L'INCHIESTA

UdA, anche un dossier a luci rosse dietro le inchieste

La Procura indaga su vizi privati e spese pubbliche all’università

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UdA, anche un dossier a luci rosse dietro le inchieste

Il dossier




CHIETI. C’è un dossier sulla vita privata di alcuni vertici dell’UdA e ci sono vari esposti molto dettagliati sulla gestione dei soldi dell’Università alla base delle inchieste che la Guardia di Finanza, su delega della Procura, sta conducendo sulla d’Annunzio.
E mentre si corre dietro alle decisioni del Senato accademico di ieri o alle ripetute visite della Finanza al Rettorato, si scopre che dietro tutto questo ci sono corposi dossier che sono stati inviati agli inquirenti - e per conoscenza al Consiglio superiore della magistratura ma anche ai giornali- con la promessa di dettagliare ulteriormente i fatti denunciati in caso di mancata attenzione. In realtà non è stata questa la molla che ha fatto “attenzionare” la d’Annunzio, ma la precisione dei particolari con cui sono state illustrate le varie operazioni oggi al vaglio degli inquirenti.
E poi - sorpresa nella sorpresa - c’è anche il dossier di un investigatore privato che dopo un lavoro di due mesi fatto di pedinamenti e di appostamenti su alcuni protagonisti di vertice, già nel febbraio dello scorso anno ha “rimesso” il frutto del suo lavoro e cioè una relazione con 24 foto allegate di alcuni protagonisti delle indagini di oggi. «Ad espletamento del mandato ricevuto si rimettono gli esiti degli accertamenti esperiti» : così inizia questo dossier che PrimaDaNoi.it ha potuto leggere e dove si parla di auto, di incontri clandestini ma non tanto, e di date che pongono sotto diversa luce le decisioni prese in università. Insomma a scatenare questo putiferio non sono state le polemiche più o meno settoriali (contratto del dg, promozioni dei dipendenti, laurea della segretaria, Cus, Fondazione e Unidav), ma la richiesta di resettare completamente il funzionamento dell’UdA.

LE INDAGINI CONTINUANO SU PIÙ FILONI E ALCUNE SONO GIÀ CONCLUSE
Intanto le indagini proseguono, così come prosegue l’acquisizione dei documenti sulle promozioni contestate del personale per le quali sono stati convocati in caserma alcuni dipendenti per chiarire aspetti controversi.
Mancano infatti alcune tessere di questo puzzle e servono alcune testimonianze, soprattutto per la valutazione delle promozioni su cui già in passato c’era stata non solo polemica, ma anche un ricorso al Tar dichiarato “inammissibile”.

Ed a questo servono gli “inviti” a presentarsi in caserma per riferire i fatti di cui alcuni dipendenti sono a conoscenza per averli vissuti e magari verbalizzati.
In realtà le indagini proseguono su più filoni ed i più semplici sembrano ormai sul punto di concludersi. Come quello sulla promozione di alcuni dipendenti, tra cui la segretaria del direttore, sulla cosiddetta laurea facile (troppi crediti concessi e poi ritirati) che la stessa segretaria stava per conseguire, sul secondo contratto del direttore generale, dove manca la parte dell’obbligo di presentazione del certificato del casellario giudiziale (a differenza di quanto prevede il contratto tipo spedito dall’ufficio del personale) ed infine quello sulla sospensione della convenzione con il Cus e del pagamento della rata di mutuo alla Bper, con gli effetti collaterali imprevisti, almeno dal CdA, come le utenze staccate negli impianti sportivi e la lenta eutanasia del Cus.
Ci sarebbe anche dell’altro (le spese della Fondazione e la nomina della consigliera per le pari opportunità all’Unidav), ma per questi altri filoni ci vorrà più tempo, anche se non è escluso che la Procura possa approfondire anche questi aspetti.

IL SENATO ACCADEMICO RITIRA LA CONVENZIONE CON IL CONI MARCHE
Ieri intanto in Senato accademico è stata ritirata la proposta di una convenzione con il Coni Marche per alcune attività di tirocinio di Scienze motorie, la facoltà nella bufera dopo la richiesta del Cus Chieti di essere pagato per averla avviata e gestita. La motivazione ufficiale è stata che nelle Marche non hanno gradito la pubblicità a questa convenzione, anticipata da PrimaDaNoi.it.
In realtà la convenzione è stata ritirata per ragioni di opportunità – c’è infatti un’inchiesta sui rapporti UdA-Cus - e per la consapevolezza che sarebbe stato comunque un autogol chiamare altri al posto del Cus riconoscendo di fatto la validità delle sue richieste. Senza dire che c’è stata pure qualche tirata d’orecchie del Coni nazionale che attua sempre una rigorosa politica di rispetto delle competenze territoriali, in questo caso abruzzesi. Non è la notizia più importante del Senato di ieri che ha affrontato temi ben più importanti, ma se lo è diventata questo dimostra che è forte l’attesa per gli esiti dell’inchiesta della Procura di Chieti. In effetti tra Senatori che sono andati via prima del termine della riunione e Senatori che hanno votato no su alcuni provvedimenti, facendo irritare non poco il rettore, il Senato UdA oggi è confinato in un ruolo lontano da quello della programmazione della vita accademica. Rischia infatti di essere solo una palestra vuota per indirizzi di governo che sembrano quelli di un qualsiasi ufficio pubblico, senza una caratterizzazione spinta dell’aspetto accademico della “fabbrica” d’Annunzio. E così ieri si è parlato del regolamento per la prevenzione, obbligatorio per tutti i luoghi di lavoro (ma molti locali dell’Università non sono a norma, hanno denunciato i prof), dell’invalidazione delle elezioni nei Dipartimenti, il che comporterebbe l’annullamento di molti corsi di laurea, e si è discusso pure dei regolamenti didattici, che fin dall’inizio delle nuova gestione sono stati criticati a più riprese. Però, al di la degli esiti specifici delle votazioni di ieri, il pensiero di tutti sembrava rivolto ad altro e cioè alle inchieste in corso, con le ultime novità come il trasferimento del comandante della GdF, anche questo anticipato da PrimaDaNoi.it e ripreso da altri, e con le ultime visite dei finanzieri in questi giorni.

Sebastiano Calella