DIETRO LE QUINTE

Chieti, i lati oscuri della raccolta differenziata che costa cara ai cittadini

Il Comune certifica una spesa aggiuntiva di oltre 3 milioni di euro

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Chieti, i lati oscuri della raccolta differenziata che costa cara ai cittadini

Comune di Chieti




CHIETI. Dal 2010 ad occuparsi della raccolta dei rifiuti e nello specifico del porta a porta a Chieti c’è l’Ati composta dal Consorzio nazionale servizi e dalla Mantini srl.
Dopo i proclami e le promesse per una tassa sui rifiuti sempre più bassa grazie all’aumento della raccolta differenziata (che farebbe risparmiare), da anni i residenti hanno capito che il risparmio non c’è e non ci sarà.
La spesa per i cittadini non è diminuita, in compenso, però, sembra che la raccolta differenziata sia decollata raggiungendo percentuali che supererebbero il 63% (Fonti dell’amministrazione Di Primio).
“Sembrerebbe”: il condizionale rimane perché manca una risposta su quello che in gergo tecnico viene definito “sovvallo”, cioè la parte non riciclabile dei rifiuti che non dovrebbe essere conteggiata nella “raccolta differenziata” e che finisce in discarica.
Il sovvallo non riciclabile ammonterebbe da stime approssimative a circa il 20% e di fatto allora la raccolta differenziata sarebbe in realtà al 43%

SOVVALLO QUANTO CE N’E’?
PrimaDaNoi.it ha già spiegato nelle scorse settimane come “pulire” la differenziata costa quanto il risparmio conseguito portando meno rifiuti in discarica. Da una parte allora si paga meno la Deco (proprietaria della discarica), ma di più l’Ati.
Sappiamo che l’Ati ha chiesto già nel 2012 un costo aggiuntivo -oltre il costo stabilito dall’appalto- di 3,1 milioni di euro. Si tratta di una serie di incombenze aggiuntive che non sarebbero state ancora liquidate ma che il Comune in qualche modo ha già certificato anche se forse non verificato con attenzione. Vi sono state una serie di riunioni bilaterali con i dirigenti comunali che sembrano aver accolto quel debito ulteriore.
Un debito che sarebbe scaturito anche dalle mancate premialità per gli anni 2011-2012 (non raggiungendo percentuali stabilite di raccolta differenziata scattano sanzioni) ma anche per i costi aggiuntivi per il trasporto dei rifiuti fuori l’Ato di appartenenza, per servizi extracontratto e per il sovvallo che per gli anni 2011 e 2012 ammonta a circa 600mila euro. Per la parte non differenziabile la ditta aveva chiesto un costo di 160 euro a tonnellata ma il Comune ne avrebbe concesso “solo” 135 euro.
Secondo un primo accordo tuttavia in presenza di sovvallo (cioè differenziata non pura) la ditta avrebbe potuto non ritirare i rifiuti generando non poco disagi. Per questo il Comune avrebbe un po’ forzato la mano e obbligato l’Ati a ritirare comunque per evitare ripercussioni spiacevoli per tutti. Il tutto al costo indicato ma con un certo sollievo dell’Ati stessa che -seppure in presenza di obblighi maggiori- ha potuto inscrivere a bilancio la somma promessa dal Comune.

MAGGIORI UTENZE
Tra i tanti imprevisti c’è anche il capitolo maggiori utenze. Il Comune ne avrebbe certificato circa 24mila, ma poi da un controllo dell’azienda sarebbero spuntati addirittura oltre 8mila utenze in più, secondo altre fonti sarebbe almeno 5mila. Queste nuove utenze in più generano una serie di conseguenze.
Il dato tutto da verificare sarebbe desunto dai mastelli consegnati ma il dato potrebbe generare anche un risultato molto diverso dal reale numero di utenze.
E questo è un problema perché non si riesce nemmeno a confrontare il numero di bollette dei rifiuti con i mastelli. Ora però bisogna capire chi sono queste nuove persone e perché non erano state registrate: in pratica si tratterebbe di veri e propri evasori che finora non hanno pagato la spazzatura.
Capito chi siano questi “evasori” c’è da scoprire il perché non erano censiti e di chi siano le responsabilità se non altro del mancato introito nelle casse del Comune per anni. Perché se è vero che ci sono 8mila utenze in “nero” è vero anche che 8mila famiglie dovrebbero pagare la Tarsu per un ammontare di alcuni milioni di euro insperati per il Comune.
Ma 8mila utenze in più significa almeno 20mila persone in più a Chieti residenti. E’ possibile che siano piombati a Chieti tutte queste persone senza destare sospetto e senza che nessuno se ne sia accorto?
Allora o si scovano gli evasori-residenti-non censiti oppure si rivedono le stime dell’Ati che richiede ovviamente soldi in più per il lavoro extra di ritiro rifiuti presso le abitazioni degli “evasori”.

IL MISTERO DELL’APPUNTO SPARITO
Tra i documenti agli atti che raccontano la storia recente dei rifiuti a Chieti c’è la delibera del 2 agosto 2013 n. 1597 che in qualche modo certifica le somme ma prevede anche ulteriori verifiche .
Tra le tante cose riportate c’è anche l’acquisizione del «parere in ordine alla regolarità contabile della proposta» un parere fornito dal dirigente del VII settore Giuseppe La Rovere, che tra l’altro con alcune note ha stigmatizzato la mancata completezza degli obblighi contrattuali da parte dell’Ati.
C’è però chi racconta che proprio su quella delibera venne redatto un parere tutt’altro che positivo e accondiscendente da parte del dirigente del IV settore, Franco Rispoli, di cui non c’è traccia nella delibera.
Secondo quel dirigente la delibera non poteva essere approvata perché occorreva una relazione dettagliata e la dimostrazione di utilità per il Comune a fronte della spesa aggiuntiva ma soprattutto occorreva la copertura finanziaria della spesa che al momento della firma della delibera (agosto 2013) non c’era se non altro per la mancanza del bilancio 2013. Magari in aggiunta non sarebbe sfigurato anche un parere dei revisori dei conti tanto per essere più che certi che i soldi in uscita dalle casse del Comune erano più che dovuti e che proprio non si poteva evitare questo nuovo inatteso debito.
Anche per questo la tassa dei rifiuti non diminuirà.