L'INCHIESTA

Denaro sottratto ai Camilliani, maxi sequestro da 1,6 mln al faccendiere Oliverio

Immobili in Toscana e nel Lazio presunto reinvestimento delle somme dell’ordine religioso

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Denaro sottratto ai Camilliani, maxi sequestro da 1,6 mln al faccendiere Oliverio




ROMA. Dopo i due provvedimenti restrittivi che hanno riguardato Paolo Oliverio, al termine degli accertamenti svolti dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma, il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha disposto il sequestro preventivo dei beni nella disponibilità del faccendiere romano.
Secondo gli inquirenti i beni sequestrati sarebbero il presunto reinvestimento delle somme indebitamente sottratte all'Ordine dei Ministri degli Infermi Religiosi Camilliani.
L’operazione – ribattezzata con il nome “Codice da Vinci” – è l’epilogo delle indagini, coordinate dalla Dda della locale Procura della Repubblica, del Gico di Roma, che avevano portato all’esecuzione, nei confronti dell’uomo, di due ordinanze di custodia cautelare: la prima, a novembre del 2013, per la nomina pilotata di padre Renato Salvatore al vertice dell’ordine religioso e la seconda, a gennaio di quest’anno, in relazione ad un episodio di corruzione di pubblici ufficiali. Padre SAlvatore comunque si è dimesso dalla sua carica e dal 16 al 21 giugno si terrà il capitolo straordinario per l'elezione del nuovo padre generale.

LA CONFESSIONE DELL’UOMO
Oliverio, rispetto ai dieci milioni che mancano all’appello dalle casse dei Camilliani, ha già ammesso di essersi appropriato, ai danni, soprattutto, dell'ospedale di Santa Maria della Pietà di Casoria, di tre milioni di euro, parte dei quali, nella misura di 1,6 milioni di euro, è stata destinata all’acquisto di prestigiosi immobili nella Capitale e in Toscana. I fondi che affluivano nella casse del nosocomio campano, a fronte delle prestazioni eseguite in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, venivano girati su conti correnti accesi presso agenzie di credito della Capitale e, grazie ad un sofisticato sistema, affluivano nelle casse di società riconducibili al “faccendiere”.
Seguendo tali flussi finanziari, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sono pervenute all’individuazione di quattro immobili, tra appartamenti di pregio e locali commerciali, ubicati nei comuni di Roma, Montalcino (Siena) e Buonconvento (Siena), intestati fittiziamente a società con “teste di legno”. Nel corso degli approfondimenti, i militari si sono imbattuti in un contratto preliminare - stipulato tra Oliverio, in rappresentanza di una società a lui riconducibile, e Carolina Lucarini, moglie di Ernesto Diotallevi, inerente alla compravendita di un locale commerciale situato in via Vittoria a Roma, sequestrato a novembre nel corso dell’operazione “Trent’anni”, unitamente ad altri beni mobili ed immobili nella disponibilità di Diotallevi.
La Finanza ha rintracciato, tra le società utilizzate per schermare l’acquisto degli immobili, una persona giuridica rappresentata dalla figlia del noto Lorenzo Borgogni, ex direttore centrale delle relazioni esterne di Finmeccanica, colpito da provvedimento restrittivo lo scorso marzo 2014 nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli.