DISABILITA'

Barriere architettoniche e studi medici: «nessuna limitazione per i disabili»

Simet e Smi replicano a Carrozzine determinate

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Barriere architettoniche e studi medici: «nessuna limitazione per i disabili»

Barriere architettoniche e studi medici: «nessuna limitazione per i disabili»
Simet e Smi replicano a Carrozzine determinate
Barriere architettoniche, abruzzo, studi medici, salute, claudio ferrante
ABRUZZO. «Lo studio del medico di medicina generale, anorchè destinato allo svolgimento di un pubblico servizio, è uno studio professionale privato. Questo è quanto afferma la legge e le varie sentenze della Corte di Cassazione».
Così Giuseppe Quinzi segretario regionale del sindacato Italiano Medici del Territorio, e Silvio Basile presidente regionale, replicano al presidente dell’associazione Carrozzine determinate, Claudio Ferrante, che nei giorni scorsi aveva protestato contro la nota del governatore Gianni Chiodi sulla barriere architettoniche negli studi medici. Chiodi in sostanza ha ribadito che per gli studi medici professionali non è obbligatorio adeguarsi alle normative statali in materia di barriere architettoniche.
E qui la furia dei disabili. 
«Non è volontà dei medici di famiglia limitare il diritto alla salute e alla assistenza dei pazienti disabili», assicurano oggi Quinzi e Basile. «Da sempre è nostro compito prendersi cure della sofferenza, tra mille difficoltà, cercando di svolgere questa funzione nel migliore dei modi. Gli studi dei medici di famiglia, per il 95%, non presentano barriere architettoniche, lo sono tutti gli studi aperti dopo l'entrata n vigore della legge sulle barriere architettoniche del 1989».
«Non vogliamo discriminare nessuno», insistono i medici, «soprattutto coloro che si trovano in una condizione di disabilità, e soprattutto ,mai, mai e poi mai è stata da parte nostra rifiutata una visita ad una persona che per la sua disabilità, avesse avuto difficoltà a recarsi presso gli studi dei medici di famiglia.  Con la nuova organizzazione della  medicina generale,  un medico di famiglia,spesso opera in più studi medici, di cui almeno uno non ha barriere architettoniche. Il nostro lavoro è quello di farsi carico della salute dei pazienti non quello di  partecipare a querelle, siano i giudici a dirimere la questione. Noi assisteremo i medici, ma deve essere chiaro che  qualcuno di  loro potrebbe non  sentirsela di sopportare oneri economici per spese legali, per adeguamenti o interventi condominiali strutturali irrealizzabili. La soluzione in questi casi sarà la chiusura degli studi medici, situati  nei centri storici di tanti piccoli comuni della nostra regione. Si creerebbe ulteriori disagi a tanti ,si perderebbe la capillarità di tanti presidi del servizio sanitario sul territorio, vero punto di forza della medicina generale nel nostro Paese».
Quinzi e Basile sottolineano infine che «gli studi medici sono cosa diversa dagli ambulatori: su questa sottigliezza qualcuno non può (non ci riferiamo a Ferrante ) in malafede agire allo scopo esclusivo di mettere in difficoltà i medici di famiglia agli occhi della opinione pubblica».

ABRUZZO. «Lo studio del medico di medicina generale, anorchè destinato allo svolgimento di un pubblico servizio, è uno studio professionale privato. Questo è quanto afferma la legge e le varie sentenze della Corte di Cassazione».

Così Giuseppe Quinzi segretario regionale del sindacato Italiano Medici del Territorio, e Silvio Basile presidente regionale, replicano al presidente dell’associazione Carrozzine determinate, Claudio Ferrante, che nei giorni scorsi aveva protestato contro la nota del governatore Gianni Chiodi sulla barriere architettoniche negli studi medici. Chiodi in sostanza ha ribadito che per gli studi medici professionali non è obbligatorio adeguarsi alle normative statali in materia di barriere architettoniche.
E qui la furia dei disabili
«Non è volontà dei medici di famiglia limitare il diritto alla salute e alla assistenza dei pazienti disabili», assicurano oggi Quinzi e Basile. «Da sempre è nostro compito prendersi cure della sofferenza, tra mille difficoltà, cercando di svolgere questa funzione nel migliore dei modi. Gli studi dei medici di famiglia, per il 95%, non presentano barriere architettoniche, lo sono tutti gli studi aperti dopo l'entrata n vigore della legge sulle barriere architettoniche del 1989».
«Non vogliamo discriminare nessuno», insistono i medici, «soprattutto coloro che si trovano in una condizione di disabilità, e soprattutto, mai, mai e poi mai è stata da parte nostra rifiutata una visita ad una persona che per la sua disabilità, avesse avuto difficoltà a recarsi presso gli studi dei medici di famiglia.  Con la nuova organizzazione della  medicina generale,  un medico di famiglia,spesso opera in più studi medici, di cui almeno uno non ha barriere architettoniche. Il nostro lavoro è quello di farsi carico della salute dei pazienti non quello di  partecipare a querelle, siano i giudici a dirimere la questione. Noi assisteremo i medici, ma deve essere chiaro che  qualcuno di  loro potrebbe non  sentirsela di sopportare oneri economici per spese legali, per adeguamenti o interventi condominiali strutturali irrealizzabili. La soluzione in questi casi sarà la chiusura degli studi medici, situati  nei centri storici di tanti piccoli comuni della nostra regione. Si creerebbe ulteriori disagi a tanti ,si perderebbe la capillarità di tanti presidi del servizio sanitario sul territorio, vero punto di forza della medicina generale nel nostro Paese».
Quinzi e Basile sottolineano infine che «gli studi medici sono cosa diversa dagli ambulatori: su questa sottigliezza qualcuno non può (non ci riferiamo a Ferrante ) in malafede agire allo scopo esclusivo di mettere in difficoltà i medici di famiglia agli occhi della opinione pubblica».