IL FATTO

Abruzzo. La febbre della politica contagia i "secondini" con le ferie pagate

Piccolo esercito di candidati in Abruzzo di agenti della polizia penitenziaria

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Abruzzo. La febbre della politica contagia i "secondini" con le ferie pagate




ABRUZZO. 121 candidati alle prossime elezioni amministrative sono agenti di polizia penitenziaria.
Dall’Aquilano al Pescarese la febbre della politica ha contagiato i ‘secondini’ che quotidianamente lottano per le loro condizioni lavorative estreme.
Ma quella della candidatura di massa è un virus che si ripete, sempre identico a se stesso, ormai ad ogni tornata elettorale (in tutta Italia) tanto che gli stessi sindacati di polizia, anche negli anni scorsi, avevano denunciato l’anomalia che nasconde in realtà un aspetto forse da pochi conosciuto.
La possibilità per l’agente-candidato di usufruire di 30 giorni di ferie pagate ovvero dal giorno dell’annuncio della candidatura a quella dell’ (eventuale) elezione.
Lo dice la legge: gli agenti «sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento della accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell'ambito dei rispettivi uffici e in abito civile».
Vera passione politica e smania di lavorare nell'interesse di tutti o solo un escamotage per farsi delle ferie retribuite?
Un modo per prendere aria da un ambiente di lavoro difficile che si scontra ogni giorno con organici ridotti all’osso e arretrati da percepire dopo estenuanti tira e molla. Ma è una specie di cane che si morde la coda perché proprio a causa di queste aspettative speciali in vista del voto le carceri si trovano a dover fronteggiare un’emergenza nell’emergenza.
Perché il vero problema è questo: penitenziari che scoppiano per il numero troppo elevato di detenuti a fronte di organici risicati (anche in condizioni normali) ed agenti costretti ad un ulteriore sforzo per sostituire quelli che hanno riscoperto l’amore per la politica.
Ne sanno qualcosa a Sulmona dove per le elezioni di domenica prossima si sono candidati in 42 su 246 agenti assunti (il 17%) ma in proporzione nel carcere aquilano si riesce a fare addirittura di più con 27 candidati su 140 (il 19%). A seguire c’è il carcere di Chieti con 10 candidati (il 13%), Castrogno a Teramo con 18 (9,9%), Vasto con 8 candidati (6,9%) chiude il San Donato di Pescara con 7 agenti candidati (il 5%).
Il Sappe, sindacato autonomo di polizia, gli anni scorsi aveva chiesto al ministero della Giustizia di eliminare questo beneficio che, per forza di cose, crea disagi.
«Questi stessi colleghi alla fine dell’agone politico prenderanno zero voti», analizzava il Sappe, «qualcuno con la famiglia più numerosa 6 – 7 voti, qualche pseudo sindacalista andrà oltre i 20 voti. Mi chiedo cosa aspetti ancora il Ministro a cancellare con un colpo di spugna questa norma che permette a centinaia di agenti di Polizia Penitenziaria, in un momento come questo in cui tutti ci lamentiamo per la carenza di personale, di assentarsi per trenta giorni dal servizio». A chi serve tutto questo?