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Urbanistica Montesilvano, quella delibera di consiglio che modificava la legge sugli oneri concessori

Norme che hanno sbilanciato troppo gli accordi a favore dei privati costruttori

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Urbanistica Montesilvano, quella delibera di consiglio che modificava la legge sugli oneri concessori



MONTESILVANO. Il Dio cemento è sceso in terra, a Montesilvano, aiutato da amministrazioni che ne hanno permesso l’avvento anche forzando le leggi vigenti nel resto della nazione.
Dalle centinaia di faldoni che emergono man mano che il gruppo di lavoro creato dall’ex sindaco Attilio Di Mattia, escono informazioni preziose che contribuiscono a disegnare la storia di quello che è stata la vita amministrativa e non solo. La recente storia politica di Montesilvano è stata in parte scritta dalle recenti inchieste penali non concluse definitivamente e ferme per la maggior parte a condanne provvisorie (anche di corruzione), inchieste penali che hanno affrontato alcuni aspetti anomali degli accordi di programma. La procura però mira a provare reati penali e non esegue un “controllo generale sull’operato” delle amministrazioni, mentre quello del gruppo Di Mattia è una verifica amministrativa e se vogliamo legata dal bisogno contabile.
L’idea però che si sia giocato con le norme appare chiaro per l’ennesima volta quando si arriva alla fonte degli accordi di programma che hanno caratterizzato la cementificazione dal 2000 in poi e cioè al Piano regolatore che è la “Costituzione” di ogni gettata di cemento.
Allegato alle norme tecniche del Prg si trova lo schema di convenzione che si stipula con i privati e approvato dal consiglio comunale di fine anni ’90 unitamente allo stesso Prg.
Questa convenzione ad una lettura anche di un semplice “profano” appare scarsamente garantista per l’ente pubblico agevolando troppo il privato. E questo appare chiaro poiché vengono rinviati a tempi futuri (rispetto all’accordo) gli aspetti tecnici come i progetti esecutivi, dunque cosa costruire, come farlo, quali opere di urbanizzazione realizzare. Persino i computi metrici sono rimandati così come le fidejussioni ecc.
Perché il Comune non decise di prendersi tutte le garanzie subito dimostrando di avere a cuore l’interesse pubblico?
In pratica quando il Comune stipula l’accordo con il privato-costruttore acconsente a parlare dei dettagli essenziali in un secondo momento così come viene anche differito l’introito delle somme previste per legge che dovrebbero essere pagate all’ente.
Con questo schema di convenzione sono state disciplinate la maggior parte delle attività edilizie svolte a Montesilvano, comprese quelle opere essenziali e di grandissimo interesse pubblico come le urbanizzazioni primarie e secondarie.

COSA DICE LA LEGGE
Il dpr 6 giugno 2001 n.380 è chiaro e stabilisce che chi vuole costruire deve dare un contributo proporzionale commisurato all’incidenza agli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione. Questo avviene o dovrebbe avvenire al momento del rilascio del permesso di costruire.
La quota di contributo per le opere di urbanizzazione è corrisposta al Comune al momento del rilascio del permesso e può essere rateizzata. La quota delle opere di urbanizzazione può anche esser corrisposta “in opere” (lo scomputo) così il costruttore si impegna a realizzare opere di pari valore rispetto al contributo dovuto. Cioè il contributo è pari a 100mila euro, non ti do soldi ma ti costruisco un’opera di pari valore che sia una rete fognante, una strada, un parco pubblico, una scuola, una sala polivalente. Opere opere che appunto si chiamano di urbanizzazione primaria e secondaria e che entrano nel patrimonio del Comune.
La quota di contributo relativa al costo di costruzione è corrisposta in corso d’opera e non oltre 60 giorni dalla ultimazione delle opere.

