LA SECONDA VERITA'

Inchiesta De Fanis. Il contratto sessuale e le due verità di Zingariello

In tv viene assolta perché la notizia «è falsa» ma è lei che racconta per prima la storia

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Inchiesta De Fanis. Il contratto sessuale e le due verità di Zingariello

Lucia Zingariello




ABRUZZO. Chi può, preferisce difendersi in tv così da avere benevolenza dal grande pubblico. E l’intervista di venerdì sera di Lucia Zingariello, nel programma di Lilli Gruber su La7, ha immediatamente provocato reazioni, peraltro scontate, che si riverbereranno ancora per molto.
Le cose dette dalla ex segretaria dell’ex assessore alla Cultura Luigi De Fanis sono state molto forti, precise, inequivocabili ed hanno colpito più obiettivi.
E’ forte, infatti, il racconto del giorno degli arresti domiciliari quando 7  forestali (di cui 2 donne) hanno bussato al suo mini appartamento «di 60 metri quadrati».  Più che la notifica dell’ordinanza ed una perquisizione il racconto che è emerso è stato quello di un prigioniero delle Ss più volte violato in quei diritti che per fortuna, dopo la Seconda Guerra mondiale, sono diventati “inviolabili”. Passi per la perquisizione personale che durante la ricerca di documenti può starci, anche perché  dovevano essere individuati i cellulari ed i mezzi di comunicazione di cui la signora doveva essere privata, in virtù del regime di arresti domiciliari.
Non passa, invece, il diniego che i Forestali avrebbero opposto alla richiesta di chiamare il proprio difensore. Ancor di più non può passare il racconto dell’umiliazione subita per espletare funzioni fisiologiche anche dettate dal particolare ed indubitabile momento sgradevole della propria vita.
Dette così, in tv, queste cose non potranno passare in secondo piano, né rimanere lettera morta ed è probabile che già lunedì in procura a Pescara qualcosa succederà. Con tutta probabilità si potrà ricontrollare il verbale di perquisizioni per verificare tracce di quegli elementi raccontati da Zingariello.
In alternativa è, probabile, sarà richiesta una relazione dettagliata agli agenti che parteciparono all’arresto. Sembra scontato, in un paese che si dice garantista e civile, fare chiarezza su queste accuse pesanti che pare siano già rimbalzate nei telefoni del corpo della Forestale da Roma a Pescara.
Un terremoto generato da chi è ancora sotto inchiesta ed è accusata di essere in qualche modo complice delle presunte ruberie dell’ex assessore alla cultura De Fanis.
Ma qui le accuse del procedimento penale contano poco, così come sono contate poco ieri in tv dove si è preferito parlare del «contratto d’amore», un «contratto mai esistito» e dunque è stata data «una notizia falsa»  e giù accuse e considerazioni “indotte” che non potevano non tirare in ballo la consunta «macchina del fango».
Curioso poi l’avvertimento di querele per diffamazione verso molti imprecisati giornali per aver «scritto falsità» ed in particolare verso un blog che l’aveva etichettata in un certo modo, modo riferito con precisione in tv: il risultato è stato che quel presunto articolo diffamatorio, vecchio di mesi e letto da 150 persone alle 20 di ieri sera, alle 22 contava quasi 600 letture.
E mentre Lilli Gruber assolve, un’altra persona smentisce la Zingariello vista in tv.
Questa persona è tale… Lucia Zingariello ascoltata in procura nei tre interrogatori che hanno dato la stura a nuove indagini ancora in corso e persino generato uno stralcio con l’ipotesi di reato di tentato omicidio colposo con indagato ancora l’ex assessore.

IL CONTRATTO ESISTE

Se in tv Zingariello dice che il «contratto non esiste» lei stessa ne rivela l’esistenza allo stesso pm Giuseppe Bellelli, argomento peraltro non richiesto né oggetto di attenzione da parte dei Forestali.
Dunque è lei che spontaneamente rivela che l’ex assessore de Fanis, portato allo stremo per una sua personale ossessione verso la sua segretaria, pare abbia spaccato tutto un certo giorno, messo a soqquadro l’ufficio della Regione e poi avrebbe imposto «un contratto».
L’oggetto dell’accordo  è stato già riassunto nell’articolo di Repubblica: «se tu quattro volte al mese stai con me, io ti do 3mila euro al mese».
Una ricostruzione che pare lucida e chiara ricostruita con le parole della stessa Zingariello, appena dopo gli arresti domiciliari, quando un paio di giorni prima non aveva risposto al gip nell’interrogatorio di garanzia.
A quel punto la donna -che sembra volesse in qualche modo incastrare De Fanis- gli propone di scrivere il contratto e così l’ex assessore scrive. Poi gli fa notare che, essendo un contratto, questo va firmato e così l’uomo lo firma. Poi vi spilla anche un assegno che la donna dice essere «di 3mila euro».
A questo punto. sempre dal racconto verbalizzato in procura dalla donna. pare che De Fanis si sia insospettito ed avrebbe ragionato sul fatto che davanti a sé aveva una prova inconfutabile che poteva metterlo in difficoltà serie. Così lo strappa.
A questo punto Zingariello racconta che dopo essere uscita dalla stanza ha chiamato l’altra segretaria e di aver inventato una scusa convincendola a mettere da parte l’immondizia. In questo modo il giorno dopo la donna riesce a ricomporre il foglio strappato che chiama «contratto» e anche l’assegno.
Pm e Forestali a questo punto seguono il discorso ma non capiscono a quale foglio si riferisse e a quale assegno, tanto che, poi, cercando, trovano tra i documenti sequestrati un assegno da 2mila euro e non 3mila come detto.
Del foglio si dice che è «giallo» ma «fotocopiato» da De Fanis (e Zingariello non dice perché). L’assegno è datato 28 novembre.
Nella stessa sera De Fanis, a mente fredda, richiama a casa la sua segretaria e le chiede scusa prostrandosi e rendendosi conto di aver sbagliato perché ha «perso la testa».

DUE MINUTI PER UN CONTRATTO

In tutto si tratta di un paio di minuti di racconto registrati in procura su un totale di circa sei ore per  tre interrogatori.
A tratti dunque le cose dette in tv sono diverse da quelle raccontate ai magistrati.
Dai racconti ufficiali e verbalizzati si evince che a parlare di contratto sia stata proprio la Zingariello, che il contratto è esistito ma probabilmente -come già detto nelle scorse settimane- si trattava di un gioco. Ad ogni modo non vi sono prove che sia mai “entrato in vigore”.
La copia mostrata da Repubblica di sicuro non è la copia strappata e nemmeno quella repertata (che in realtà sarebbe un solo frammento) visto che come tutti i reperti deve contenere timbri e numeri apposti dalla procura.
Comunque sia la materia del contratto non pare interessare la procura di Pescara mentre potrebbe avere qualche rilevanza nell’inchiesta di Lanciano. Quest’ultima mira a capire cosa sia veramente successo un giorno alla moglie dell’ex assessore in preda a conati di vomito.
Una storia pure raccontata nei minimi particolari, fornendo più di una pista investigativa, sempre dalla medesima Zingariello.
Tutti i particolari saranno svelati nella prossima puntata…
a.b.