STORIA INFINITA

Abruzzo. Maxiappalto da 45mln per i rifiuti ospedalieri si smagrisce e forse parte

La Regione ha firmato il contratto e sembra sciolto il nodo dei dipendenti da riassorbire

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ABRUZZO. Più di tre anni per venire a capo del maxi appalto dei rifiuti ospedalieri. Era marzo 2011 quando la Consip, società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze, bandì l’appalto per la ricerca della società che avrebbe svolto il servizio per i successivi sei anni. Il traguardo sembrò essere raggiunto a giugno 2012 quando venne assegnato alla RTI Salvaguardia Ambientale S.p.A. - Saste Servizi Ecologici S.r.l. - Nuova Super Iride S.r.l..
L’esultanza durò molto poco perché iniziò una serie di ricorsi e controricorsi con accuse anche gravi, non del tutto sopite, oltre al fatto che la principale ditta del raggruppamento della famiglia Vrenna si portava dietro una storia nella quale c’erano anche inchieste sulla ‘Ndrangheta concluse con una assoluzione in secondo grado.
Lo scorso novembre –dopo i ricorsi al Tar- Consip ha deciso di riassegnare (senza mai chiarire definitivamente né pubblicare documentazione utile sul sito) l’appalto ad altro raggruppamento formato da Mengozzi S.p.A. - Di Nizio Eugenio S.r.l. che si era classificato al terzo posto.
All’inizio del 2014 la Regione ha poi firmato il contratto senza attendere ulteriori chiarimenti pure invocati della seconda classificata che mirava all’appalto, la Maio srl (che gestisce il servizio in scadenza)
Quella del maxi appalto è una storia intricata non del tutto chiara e chiarita che ha visto prima una discussa assegnazione alla ditta della famiglia Vrenna e poi il feroce scontro a colpi di carte bollate con la Maio. Alla fine però tra i due litiganti ha prevalso il terzo classificato.
Molto da chiarire ancora si diceva anche perché la Regione ha anticipato i tempi della firma del contratto senza attendere un ulteriore pronunciamento del Consiglio di Stato ancora pendente che potrebbe tra l’altro modificare le carte in tavola. Il ricorso è stato promosso dalla Maio di Lanciano.
Sta di fatto che la Mengozzi-Di Nizio si era classificata terza in base alle offerte presentate, questo significa che in pratica il servizio sarà pagato più caro dalla Regione di circa un milione di euro rispetto a Maio e 7 rispetto a Vrenna (prezzo giudicato troppo basso). Anche se su questo versante le cifre sembra potrebbero essere diverse.
Pochi giorni dopo la firma del contratto, la ditta esclusa Maio annunciò oltre 100 esuberi in vista della perdita dell’appalto che aveva gestito fino a poco tempo prima.

LA PROMESSA DELLE RIASSUNZIONI
Nel bel mezzo di questo “minestrone” amministrativo non ancora chiarito e definito arriva oggi la promessa del sub commissario alla sanità Zuccatelli che assicura che i dipendenti della Maio saranno riassorbiti dalla nuova ditta.
«Il Raggruppamento temporaneo di imprese Mengozzi-Di Nizio ha manifestato la disponibilità ad attivarsi per salvaguardare il più possibile il futuro occupazionale dei lavoratori» ha detto il vice di Chiodi «è stata la stessa ditta Maio che ha comunicato l’elenco dei nominativi dei lavoratori interessati al passaggio di appalto e si tratta di una ventina. La prossima settimana, inoltre, ci sarà un incontro presso la Direzione territoriale del lavoro di Chieti, alla presenza dei sindacati, per concordare il passaggio nel rapporto di lavoro con la nuova ditta, al fine di tutelare i lavoratori stessi. Con la firma di questo contratto, si è concluso», puntualizza Zuccatelli, «un lungo iter iniziato nel marzo del 2011. Il contratto relativo alla gestione dei rifiuti sanitari avrà la durata di 72 mesi (sei anni) ed il valore è pari ad Euro 27.976.905,34, cifra assolutamente diversa dalla somma di € 45.800.000, base d’asta con cui è stata bandita la gara».
«L’intento della struttura commissariale», conclude Zuccatelli, «è stato quello di favorire le gare regionali in unioni di acquisto al fine di ottenere dei risparmi da reinvestire per garantire ulteriori servizi sanitari ai cittadini, mantenendo la qualità ed evitando di spendere cifre diverse da Asl ad Asl e da ospedale ad ospedale».
Come sia possibile che l’appalto sia stato affidato per quasi 28 mln dai 45 iniziali i lsubcommissario non lo spiega.

VICENDA NON CONCLUSA
Se dalla struttura commissariale della Regione si ostenta tranquillità, rimane appesa ad un filo la vicenda che attende nei prossimi mesi il pronunciamento del Consiglio di Stato.
Rimangono agli atti anche i veleni e le contestazioni relative al nuovo gruppo Mengozzi e Di Nizio il quale in passato sarebbe stato coinvolto in inchieste con sentenze poi passate in giudicato (questo contrasterebbe con il codice degli appalti). Rimane agli atti anche il cambio in corsa della fidejussione presentata al momento della presentazione delle offerte. La prima fidejussione era irregolare ma al gruppo poi risultato aggiudicatario è stato consentito di sostituirla. Anche su questo aspetto si dovrà pronunciare il Consiglio di Stato attivato dal gruppo Maio.
A meno che la società proprietaria del lanciano Calcio non decida di rinunciare…