CASSAZIONE DELLA GIUSTIZIA

Montesilvano. Evapora “di diritto” l’inchiesta sui concorsi truccati

Rinvio in coincidenza della prescrizione. La giustizia decide di non decidere

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GIUSTIZIA





PESCARA. E’ uno dei primi processi a saltare “di diritto” cioè dopo aver preso coscienza del fatto che ormai non c’è più il tempo per arrivare ad una decisione.

Finisce nel peggiore dei modi per tutti il processo sul presunto concorso truccato di Montesilvano.
Oggi  infatti l’udienza è stata rinviata al 6 luglio 2015, cioè tra un anno e mezzo, sempre davanti al Tribunale collegiale di Pescara.
L’inchiesta della Squadra Mobile delineò l'ipotesi, attraverso le intercettazioni e la documentazione sequestrata, che il concorso bandito dal Comune di Montesilvano a novembre del 2007  fosse stato in qualche modo pilotato da alcuni degli imputati facendo arrivare le risposte ai candidati prima delle prove ufficiali.
Tra gli imputati figurano il consigliere regionale del Pdl, Lorenzo Sospiri, l'ex sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, l'ex assessore provinciale di Pescara, Roberto Ruggieri, Luigi Marchegiani, ex capogruppo di Forza Italia al Comune di Montesilvano, Corrado Carbani, ex assessore comunale di Montesilvano, e altre dodici persone (per lo piu' partecipanti al concorso).
Il rinvio di 16 mesi e' stato deciso dal presidente del collegio, Angelo Zaccagnini, tenendo conto di una direttiva recente del Csm secondo la quale i processi che hanno per oggetto «reati non particolarmente gravi» prossimi alla prescrizione e per i quali «non sia stata svolta l'istruttoria», non vadano celebrati e siano quindi rinviati ad una data prossima o successiva alla maturazione della prescrizione.
Nel caso specifico del processo sui presunti concorsi truccati di Montesilvano, la gran parte dei reati contestati si prescrivono a giugno 2015 cioè nel periodo in cui il processo di primo grado si dovrebbe aprire.

 Sospiri e Cordoma sono accusati di rivelazione di segreti d'ufficio, concorso in tentata truffa aggravata, concorso in induzione al falso. L'ex assessore Ruggieri e' coinvolto in qualita' di candidato al concorso.
In pratica la direttiva cancellerà di fatto tutti quei processi che non hanno la matematica certezza di arrivare a sentenza definitiva di terzo grado anche calcolando il tempo medio previsto per l’appello che è stimato in 15 mesi. Dunque il “rinvio lungo” potrebbe essere applicato anche a quei processi già in fase di dibattimento che però non hanno alcuna  speranza di arrivare alla sentenza di appello.
La decisione è la prima che coinvolge uno dei processi tra i più importanti che riguarda la pubblica amministrazione e la scure della direttiva del Csm di fatto vanifica anni di indagine e di spese giudiziarie sia degli imputati che della stessa procura, lavoro e spese che hanno l’unico obiettivo di accertare la verità. Con questa direttiva la giustizia decide di non decidere, cioè decide di non fare giustizia perché «mancano i tempi tecnici». Il problema che ha l’obiettivo di sfoltire i processi ricade pesantemente in primo luogo sugli imputati che non potranno mai dimostrare con sentenza passata in giudicato la loro reale estraneità ai fatti perché i fatti non saranno mai accertati in un processo. 

Nessuna verità giudiziaria ma solo quella scritta nelle carte dell’accusa.
In secondo luogo viene meno anche il soddisfacimento di un più ampio interesse pubblico dei cittadini a vedere amministrata la giustizia (che appunto «viene amministrata in nome del popolo italiano») e allora senza poter sapere se qui pubblici ufficiali siano stati o no infedeli.
Inoltre rimane senza risposta il quesito principale dal quale scaturisce questa decisione obbligata: perché in sei anni non si è riusciti a giungere nemmeno al dibattimento.
Le ragioni  sono tante ed attengono alla carenza di organico, alle risorse e in definitiva alla generale organizzazione della macchina della giustizia.
Ci sono troppi processi, troppi sono davvero questioni “infime” che di fatto rallentano e zavorrano la giustizia.
E’ vero anche che per alcuni processi la via veloce si trova e si raggiunge, come per esempio i maxiprocessi che hanno riguardato il Comune di Pescara e Sanitopoli.
Così è deciso, il processo è tolto.