ricostruzione, «vanno necessariamente assoggettati a procedure di aggiudicazione di appalto». In caso contrario «sussiste una violazione della direttiva ed anche la normativa nazionale, che ammette le convenzioni, è a sua volta contraria alla direttiva».
Dunque gli incarichi vennero ritenuti illegittimi.

LA SENTENZA DI OGGI
Adesso il Tar in pratica si allinea a questa posizione e il collegio giudicante ritiene che le attività di “supporto” tecnico, come quelle oggetto di accordo, «siano senz’altro oggettivamente riconducibili ai servizi di natura tecnica per i quali il Codice dei contratti e la normativa comunitaria in materia impongono l’affidamento mediante procedure di evidenza pubblica».
A questo punti i giudici si sono posti il problema se però un accordo senza gara fosse possibile tra amministrazioni pubbliche, come appunto Comuni e Università. La risposta è stata netta: «parte delle attività commesse in contratto sembrerebbero presentare insieme di aspetti materiali corrispondenti in misura estesa, se non preponderante, ad attività che vengono generalmente svolte da ingegneri o architetti e che, se pur basate su un fondamento scientifico, non sarebbero però qualificabili come attività di ricerca scientifica, sicché la funzione di servizio pubblico oggetto della cooperazione fra enti pubblici instaurata per mezzo dei contratti in parola non sembrerebbe garantire l’adempimento di una funzione di servizio pubblico “comune” alle Università e ai Comuni di cui alla controversia principale».

L’ORDINE SODDISFATTO: «CHIEDEREMO I DANNI»
L’ordine degli ingegneri soddisfatto per la vittoria ringrazia quei comuni (Montorio, Pietracamela, Tossicia, Fano Adriano, Colledara) che hanno seguito le giuste procedure e ha annunciato anche una richiesta danni a quelli (Castelli, Penna S. Andrea, Arsita) che «ci hanno tolto opportunità di lavoro. L’equo ristoro verrà dato in beneficienza», annuncia il presidente Alfonso Marcozzi.
«Tutta la storiaccia», spiega il presidente dell’ordine, «è partita su indicazione di un importante dirigente del commissariato per la ricostruzione della Regione Abruzzo il quale decise che i piani dovevano essere affidati alle università senza procedura di gara. Oggi questo soggetto non è piu’ presente in Regione ma sicuramente ben pagato con qualche altro incarico in qualche ministero. Un grazie al Prefetto di Teramo che aveva sollecitato i comuni a riflettere sulla procedura».
Sul caso a febbraio 2011 sono stati presentati anche altri due ricorsi: uno alla Corte dei Conti ed uno alla procura della Repubblica.
I magistrati aquilani stanno indagando da tempo 

Alessandra Lotti

L'AQUILA TERREMOTO. PIANI DI RICOSTRIZIONE Sentenza TAR