AMBIENTE E PETROLIO

Il Tar rigetta il ricorso della Medoil: per ora niente Ombrina mare

Multinazionale contestava provvedimento del ministro Orlando

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Il Tar rigetta il ricorso della Medoil: per ora niente Ombrina mare

 

ABRUZZO. Il Tar del Lazio si è espresso oggi ed ha rigettato il ricorso della Medoilgas sul provvedimento dell’allora ministro Orlando che bloccò Ombrina mare 2 in attesa di ulteriori approfondimenti tecnici.

Secondo la multinazionale che si è appellata al tribunale amministrativo il provvedimento contraddiceva «la decisione precedentemente assunta» sempre dal Ministero  «senza che sia intervenuto alcun elemento nuovo - di carattere progettuale, normativo o riguardante il contesto ambientale - a giustificare tale decisione». Al ricorso della multinazionale si era associata anche Confindustria Abruzzo. A difendere i comuni abruzzesi della costa teatina gli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno.

Adesso la Medoil potrà presentare un ricorso al Consiglio di Stato ed appare scontato che lo farà.   A luglio 2013 in seguito ad un fiume di polemiche e rivelazioni il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare aveva chiesto di avviare la procedura Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) prima del rilascio del decreto di Via (Valutazione d'Impatto Ambientale). 
Una decisione contro cui Medoilgas Italia ha proposto ricorso perché ad ottobre del 2012 lo stesso Ministero aveva comunicato formalmente alla multinazionale che la procedura di Via avrebbe potuto essere completata senza lo svolgimento della procedura Aia, la quale avrebbe dovuto essere avviata solo in un secondo tempo (nel caso si presenti la necessità di procedere alla re-immissione nel sottosuolo delle acque prodotte associate al greggio e provenienti dallo stesso giacimento).

ECCO CHE COSA DICEVANO I RICORSI
Il 30 agosto 2002 la società Gas della Concordia spa chiedeva al ministero per lo sviluppo economico un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi nel mare adriatico “zona b”.
Succede però che il 26 aprile 2005 la società cede il ramo d’azienda alla Intergas più srl di Roma per 11,2 milioni di euro, praticamente tutto il ramo d'azienda riguardante 17 permessi di coltivazione e 5 permessi di ricerca.
Otto giorni dopo, il 4 maggio, la Intergas Più è stata acquistata per soli 10.000 euro dalla Medoil .
Il giorno dopo, il 5 maggio, il Ministero conferisce alla società Gas della Concordia il permesso di ricerca BR269GC (Ombrina) esteso per 271km per la durata di sei anni.
Nel 2011 il Ministero ha poi disposto la sospensione di un anno del permesso di ricerca.

«I PERMESSI DATI ALLA MEDOILGAS SONO TUTTI ILLEGITTIMI»
Secondo quanto si legge nelle memorie dei Comuni chiamati in causa, firmati dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno, tale permesso poi confluito all’attuale Medoilgas sarebbe nullo perché secondo la legge «il permesso di ricerca è esclusivo e può essere accordato a persona fisica o giuridica che dimostri la necessaria capacità tecnica o si impegni a costruire in Italia strutture tecniche ed amministrative adeguate alle attività previste».
La norma, sostengono gli avvocati, prevede specifici requisiti che l’amministrazione pubblica (il Ministero) deve controllare e verificare.

«GAS SENZA REQUISITI»
«E’ evidente che la società Gas della concordia spa al momento del rilascio del titolo non era in possesso di tali requisiti avendo dismesso il ramo d’azienda relativo alla ricerca e alla coltivazione mineraria. Pertanto il provvedimento di concessione deve ritenersi illegittimo poiché conferito a soggetto sfornito dai requisiti soggettivi ed oggettivi»
Con il decreto ministeriale del 28 luglio 2005 tuttavia lo stesso ministero viene a conoscenza che la Gas della Concordia fin dal momento del rilascio del titolo non era in possesso dei requisiti oggettivi ma invece di proporre la decadenza del titolo il Ministero fa una cosa «del tutto atipica: procede al cambio di intestazione del permesso di ricerca», ricostruiscono i legali.

«CAMBIAMENTO SOSTANZIALE»
«Non si tratta di un mero cambiamento della denominazione sociale ma con tale provvedimento dei fatti si attribuisce ad una società diversa dalla richiedente un permesso di ricerca laddove tale ultimo atto non poteva esplicare alcuna efficacia. Dunque era nullo. E’ come se ad un soggetto lo Stato rilasciasse la patente», spiega meglio l’avvocato Claudio di Tonno, «e poi accortosi che la persona è cieca invece di annullare quella patente procedesse semplicemente a scrivere sopra il nome di altra persona».
Dunque a conti fatti la Medoilgas intenta il ricorso al Tar per presunti torti subiti, i Comuni nel difendersi scoprono quelle che appaiono profonde illegittimità nell’intera procedura amministrativa di concessione.

Per ora come detto il Tar Lazio la dà vinta ai Comuni abruzzesi.