IL PROCESSO

Abruzzo. Fallimento Villa Pini, il pm: «Angelini ha portato 100mln di euro alle Antille»

Individuato un presunto “fiume sotterraneo” di soldi dell’ex patron della clinica

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Abruzzo. Fallimento Villa Pini, il pm: «Angelini ha portato 100mln di euro alle Antille»

Vincenzo Angelini




CHIETI. Una parte consistente della ricchezza dell’ex patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, sarebbe finita in un paradiso fiscale dove è stata occultata.
Così grazie ad un collaboratore Angelini avrebbe portato nelle banche delle Antille Olandesi, secondo l'accusa, cento milioni di euro provenienti dalla bancarotta fraudolenta dell'ex gruppo Villa Pini.
La notizia è emersa ieri durante l’ultima udienza del processo del crac della clinica grazie alla richiesta dell’ammissione di nuove prove da parte del pm Giuseppe Falasca che con il procuratore capo Pietro Mennini rappresenta l'accusa. Il Tribunale di Chieti si è riservato di decidere all'esito dell'istruttoria.
Si tratta di una delle più importanti informazioni emerse dal processo, ripreso a Chieti dopo numerosi rinvii dovuti all’impossibilità di assistere a parte di Angelini e in seguito ed un cambio all'interno del collegio giudicante.
Con Angelini - unico presente ieri in aula - sono imputati a vario titolo la moglie Anna Maria Sollecito, la figlia Chiara e tre ex componenti del collegio sindacale di Villa Pini. In particolare il pubblico ministero Falasca aveva chiesto l'ammissione fra i testimoni del commercialista e del tecnico informatico che stanno lavorando alla nuova indagine. Per il filone 'Antille' risulta indagato Marco Rovella, già commercialista di Angelini, per concorso in bancarotta fraudolenta.
Anche Angelini ha chiesto un’integrazione di prove ma il collegio giudicante ha rigettato la richiesta. E proprio sulla possibilità di ammettere nuove prove c'è stato scontro duro tra difesa e accusa che ha innervosito Angelini che poi platealmente ha abbandonato l’aula.

ANGELINI:«ALLE ANTILLE SOLO UNA BARCA»
«L'unico rapporto che esiste con le Antille Olandesi riguarda una barca. Tutto il resto è pura falsità», ha detto Angelini al termine, fuori dall'aula di udienza.
«Nell'anno 1990-1991 io acquisto una barca che si chiama Stella di Mare, questa barca di 26 metri viene arruolata sotto bandiera delle Antille Olandesi. L'unico rapporto economico con le Antille Olandesi erano i 2400 dollari l'anno che noi mandavamo all'ufficio che si occupava della tenuta dei registri contabili del natante battente la bandiera delle Antille Olandesi e venduto nel 1996. Il resto è pura falsità».
Il processo per il fallimento di Villa Pini può tuttavia contare già sulle testimonianze di vari consulenti della Procura tra cui Sergio Cosentino, che è stato amministratore giudiziario del gruppo Villa Pini. Tra i consulenti della Procura che sono tornati davanti ai giudici c'era anche Glauco Angeletti, della Soprintendenza ai beni ambientali e archeologici d'Abruzzo.
Angeletti era stato chiamato dalla Procura per guidare un gruppo di esperti che doveva stimare i vari beni di Angelini composto da una imponente mole di oggetti e opere d’arte di vario genere.
La prima stima effettuata ha dato come risultato ben 9 mln di euro.
Una seconda stima effettuata dalla curatrice fallimentare Giuseppina Ivone invece ha più che dimezzato il valore a 3,5 mln. Agli atti si trova anche una querelle su un presunto oggetto di valore che secondo uno dei consulenti sarebbe stato svenduto alla stregua di «un mobile di Ikea» per circa 40mila euro. Si tratta di un sarcofago antico che secondo lo stesso consulente avrebbe un valore che si aggirerebbe intorno agli 800mila euro.
Secondo la difesa e lo stesso Angelini i suoi beni sarebbero stati sottostimati e dunque svenduti a prezzi irrisori e per questo nelle scorse settimane sarebbe stata presentata una denuncia in procura.
Il processo è stata rinviato al prossimo 20 giugno.

MILIONI IN NERO, TANGENTI E SANITOPOLI
I nuovi documenti portati dalla procura hanno già creato molto scalpore perché potrebbero avere effetti anche sul processo di secondo grado della Sanitopoli abruzzese dove il principale imputato , Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione dovrà difendersi dalla condanna a 9 anni e 6 mesi inflittagli in primo grado.
Angelini è stato il principale accusatore e ha sempre raccontato di aver consegnato denaro all’ex giunta di centrosinistra e a parti della precedente di centrodestra. La procura di Pescara aveva ipotizzato per alcuni capi di imputazione anche la concussione nei suoi confronti ma il tribunale ha stabilito che i “politici” non intimorirono Angelini che invece sarebbe stato un semplice corruttore seriale.
In che modo i nuovi documenti possano influire sul processo non è ancora chiaro. Si è sempre detto e saputo che Angelini aveva distratto centinaia di milioni dalle casse delle proprie società occultandoli o comprando beni di valore. Una minima parte di questi soldi ha poi detto di averla utilizzata per pagare i politici (a Del Turco poco meno di 6mln di euro).
Si capirà forse in seguito quante e quali eventuali bugie sono state propinate ai tribunali di Chieti e Pescara.