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Film sulla Rimborsopoli, produttore stoppa riprese: «tutto tarocco»

La produzione chiede scusa a Chiodi

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Film sulla Rimborsopoli, produttore stoppa riprese: «tutto tarocco»




ABRUZZO. Tanto rumore per nulla: come prevedibile il film ‘Una camera per due’ sulla scandalo politico sessuale che è scoppiato nei mesi scorsi in Abruzzo non verrà mai concluso e mai proiettato sebbene il produttore oggi dica che sia stato già in larga parte girato.
Nelle scorse settimane il presidente Gianni Chiodi aveva parlato di un film ‘oscar della diffamazione’, creato ad arte per infangarlo. Ora è la produzione del progetto che sostiene di essere stata ingannata da sedicenti personaggi che avrebbero fornito false informazioni solo per screditare Chiodi. Informazioni che il produttore aveva definito «gravissime» tanto da spingerlo a voler incontrare il pm Giuseppe Bellelli che indaga sulla Rimborsopoli d’Abruzzo.
Quello che doveva essere il film documentario da un milione di visualizzazioni su You Tube (in uscita prima delle elezioni, aveva annunciato il produttore), il film-inchiesta che doveva fare il giro del mondo, si trasforma nell’ennesimo progetto annunciato dal regista Volpe mai portato a compimento.

«TESTIMONIANZE INATTENDIBILI»
«Abbiamo deciso di interrompere le riprese del film», spiega il co produttore Gianfranco Marrocchi, «in quanto la documentazione e le testimonianze acquisite dalla Produzione, che avrebbero dovuto dare supporto e validità al prodotto filmico, si sono rivelate, ad un esame più approfondito, tutte inattendibili e, cosa ancor peggiore, anche artatamente false, fornite alla Produzione da persone che, verosimilmente, avevano ed hanno lo scopo di mettere in cattiva luce, in questo critico periodo pre-elettorale, un raggruppamento politico a tutto vantaggio di un altro, a loro probabilmente più gradito».
«Sono amareggiato», continua Marrocchi. «Persone di pochi scrupoli, certamente abilmente assoldate per gettare fango sul presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e su altri personaggi della sua forza politica, hanno ingannato la Produzione per rendere strumentale ai loro interessi il film-inchiesta che io ed altri amici avevamo deciso di realizzare, in modo onesto e scevro da condizionamenti, per approfondire alcuni aspetti dello scandalo abruzzese».

Ma Marrocchi rivendica il lavoro fatto in queste settimane che tanto scalpore ha creato, non solo in Abruzzo, grazie ad uno stillicidio di notizie e foto dal set in piena campagna elettorale: dal modello ‘mister più bello d’Italia’ che avrebbe dovuto interpretare il presidente Chiodi, ai tronisti Mediaset nei panni di pm e giornalisti. Ultima trovata una avvenente giovane attrice che avrebbe dovuto occupare il ruolo di Letizia Marinelli. E quest’ultima, che in un primo momento pareva dovesse avere anche una parte nella pellicola, ne ha poi preso le distanze.
«E' evidente che, se non avessimo messo in campo l'intelligenza, l'onestà intellettuale, le capacità professionali ed il nostro infallibile "fiuto"», dice oggi orgoglioso Marrocchi, «che ci ha spinto ad indagare in modo più approfondito del solito sulla documentazione e sulle testimonianze raccolte, non ci saremmo resi conto di essere stati vittime di un abile raggiro (sicuramente studiato a tavolino in tutti i suoi dettagli da persone molto in alto, e molto meschine), e quella che noi desideravamo portare avanti come un'operazione di verità, se fossimo caduti nella trappola ed avessimo utilizzato il materiale fornitoci senza accertarci al 100% della sua veridicità, si sarebbe invece trasformata in una "macchina del fango" di proporzioni incalcolabili».
Il produttore prende dunque atto di queste prove ‘tarocche’ e sostiene anche di aver ricevuto «numerose minacce anonime» che avrebbero «creato timori nei protagonisti del film e, di conseguenza, nelle loro famiglie, tanto da dovermi rivolgere, nei giorni scorsi, per garantire loro una valida tutela, ad una ditta di sicurezza tra le più affermate in Abruzzo».
Marrocchi chiede scusa a Chiodi: «è stato vittima anche del clamore creato ad arte in questi giorni dalla nostra Produzione, finalizzato però unicamente al lancio del prodotto audiovisivo, e non alla distruzione o diffamazione mediatica di un personaggio politico che, nel corso di queste settimane, ci ha stupito positivamente per la calma mostrata di fronte alle nostre provocazioni».