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Abruzzo. D’Ercole lascia L’Aquila, papa Francesco lo nomina vescovo di Ascoli Piceno

«Ho cercato di fare il possibile con intelligenza e cuore»

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Abruzzo. D’Ercole lascia L’Aquila, papa Francesco lo nomina vescovo di Ascoli Piceno


L’AQUILA. Papa Francesco ha nominato monsignor Giovanni D'Ercole, finora vescovo ausiliare dell'Aquila, come vescovo di Ascoli Piceno.
Il presule lascia il capoluogo dell'Abruzzo dopo quattro anni e mezzo in cui ha affiancato gli arcivescovi monsignor Giuseppe Molinari prima e monsignor Giuseppe Petrocchi poi, quest'ultimo originario proprio di Ascoli. D’Ercole non esitò a spalare le macerie a piazza Palazzo assieme al 'popolo delle carriole'.
«Ha sorpreso anche me questa nomina», commenta D’Ercole. «Avevo sentito tante ipotesi, ma alla fine, come capita spesso, Iddio disegna la sua storia non condizionato dai progetti e dalle previsioni umane. Ringrazio papa Francesco per la fiducia che ha voluto accordarmi dopo le tante difficoltà incontrate nel percorso aquilano. In questo momento di gioia, e anche di giusta trepidazione per il compito che mi attende, il pensiero va all’Arcivescovo Giuseppe Petrocchi con il quale ho condiviso come fratello questi mesi di sua permanenza aquilana. Gli sono stato vicino e ho sperimentato la sua amicizia sincera e schietta. Un ringraziamento rivolgo anche all’Arcivescovo Giuseppe Molinari con il quale ho trascorso anni di impegno pastorale ma anche di fatica dovuta alle tristi conseguenze del sisma del 6 aprile 2009. Si chiude l’esperienza aquilana, ma non termina l’amicizia che è stata stretta in questi anni. Ci si incontra per caso, ma non è mai solamente un caso. Sono certo che quanto è nato di positivo in questi quattro anni e mezzo fermenterà nel bene e chiedo a tutti di scusarmi se non sempre sono riuscito a rispondere alle richieste e se non sono stato all’altezza delle speranze che forse si nutriva con la mia venuta. Confesso tuttavia con semplicità di aver cercato di fare il possibile con tutto l’impegno della mia intelligenza e del mio cuore».

L’INDAGINE
Per un breve periodo il vescovo ausiliare era stato indagato nel processo sulla tentata truffa sui fondi "Giovanardi" stanziate per il sociale. In primo grado venne assolto con formula dubitativa in appello con formula ampia dall'accusa di aver rivelato ad uno degli autori della truffa, l'esistenza di una inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica dell'Aquila.
Il presule era stato intercettato e proprio la contestualizzazione delle parole tra monsignor D'Ercole (sentito come persona informata dei fatti, prima di essere ufficialmente indagato) e uno degli indagati, era stata l'oggetto del "braccio di ferro" tra accusa e difesa.
«Da parte mia», commenta oggi quella vicenda, «posso affermare che anche le esperienze umanamente più incomprensibili, come quella del processo che mi ha visto indagato e sottoposto a giudizio per un reato di fatto inesistente – come la stessa procura generale della corte d’appello ha riconosciuto – costituiscono un arricchimento umano e spirituale. Ritengo tutto una grazia di Dio che aiuta a maturare umanamente e spiritualmente. Vado via abbracciando tutti con la speranza che il ponte ideale tra le due diocesi di l’Aquila e Ascoli Piceno, grazie anche al fatto che è di Ascoli l’Arcivescovo Petrocchi, favorisca l’incontro e la nostra reciproca collaborazione»
D'Ercole è un vescovo social. Ha un sito internet, www.nullavaperduto.it, e una pagina Facebook con più di 10.000 seguaci. L'annuncio della sua nomina è stato dato dall'arcivescovo di Fermo Conti, reggente della Diocesi di Ascoli dopo morte Silvano Montevecchi.
D'Ercole dovrebbe arrivare ad Ascoli a metà maggio.

PETROCCHI: «GIOIA E TRISTEZZA»
«La sua nomina mi ha dato - al tempo stesso - una grande gioia, ma anche intima tristezza», ha commentato l’arcivescovo de L’Aquila Petrocchi: «gioia perché questo carissimo amico trova un ambito ministeriale in cui - da vescovo titolare - potrà spargere, a piene mani e con totale libertà, il buon seme del Vangelo, valorizzando le buone qualità spirituali e umane di cui il Signore lo ha dotato. Tristezza, perché, almeno in campo operativo, perdo un prezioso collaboratore, con cui ho fraternamente condiviso il mio primo tratto di episcopato in terra aquilana».
«La vita in comune, in questi mesi», continua Petrocchi, «si è rivelata armoniosa nella dimensione interpersonale, ricca sul piano spirituale e pastoralmente efficace. Abbiamo impostato un rapporto basato sulla “verità dialogata” e “a tutto campo”; sulla carità reciproca, vissuta come anima di ogni apostolato; e sulla condivisa tensione a servire, con tutto il cuore, la Chiesa in cui la Provvidenza ci ha inviato. Sono sempre stati chiari - e rispettati da entrambi - i ruoli specifici e i compiti propri di ciascuno. In questa “interazione”, posso attestare che monsignor D’Ercole si è rivelato un uomo di comunione e di autentica sensibilità ecclesiale».