CHE COSA SI PREVEDE NELLA REPUBBLICA AUTONOMA DI MONTESILVANO
Con la delibera del Consiglio comunale n.28 del 19 aprile 2002 vengono introdotte diverse modifiche alla convenzione approvata qualche anno prima, una operazione tecnica ma semplice: si sostituiscono due parole e cambia il senso. In questo modo si dilazionano gli accordi ma soprattutto i soldi da versare.
E’ l’epoca del sindaco Renzo Gallerati, Cantagallo assessore ai lavori pubblici, Giovanni Pavone, presidente del consiglio, assessori Brocco, Bratti, Vallescura e Di Felice.
Se prima lo scomputo degli “oneri” riguardavano solo opere «di urbanizzazione primaria ed eventualmente secondaria» poi con la variante apportata nel 2002 si parla di «oneri concessori» che comprendono dunque anche il costo di costruzione.
Nel 2002 il Consiglio comunale dunque decise che si potevano scomputare di fatto tutti gli oneri, cioè invece di versare le somme al Comune si costruivano opere, compreso il costo di costruzione che per legge non è scomputabile.
Una delibera di Consiglio che deroga la legge nazionale e che per molti è da considerarsi illegittima. Sta di fatto che in vigenza di queste nuove norme sono stati redatti e approvati la gran parte dei piani Pue e praticamente in moltissimi non hanno versato al Comune quanto dovevano.
In alcuni casi si è ricorso allo scomputo realizzando (bene o male) o non realizzando affatto opere di valore che si presume equivalente. Si presume tutto poiché le verifiche in passato sono state blande (quando vi sono state) per il resto l’amministrazione comunale non si è mai curata di disturbare i costruttori.
Ed anche queste sono le cause per cui a Montesilvano esistono quartieri che non possono godere dell’agibilità (niente collaudi, niente agibilità e abitabilità), splendidi condomini… ovviamente abitati.
Questa sarebbe anche la causa della mancata realizzazione di altre opere che il privato doveva costruire, opere pubbliche. Dove sono state realizzate in molti casi nessuno ha controllato la piena rispondenza dei progetti alle opere costruite e così potrebbe accadere che un costruttore tenuto a realizzare la rete fognante abbia realizzato magari solo tombini... senza la rete, cioè nemmeno collegati tra di loro.
In tutto, secondo l’ex sindaco di Mattia, il Comune -secondo una prima stima- dovrebbe incassare circa 4 mln di euro, stima ovviamente contestata da molti presunti debitori.

IL ‘RAVVEDIMENTO OPEROSO’
A febbraio 2003 la giunta (delibera n.77) decide di precisare cose proprio relative agli “oneri concessori” e con le modifiche le regole vengono riportate al dettato normativo, in pratica una specie di sanatoria alle illegittimità deliberate dal Consiglio.
Le premesse di quella delibera sono curiose: «visti i continui richiami della USL in merito allo smaltimento delle acque nere e i continui aumenti di costi di gestione per i servizi generali che il Comune sostiene… al fine di perseguire il fine di assoluto interesse pubblico, si ritiene che vadano disciplinati e chiariti i casi di scorporo degli oneri concessori….»
Come se qualcuno avesse imposto alle amministrazioni di allora di accorgersi che il meccanismo messo in piedi non era del tutto aderente a preservare “l’interesse pubblico”… Una delibera che sembra una ammissione di colpa e un “ravvedimento operoso” ma servito di fatto a poco.
Anche in questo caso la stranezza è che una delibera di giunta modifica una delibera di Consiglio… che aveva modificato la legge.
E mentre qualche giurista si rivolta nella tomba, i costruttori ballano perché di fatto hanno potuto evitare di pagare subito quanto dovuto con il risultato che in alcuni casi dopo 10 anni si parla di debiti, di complotti e di poteri forti.
Ora si chiede conto di questa cosa e i costruttori possono presentarsi in Comune per protocollare le loro pezze d’appoggio nella ipotesi in cui avessero già pagato ed i dirigenti avessero smarrito documentazione e memoria.

«CONTINUARE SULLA BUONA STRADA. IL PROBLEMA SONO I POCHI DISONESTI»
«Oggigiorno più che mai sono fermamente convinto che sia prioritario continuare tale indagine, chiunque sia il sindaco e qualunque sia la maggioranza», dice oggi Attilio Di Mattia, «ripongo la massima fiducia nella competente attenzione degli organi inquirenti, ma la politica deve agire e non scaricare le proprie responsabilità sulla magistratura, o peggio distogliere lo sguardo da certe cattive abitudini. Comprensibile ( si fa per dire) la preoccupazione di taluni partiti per la forma, perché oramai prossime le elezioni: ma oggi ogni buon padre di famiglia (amministratore) deve preoccuparsi di rendere disponibili i fondi necessari per la collettività se vuole dare servizi ed abbassare le tasse.   Il paradosso è non avere soldi neppure per sostituire le tende nelle aule scolastiche, mentre pochi furbi trattengono nelle loro tasche soldi ed opere di cui il municipio e la cittadinanza ha pieno diritto».
«Il trucco e' semplicissimo prima il cemento e poi ( ma molto poi, forse) le urbanizzazioni e gli oneri», commenta amaro Di Mattia, «cosicché a cose fatte dopo anni ( ed amministrazioni) tutto passa nel dimenticatoio anche le polizze fideiussorie a garanzia dell'opera( che non sono mai state escusse anche nel caso peggiore). Nessuna criminalizzazione, il problema non sono i tanti costruttori ma i pochi disonesti. Nessuna generalizzazione il problema non è  di costruire, ma nel modo».

a.b.