VERSANTE LAVORO

Abruzzo. Bussi, Montedison e Solvay vanno via, la megadiscarica rimane

I sindacati lanciano nuovamente l’allarme lavoro

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Abruzzo. Bussi, Montedison e Solvay vanno via, la megadiscarica rimane





BUSSI.  Ci sono poche cose certe. Una di sicuro è l’inquinamento devastante che da Bussi si propaga per la vallata del Pescara. L’altra cosa certa è che anche la Solvay chiuderà bottega dopo poco più di un decennio di attività tra fasi alterne e diversi aiuti governativi.

Perché dietro lo scandalo di Bussi c’è anche questo: la desertificazione di un territorio spremuto e inquinato.
La multinazionale francese oggi ribadisce di essere parte civile nel processo a Chieti davanti la Corte d’Assise, processo alla Montedison per lo smaltimento illegale di 250mila tonnellate di veleni. E’ anche vero che esiste però un secondo procedimento giudiziario che ha portato al sequestro bis dell’area di pertinenza della Solvay per la parziale mancata bonifica in questi anni. In questo procedimento appena chiuso risultano indagati alcuni dirigenti della società.
Sul versante giuridico si vedrà se le accuse reggeranno e se vi sarà un rinvio a giudizio ma nel frattempo c’è il problema lavoro che preoccupa oggi.
I sindacati spingono ma c'è anche una certa politica che preferirebbe avviare subito nuove iniziative industriali tralasciando una profonda e completa bonifica dei siti contaminati.
Così la Cgil oggi ritorna a lanciare l’allarme per l’abbandono di Solvay

«C’è bisogno di un impegno comune di soggetti economici, forze sociali e Istituzioni pubbliche per trovare soluzioni alternative che affrontino e risolvano le due emergenze che la scelta di Solvay di non considerare strategico quel sito creano: l'emergenza ambientale e l'emergenza sociale di un territorio che viene lasciato gravemente inquinato e senza prospettive produttive», dicono Domenico Ronca  e   Giovanni D'Addario della Cgil.                                                                                         
«Ambiente e occupazione», aggiungono, «sono i due corni della stesso problema e, o si affrontano assieme,  o si determinano le condizioni di uno scontro sociale in cui si perde tutti. La bonifica è fondamentale per una politica di sviluppo sostenibile sul territorio, ed è essa stessa una occasione di occupazione e strategica per l'intera Val-Pescara, così come la reindustrializzazione è l'occasione che rende possibile la bonifica e la riqualificazione del territorio».
Intanto allora per il sindacato «è necessario spendere immediatamente i 50 milioni disponibili per “reindustrializzare l'area interna del sito produttivo” pena la perdita di quelle somme».