LA SENTENZA

Ombrina Mare, il Tar boccia Medoil: «intervento complesso, richiesta Aia corretta»

Le motivazioni dei giudici

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Ombrina Mare, il Tar boccia Medoil: «intervento complesso, richiesta Aia corretta»

 

Ombrina Mare, il Tar boccia Medoil: «intervento complesso, richiesta Aia corretta»
Le motivazioni dei giudici del lazio
 
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ABRUZZO.  «L’autorizzazione integrata ambientale costituisce espressione del principio di precauzione stabilito dalla normativa europea, per la tutela dell’ambiente e per la difesa della salute umana, valore che nella gerarchia dei principi costituzionali viene collocato al vertice».
Con questa motivazione il Tar Lazio ha respinto il ricorso della Medoil che nei mesi scorsi si è opposto alla richiesta del Ministero dell’Ambiente che ordinava un supplemento di istruttoria, ritenendo che il decreto di compatibilità ambientale non potesse essere rilasciato senza previa sottoposizione a Aia. Per il momento dunque, stop ad Ombrina come avevano chiesto a gran voce 40 mila abruzzesi che esattamente un anno fa avevano protestato per le vie di Pescara.
Medoil nel suo ricorso ha contestato l’ illogicità del provvedimento, la contraddittorietà e sostenuto che mancassero i presupposti per la sottoposizione alla procedura.
«E’ inutile», si è difesa la multinazionale inglese, «perché per i primi quattro anni di funzionamento dell’impianto non vi è materialmente valutazione da compiere su una pluralità di tipologie di emissioni inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, poiché l’impianto in questione richiederebbe unicamente una valutazione sulle emissioni in atmosfera, né vi è una necessità di valutazione dei rischi essendo questi conosciuti». Al fianco della Medoil si è costituita anche Confindustria Chieti mentre si è opposta  la Provincia di Chieti sottolineando l’ «invasività» del progetto.
Sia il Ministero che la Provincia si sono appellate  al principio comunitario di precauzione.
Secondo i giudici il fatto che il Ministero in un secondo momento abbia chiesto l’Aia è da ritenersi corretto sebbene «in un primo momento avesse ritenuto  necessaria unicamente la sottoposizione a procedimento VIA».
«La diversa determinazione», si legge nella sentenza, «segue le numerose determinazioni dirigenziali del 2012 con cui si manifestava la necessità di sottoposizione ad Aia in ragione della complessità dell’intervento nel suo insieme. In particolare, le ragioni della decisione sono individuate, da un lato nella specificità dell’area interessata, dall’altro proprio nella necessità di sottoposizione ad AIA dell’intervento con riguardo allo sviluppo successivo»
«Non può che rilevarsi», scrivono i giudici, «che la finalità propria dell’Autorizzazione integrata ambientale deve essere individuata nelle garanzie di tutela ed informazione in caso di particolari attività incidenti sull’ambiente. Non può condividersi, pertanto, la tesi di parte ricorrente che tende ad isolare un segmento dell’attività programmata al fine di evitare la sottoposizione al più complesso procedimento Aia».
Secondo i giudici  il Ministero ha voluto «garantire un livello elevato di protezione generale dell'ambiente» e le sue motivazioni «appaiono motivate proprio in ragione della complessità dell’intervento richiesto dalla Società  che solo in una prima fase – come espressamente indicato – è diretto ad attività prodromica alla raffinazione del prodotto».
Il Tar ha sposato anche le affermazioni del Comune di San Vito Chietino che ha ricordato che l’area d’interesse fa parte delle zone sottoposte a tutela quali “beni culturali primari”: «sono, infatti, tutelati “i trabucchi e il loro intorno” “compreso il tratto di mare che concorre a formare il quadro d’insieme” ».
I giudici ricordano inoltre che «spetta all’organo ministeriale – per lo Stato - la competenza “per l’evidente ragione che sussiste in materia uno specifico interesse pubblico, generale e strategico all’incremento della produzione energetica’’. Peraltro, le valutazioni inerenti all’impatto ambientale – e nella specie deve intendersi anche quelle inerenti la necessità di integrazione istruttoria e di necessità del procedimento Aia – assumono “tratti di esercizio di politica ambientale, quando con essa, al di là dell’aspetto tecnico, si valuti a fini ambientali la localizzazione di progetti e si cooperi ad un’attività di pianificazione e di programmazione, propria dell’organo politico”».
ABRUZZO.  «L’autorizzazione integrata ambientale costituisce espressione del principio di precauzione stabilito dalla normativa europea, per la tutela dell’ambiente e per la difesa della salute umana, valore che nella gerarchia dei principi costituzionali viene collocato al vertice».Con questa motivazione il Tar Lazio ha respinto il ricorso della Medoil che nei mesi scorsi si è opposto alla richiesta del Ministero dell’Ambiente che ordinava un supplemento di istruttoria, ritenendo che il decreto di compatibilità ambientale non potesse essere rilasciato senza previa sottoposizione a Aia. Per il momento dunque, stop ad Ombrina come avevano chiesto a gran voce 40 mila abruzzesi che esattamente un anno fa avevano protestato per le vie di Pescara.

