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«No certificato medico? No palestra e piscina»

Non c’è obbligo per l’attività amatoriale ma l’assicurazione lo vuole

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«No certificato medico? No palestra e piscina»




CHIETI. Braccio di ferro tra i dirigenti dello Stadio del nuoto di Chieti ed alcuni utenti amatoriali: la segreteria chiede la presentazione di un certificato medico di idoneità alla frequenza della Piscina, i medici si rifiutano di rilasciarlo, perché una legge del 2013 ha soppresso questo obbligo «per non gravare cittadini e Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni».
 Ma se l’obbligo non c’è, perché mi continuano a chiedere questo certificato?
La domanda è di un cittadino che frequenta la piscina comunale di Chieti solo per un’attività amatoriale, ma vale per tutte le attività fisiche di questo tipo. Non è bastato far avere alla segreteria della piscina una dichiarazione del suo medico che ha spiegato come in questo caso «nessun certificato di idoneità è dovuto e, qualora rilasciato, oltre che improprio e contro legge, non è di nessuna utilità se non quella di gratuita assunzione di responsabilità da parte del certificante».
 In sostanza, il tutto si gioca all’interno delle eventuali responsabilità assicurative in caso di incidente o di malore, per cui chi gestisce l’impianto si vuole “coprire” in qualche modo e i medici che certificando l’idoneità (magari aggiungendo anche un elettrocardiogramma) non sono sicuri di essere così al riparo da eventuali incidenti o malori, come ne possono capitare durante qualsiasi attività fisica. 

«Perché è vero che la normativa è cambiata – spiega il dott. Walter Palumbo, dell’Intersindacale sanitaria – ma alla fine il medico è sempre comunque responsabile della valutazione fisica del suo paziente e gli può essere imputato di non aver ben valutato lo stato di salute di chi frequenta una piscina o una palestra. Comunque mi risulta che le piscine si sono attrezzate anche con uno staff medico specialistico».
 Lo conferma Gianfranco Puddu, presidente dell’associazione che gestisce le piscine comunali a Chieti: «la normativa è cambiata dal 2013 e non c’è più l’obbligo di certificato per l’attività amatoriale. Noi ad inizio stagione rilasciamo gratuitamente ai nostri iscritti un certificato del nostro staff medico che valuta l’idoneità caso per caso  – spiega Puddu – capisco comunque le perplessità di qualche utente al quale chiediamo successivamente questa certificazione. Il fatto è che anche l’attività amatoriale è soggetta a rischi, perché noi non la possiamo controllare come durante l’attività sportiva che è seguita costantemente e quindi ci serve una copertura assicurativa. Che non ci può essere senza certificato medico. Tra l’altro la piscina di Chieti scalo ha stipulato un accordo con il Comune per far svolgere gratis l’attività agli ultra sessantacinquenni. Cioè da parte nostra non c’è nessuna preclusione alla frequenza di questi appassionati. E’ solo un problema di sicurezza».
 Come dire che il braccio di ferro resta senza vincitori e vinti, con il cittadino sballottato di qua e di là e con la burocrazia che fa rientrare dalla finestra quello che – per semplificare – era stato fatto uscire dalla porta.

Sebastiano Calella