SANITA'

Acerbo (Rc): «non fare solo la chirurgia che fa guadagnare la Asl»

Interrogazione contro la Asl di Chieti che trascura gli interventi minori

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Acerbo (Rc): «non fare solo la chirurgia che fa guadagnare la Asl»
 

CHIETI. «No. Non va bene che alla Asl di Chieti le priorità degli interventi chirurgici siano date dal peso economico degli interventi stessi: quelli che rendono di più si fanno, gli altri meglio lasciarli agli altri (il privato?)”.

 Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunsita, contesta così una circolare della Asl che suggerisce di effettuare unicamente interventi che possano “rendere economicamente” alla azienda sanitaria, cioè quelli con Drg (sistema di retribuzione) uguale o maggiore di 1,2, ed ad evitare quelli che rendono poco ma che a onor del vero rappresentano la maggior parte delle malattie.

Il documento è firmato da Flavia Petrini, anestesista capo e responsabile delle sale operatorie, da Giuseppe Mariotti, direttore medico dell’ospedale SS. Annunziata e da Pasquale Flacco, direttore sanitario Asl Chieti. E su questa circolare Acerbo interroga il presidente commissario Chiodi per conoscere se questi stessi criteri sono stati applicati nelle altre Asl abruzzesi: «non può passare il principio che le priorità sono dettate dai soldi che si incassano – spiega Acerbo – secondo il mio modo di vedere la priorità si decide in base ai bisogni di salute dei cittadini, perché anche una semplice appendicite può complicarsi e diventare peritonite e così tante altre operazioni».

 In sostanza questa circolare – e forse questo è il punto più importante dell’interrogazione presentata – potrebbe aprire la strada all’aumento della mobilità passiva, visto che mentre le patologie chirurgiche più semplici sono anche le più diffuse, la Asl non ha fatto nulla per attrezzare il territorio a rispondere a queste che sono comunque richieste di salute.
Insomma il punto non è se all’ospedale di Chieti si possono eseguire anche appendiciti ed ernie, ma se il progetto della Asl di trasformare il SS. Annunziata in un ospedale di riferimento per gli interventi più difficili ha le gambe per camminare o no. E la risposta è no, perché a questo progetto, del tutto condivisibile, manca la possibilità di realizzarsi. Infatti se Chieti opera la patologia oncologica, le appendiciti e le ernie dovrebbero essere operate – per esempio - ad Ortona, ma non si sa perché questo ospedale non riesce a smaltire le liste di attesa per questi interventi secondari. Problemi di numero di chirurghi? Non sembra, ad Ortona ce ne sono a sufficienza, anche se un qualsiasi intervento serale del Pronto soccorso locale spedisce a Chieti il paziente in ambulanza. Problemi di organizzazione del lavoro nelle sale operatorie? Probabile, viste anche le recenti polemiche sull’affollamento di 5 Unità operative chirurgiche nello stesso reparto dove «l’occhio è stato messo vicino al pene» senza altri spazi e mentre ad Ortona ci sono sale operatorie nuove. E mentre risulta anche che vengono chiamati ad operare a Chieti chirurghi di Vasto e di Ortona. Dal che deriva che mentre lo scopo della circolare Asl sembra giusto perché Chieti dovrebbe svolgere – anche per le capacità dei chirurghi che vi operano – un ruolo di ospedale primario, si è fatto poco o nulla per migliorare la periferia, mettendo in crisi la richiesta di salute dei cittadini. Detto in altre parole: va bene il robot chirurgico che costa 6 milioni in quattro anni, ma la medicina spettacolo non deve avere la prevalenza sulla routine quotidiana fatta anche di piccoli interventi.

Sebastiano Calella