Medoil nel suo ricorso ha contestato l’ illogicità del provvedimento, la contraddittorietà e sostenuto che mancassero i presupposti per la sottoposizione alla procedura.«E’ inutile», si è difesa la multinazionale inglese, «perché per i primi quattro anni di funzionamento dell’impianto non vi è materialmente valutazione da compiere su una pluralità di tipologie di emissioni inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, poiché l’impianto in questione richiederebbe unicamente una valutazione sulle emissioni in atmosfera, né vi è una necessità di valutazione dei rischi essendo questi conosciuti». 

Al fianco della Medoil si è costituita anche Confindustria Chieti mentre si è opposta  la Provincia di Chieti sottolineando l’ «invasività» del progetto.Sia il Ministero che la Provincia si sono appellate  al principio comunitario di precauzione.Secondo i giudici il fatto che il Ministero in un secondo momento abbia chiesto l’Aia è da ritenersi corretto sebbene «in un primo momento avesse ritenuto  necessaria unicamente la sottoposizione a procedimento VIA».

«La diversa determinazione», si legge nella sentenza, «segue le numerose determinazioni dirigenziali del 2012 con cui si manifestava la necessità di sottoposizione ad Aia in ragione della complessità dell’intervento nel suo insieme. In particolare, le ragioni della decisione sono individuate, da un lato nella specificità dell’area interessata, dall’altro proprio nella necessità di sottoposizione ad AIA dell’intervento con riguardo allo sviluppo successivo».

«Non può che rilevarsi», scrivono i giudici, «che la finalità propria dell’Autorizzazione integrata ambientale deve essere individuata nelle garanzie di tutela ed informazione in caso di particolari attività incidenti sull’ambiente. Non può condividersi, pertanto, la tesi di parte ricorrente che tende ad isolare un segmento dell’attività programmata al fine di evitare la sottoposizione al più complesso procedimento Aia».

LA COSTA DEI TRABOCCHI

Secondo i giudici  il Ministero ha voluto «garantire un livello elevato di protezione generale dell'ambiente» e le sue motivazioni «appaiono motivate proprio in ragione della complessità dell’intervento richiesto dalla Società  che solo in una prima fase – come espressamente indicato – è diretto ad attività prodromica alla raffinazione del prodotto».Il Tar ha sposato anche le affermazioni del Comune di San Vito Chietino che ha ricordato che l’area d’interesse fa parte delle zone sottoposte a tutela quali “beni culturali primari”: «sono, infatti, tutelati “i trabucchi e il loro intorno” “compreso il tratto di mare che concorre a formare il quadro d’insieme” ».

Dunque tra gli elementi che hanno contribuito a bloccare Ombrina Mare  vi è stata la presenza del costituendo Parco della Costa Teatina e la legge regionale sulla tutela di trabocchi.

I giudici ricordano inoltre che «spetta all’organo ministeriale – per lo Stato - la competenza “per l’evidente ragione che sussiste in materia uno specifico interesse pubblico, generale e strategico all’incremento della produzione energetica’’. Peraltro, le valutazioni inerenti all’impatto ambientale – e nella specie deve intendersi anche quelle inerenti la necessità di integrazione istruttoria e di necessità del procedimento Aia – assumono “tratti di esercizio di politica ambientale, quando con essa, al di là dell’aspetto tecnico, si valuti a fini ambientali la localizzazione di progetti e si cooperi ad un’attività di pianificazione e di programmazione, propria dell’organo politico”».

 

Sentenza Medoil Ombrina