LA DENUNCIA

Fibra ottica, il maxi progetto abruzzese con 100 posti di lavoro: la Regione lo scarta

La società: «la giunta lo ha ripresentato come suo»

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Fibra ottica, il maxi progetto abruzzese con 100 posti di lavoro: la Regione lo scarta

L'assessore Alfredo Castiglione




CASOLI. Un mega progetto per la prima infrastruttura a fibre ottiche ultra moderna d’Italia da 10 gigabit al secondo, un bando da 18 milioni, 100 nuovi posti di lavori svaniti e un ricorso al Tar.
Va avanti da 14 mesi l’odissea della società Link di Casoli, la piccola «Telecom d’Abruzzo», 10 giovani ingegneri che hanno deciso di investire nella loro regione e che da anni portano la banda larga dove non c'era.
A marzo del 2013 la società, guidata dal giovane Alberto Serraiocco (25 anni), ha partecipato ad un bando della Regione presentando un progetto da 7 milioni di euro. La tanto attesa fine della procedura burocratica, però, non ha portato all’avvio dei lavori per dotare il territorio abruzzese della più potente rete a fibre ottiche di sempre, ma al Tribunale Amministrativo Regionale.
«Realizzare questa struttura telematica», spiega Serraiocco, «avrebbe consentito al territorio regionale di avere accesso ad Internet con una velocità cinquemila volte più veloce della Adsl e della fibra attuale. Oltre a colmare il “gap” tecnologico che affligge l’Abruzzo, avrebbe ridotto oltre il 50% dei costi di ogni singola impresa, grazie anche al Cloud Computing, che permette all’impresa cliente di non dover acquistare le costose licenze per i software ma di collegarsi ai Datacenter e pagare “a consumo”».
Il progetto, secondo i promotori, sarebbe stato in grado di generare oltre 100 nuovi posti di lavoro, «tutti in Abruzzo, per giovani Ingegneri e Programmatori Informatici».

10 MESI D’ATTESA
Gli ultimi 14 mesi sono stati particolarmente difficili per l’azienda che per lungo tempo ha aspettato una risposta. «Non ne abbiamo più saputo nulla per molto tempo», racconta Serraiocco, «nonostante pressanti richieste». Tutto sembra sbloccarsi nell’ottobre 2013, dopo ben sette mesi, quando la Regione richiede delle integrazioni documentali da inviare «entro 10 giorni». La Link srl fa questo ulteriore passo. A gennaio 2014, però, la società riceve una raccomandata con il responso. Il progetto «non può essere ammesso» perché «la documentazione integrativa richiesta è stata trasmessa oltre il termine consentito di 10 giorni».
Ma Serraiocco impugna la decisione e va al Tar: «avevamo trasmesso i documenti al nono giorno lavorativo». Contemporaneamente è stato assegnato un punteggio positivo al progetto della Links Srl ed è stato assegnato un budget economico superiore ai 2.4 milioni di Euro. Dunque progetto ritenuto buono ma scartato per cavilli burocratici, tra l’altro infondati, sostiene la società.

IL PROGETTO SIMILE
Come se non bastasse qualche mese fa gli ingegneri di Casoli hanno sgranato gli occhi quando la giunta regionale ha presentato il progetto ‘Autostrade Digitali Abruzzesi e le Smart WiFi 305’ che secondo la Link sarebbe del tutto simile al loro progetto. «Il nostro lavoro», dice Serraiocco, «prima scartato con motivi totalmente illegittimi, viene ora presentato come una straordinaria idea della Regione Abruzzo e delle società “parassite” che ne risiedono all’interno. Il progetto della LINK Srl che sia piaciuto, l’hanno testimoniato i numeri e la Giunta, addirittura facendolo proprio. Probabilmente il vero motivo è che noi lo avremmo realizzato sul serio, senza spendere il 90% in consulenze presso gli studi professionali di amici compiacenti, e magari ad operatori di telecomunicazioni che faranno solo “volare” in Svizzera i soldi degli Abruzzesi».
La società aspetta adesso la sentenza del Tar per vedersi risarcire almeno i danni generati e le spese sostenute: «il nostro progetto ormai non è più realizzabile con i tempi del Bando e dallo spregiudicato modo di agire della Regione. Ancora una volta gli Abruzzesi pagheranno i danni della cattiva politica.
Probabilmente l’innovazione, quella vera, fa male all’industria del consenso».

LA REGIONE SMENTISCE LINK: «NESSUNA COPIA»
«Il progetto indicato come ‘Autostrade Digitali Abruzzesi e le Smart WiFi 305’  in realtà sono due interventi distinti che non sono in alcun modo collegati tra loro e che nulla hanno a che vedere con quanto denunciato dalla società Link», replica la segreteria del vice presidente della Giunta Regionale. «Il progetto Autostrade digitali prevede l’adeguamento tecnologico e la messa in manutenzione, con una cifra esigua ed in convenzione CONSIP, di una infrastruttura già esistente la cui realizzazione è stata programmata nel 2007 ed è stata collaudata nel 2009 e pertanto non può esserci nessuna forma di plagio da parte della Regione atteso che il progetto realizzato nel 2009 era già stato abbondantemente collaudato. Inoltre l’intervento regionale riguarda un’infrastruttura di backbone abilitante per i centri  tecnici della PA e non è quindi rivolto ai privati. Pertanto, anche in questo caso non può trattarsi di plagio nei confronti del progetto della società LINK, in quanto il progetto era sconosciuto al servizio informatica della Regione Abruzzo poiché candidato a valere su di un bando emanato dalla Direzione Sviluppo Economico che a sua volta non avrebbe mai diffuso i contenuti dello stesso».
Sempre dalla segreteria regionale ribadisce che la società Link era stata esclusa perché la documentazione era carente e anche l’integrazione non era completa («priva di allegati»).
«Per quanto attiene poi al progetto 305 WiFi», continua la nota, «esso, sempre realizzato attraverso il ricorso alla Convenzione CONSIP, rappresenta una evoluzione del progetto “WiFi sulla costa” con l’obiettivo di estendere il servizio di connettività gratuito per i cittadini sulle piazze di tutti i Comuni della Regione con un accesso ad internet limitato non certo paragonabile al progetto che la società Link, come descritto nell'articolo, aveva intenzione di realizzare».