LA DENUNCIA

Alanno, impianto rifiuti da 2mln bloccato da tre anni. Di Persio: «nessuno si muove»

Fondi europei per pochi mesi di attività

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Alanno, impianto rifiuti da 2mln bloccato da tre anni. Di Persio: «nessuno si muove»

L'impianto di Alanno




ALANNO. Un impianto per il trattamento dei rifiuti costato 2 milioni di euro e chiuso poco più di un anno dopo dalla sua inaugurazione. Ad oggi è ancora tutto fermo.
«Se gli enti locali e il Comune di Pescara avessero dato il loro fattivo contribuito per sollecitare e mettere a norma l’impianto pubblico di Alanno, oggi il territorio sia comunale che provinciale potrebbero contare su numerosi posti di lavoro in più», denuncia Gianpaolo Di Persio, candidato consigliere ‘Abruzzo Civico - Pescara a colori’.
E oltre ai costi per la gestione dei rifiuti da dover tener sotto controllo, c’è il dramma di circa 60 lavoratori della società partecipata Attiva Spa, che lavorano dal 2008 con contratti a termine, della durata di pochi mesi, a volte di appena un mese.
«Solo pochi giorni fa», protesta ancora Di Persio, «l’ennesima beffa con il Comune che annuncia che, nei prossimi tre anni Attiva assumerà tramite concorso 73 persone, 25 entro la fine del 2014. Ma nessun accenno a quei 60 che, da ormai 6 anni, vedono il loro posto di lavoro appeso a un filo ogni 30 giorni».
Sullo sfondo resta l’impianto di Alanno, abbandonato fra immondizia e manutenzione inesistente, «mentre sulle tasche dei cittadini di Pescara», fa notare Di Persio, «pende l’ennesimo rincaro sulla nuova tassa dei rifiuti, per coprire integralmente anche i costi di conferimento e recupero , che ora avviene fuori provincia». Uno sperpero doppio per i contribuenti.
L’impianto pubblico di Alanno, entrato in funzione nel 2009, avrebbe dovuto trattare tutti i rifiuti differenziati del Comune di Pescara e di tutti gli altri comuni della provincia. Ma, dopo pochi mesi dall’inaugurazione, si sono presentati problemi strutturali, certificati qualche periodo dopo l’apertura, da un verbale redatto da Giovanni Damiani, dirigente dell’Arta Abruzzo, il 7 ottobre 2010.

IL VERBALE
Il documento mette in evidenza «problemi strutturali», «disconnessioni sul tetto dell’impianto che provocano venute di acqua piovana in maniera diffusa all’interno del complesso, in particolare in corrispondenza di dispositivi elettrici e di un quadro elettrico con pulsantiera di comando». Al pericolo immediato per i lavoratori, si aggiunge il fatto – sempre certificato dallo stesso verbale firmato da Damiani – che la proprietà non aveva mai fornito il certificato di prevenzione incendi, obbligatorio per legge, nonostante le sollecitazioni del gestore.
A queste carenze, però, non si è mai rimediato. «Da anni l’impianto è completamente abbandonato e il Comune di Pescara», conferma Di Persio, «è costretto a portare i suoi rifiuti differenziati fino a Ortona, con una spesa ben più sostanziosa di quella che avrebbe sostenuto con un impianto pubblico nella stessa provincia».
«E il danno più grave, ad oggi», sottolinea Di Persio, «non è tanto, ovvero non solo, lo sperpero di denaro pubblico per costruire una struttura inutilizzabile, quanto il fatto che tocca sempre ai cittadini sanare questa carenza. Perché, stando al regolamento contabile dei Comuni, i costi del servizio di igiene urbana vanno coperti al 100 per cento con le tasse versate dai contribuenti. Il che comporta un rincaro obbligatorio, anche per poter coprire i costi di trasporto fino a Ortona».