VELENI INFINITI

Allarme Bussi, centinaia di telefonate al Comune di Pescara. Chiodi: «dal 2007 bevete acqua ottima»

Mascia: «bisogna individuare i responsabili»

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Allarme Bussi, centinaia di telefonate al Comune di Pescara. Chiodi: «dal 2007 bevete acqua ottima»

 


 

BUSSI. PESCARA. Centinaia di telefonate di cittadini al Comune di Pescara.
Squilli continui e cittadini allarmati, ha raccontato il sindaco Luigi Albore Mascia. Dopo le notizie di stampa, finite anche sui giornali e nei telegiornali nazionali, i pescaresi si sono visti ripiombare nell’incubo di sette anni fa, quando inaspettatamente l’Arta ordinò l’immediata e improvvisa chiusura dei pozzi di Bussi, quelli che per quarant’anni avevano rifornito di acqua potabile Pescara e la sua provincia, lasciando a secco migliaia di famiglie, perché, come venne fuori, quei pozzi avevano distribuito acqua chimicamente contaminata.
«Ricordo quei giorni interminabili, con le famiglie senza un filo di acqua nelle condotte», dice oggi Mascia, «e che, al tempo stesso, cominciavano a porre i primi interrogativi sul cosa avessero fatto bere ai propri bambini sino a quel giorno. E oggi in tanti mi hanno chiesto se eravamo tornati all’anno zero, se di nuovo stavamo bevendo acqua avvelenata».
Oggi, non c’è «nessun motivo di allarmismo perché la qualità dell'acqua che arriva nelle case degli abruzzesi residenti nel bacino Chieti-Pescara è ottima», ha detto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, dopo un colloquio con il Commissario straordinario Aterno-Pescara, Adriano Goio.
Il documento shock dell'Istituto superiore della Sanità  'fotografa' infatti la situazione al 2007, «ma tutti sanno», ha ribadito Chiodi, «che dopo l'insediamento del 2006 del Commissario straordinario Aterno-Pescara, lo stesso dispose la chiusura dei quattro pozzi di Sant'Angelo, posti a valle della discarica e degli stabilimenti di Bussi».
Dal 2007, quindi, la popolazione del chietino e pescarese «beve acqua purissima», assicura il presidente, «potendo contare anche su una portata consistente che evita crisi idriche durante i periodi estivi».

Ricostruzione imprecisa del presidente che dimentica che, forse, nel 2006 Goio ha ordinato la chiusura che però è effettivamente avvenuta poco prima dell’estate 2007 ma per pochi giorni. Infatti fu l’estate della grande sete e della carenza idrica proprio perché vennero chiusi i pozzi.
Poi dopo Ferragosto l’allora presidente dell’Ato4, Giorgio D’Ambrosio, li riaprì contro il parere di tutti gli enti preferendo distribuire acqua contaminata piuttosto che  non somministrare nulla. Gli altri pozzi vennero realizzati solo a metà 2008 e costruiti a monte del polo chimico di Bussi.
Intanto si fa presto a fare polemica sullo «scandalo più grande d’Abruzzo» come è stato definito dagli ambientalisti e così anche il sindaco di Pescara punta l’attenzione sulla mancanza di informazioni nel passato e l’omertà di chi non poteva non sapere: «qualcuno deve aver visto quella discarica, che non è certamente nata dal giorno alla notte», sottolinea il primo cittadino, «qualcuno deve aver notato quella bomba chimica che stava avvelenando terreni e sorgenti. E quel qualcuno va individuato e deve rispondere delle proprie responsabilità dinanzi alla legge, perché quanto accaduto a Bussi rappresenta un delitto».
Il Comune di Pescara si è già costituito parte civile nei due procedimenti penali aperti sulla vicenda. Venerdì a Chieti è in programma l’interrogatorio dei principali imputati ma parallelamente alla vicenda giudiziaria si snoda la questione politica.

«CHIODI MENTE»
 Il consigliere regionale dei Comunisti Italiani, Antonio Saia, attacca Chiodi perchè afferma di non essere stato a conoscenza della situazione delle falde dell’acquedotto Giardino: «mente sapendo di mentire», attacca Saia, «o non legge le numerose interpellanze presentate sull’argomento dal sottoscritto, e le relative risposte, preparate dai suoi uffici e da lui stesso lette in aula».
Rifondazione rivendica  il lavoro svolto, insieme ad ambientalisti e Forum dell’Acqua: «senza di noi», dicono Marco Fars, segretario regionale del Prc Abruzzo e Corrado Di Sante, segretario provinciale del partito, «staremmo ancora bevendo acqua pesantemente contaminata. Per anni i vertici di Aca e Ato, sicuramente a partire dal 2004, come oggi si evince dalla relazione dell'Iss, hanno negligentemente operato. Sia sul versante della tutela della salute nella prevenzione dei rischi, sia attraverso l'assoluta mancanza di informazione agli utenti l'Ato, l'Aca e gli enti preposti hanno lasciato che 700.000 persone consumassero acqua a forte rischio e pericolosita' per la salute umana».

«SERVE LA MESSA IN SICUREZZA»
«Riusciremo ad andare oltre l’inquinamento, verso la messa in sicurezza?», chiedono le associazioni Italia Nostra, Marevivo, Mila Donnambiente, Ecoistituto. «Non possiamo rassegnarci al fatto che la discarica Tremonti, permeata dalle acque del Pescara,  sia ancora non in sicurezza pur se un decreto ministeriale e di protezione civile affidò al commissario Goio, con tanto di poteri speciali …data l’urgenza… tale compito  fin dal 2007. Goio, chi l’ha visto?  Bisogna  telefonare a Federica Sciarelli?»
«La drammatica situazione della discarica di Bussi dimostra ancora una volta che in Italia e' urgente una 'Norimberga' per i crimini ambientali per fare giustizia rispetto a tutte le 'bombe ecologiche' in cui inquinamento e la corruzione hanno fatto e fanno strage di vite», commenta invece il coportavoce dei Verdi italiani Angelo Bonelli che aggiunge: «Da Taranto a Bussi, dalla Terra dei Fuochi a Trieste, da Brindisi a Priolo e' ormai evidente che siamo ormai di fronte ad un crimine contro l'umanita' perche' ci sono oltre 6 milioni di persone che non sanno cosa mangiano, che sostanze contiene l'acqua che bevono e l'aria che respirano, perche' si ammalano e perche' muoiono i propri cari».

INTERROGAZIONI AL MINISTRO DELL’AMBIENTE
Intanto a Roma i parlamentari abruzzesi chiedono chiarimenti al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.  Maria Amato, Antonio Castricone e Vittoria D’Incecco vogliono risposte certe sui rischi in salute conseguenti all’inquinamento.
«Occorre sapere subito, oggi se i cittadini della Val Pescara e di Pescara possono bere l'acqua che esce dai nostri rubinetti e le autorità pubbliche preposte devono dircelo immediatamente. Il Governo deve subito adoperarsi per la bonifica del sito di Bussi stanziando risorse adeguate», chiede invece il deputato di Sel Gianni Melilla.