LA FINE DI MASCIA

Comune Pescara. Manca solo una firma per far cadere Mascia

Nel pomeriggio hanno firmato altri 3

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Comune Pescara. Manca solo una firma per far cadere Mascia




PESCARA. Oggi è il giorno della verità.
I 21 consiglieri comunali che ieri hanno firmato il documento di sfiducia  contro il sindaco Luigi Albore Mascia oggi tenteranno nuovamente l’impresa, non prima, però, di aver avuto rassicurazioni sulla data del voto.
Si teme, infatti, che se l’amministrazione cadesse oggi non si potrebbe andare al voto il prossimo 25 maggio, come previsto, ma si dovrebbe aspettare un anno. Il Ministero degli Interni su situazioni analoghe non ha avuto posizioni univoche. Così la congiura dei 13 andata in scena un mese fa a Montesilvano si replica a Pescara, a parti invertite.
Se nel primo caso, infatti, a guidare la rivolta sono stati gli esponenti di Forza Italia Lorenzo Sospiri e Nazario Pagano, in questo caso proprio il centrodestra è diventato vittima.
«Pescara merita senza dubbio qualcosa di meglio di un centrosinistra che sta ora lavorando da un mese sperando di rosicare in qualche angolo della coalizione di maggioranza per raggranellare quelle 21 firme utili per la sfiducia al nostro governo, condannando la città di Pescara a un commissariamento lungo un anno», commenta il sindaco Mascia in attesa di conoscere il proprio destino.
E il primo cittadino cita la legge 182 del 7 giugno 1991 mentre l’opposizione attende il parere del notaio

«UNA VERGOGNA»
Mascia parla di «una vergogna per quei poveri cittadini che hanno votato quel centrosinistra, cittadini ai quali da cinque anni raccontano menzogne su una coalizione di governo che ha lavorato senza sosta, ormai terrorizzati dal nostro operato, dai risultati che continueremo a raggiungere sino all’ultimo giorno e che rappresenteranno il nostro biglietto da visita alla città».
Il sindaco, così come aveva fatto anche Di Mattia, punta il dito contro i consiglieri «traditori»  che «solo oggi, dopo cinque anni, si accorgono di non condividere la linea di una maggioranza con la quale hanno abbondantemente governato, senza disdegnare anche ruoli di rilievo. Quei consiglieri dovrebbero sapere che la città non dimentica e ricorderà, uno a uno, i nomi di quei consiglieri che hanno tradito».

IL VALZER DELLE FIRME
Mascia racconta di aver seguito ieri per tutta la giornata «il valzer delle firme, tra consiglieri che, in preda ai tormenti della coscienza e delle poltrone, uscivano ed entravano, come raccontano i testimoni, dall’ufficio del notaio chiamato a ratificare quella sfiducia, e tra consiglieri che, orgogliosi, pubblicavano sui social network le proprie facce sorridenti mentre firmavano, forse convinti che la politica sia un grande show, uno spettacolo in cui a fronte di 5 secondi di celebrità si è pronti a sacrificare anche il destino di una città».

«UNICO SCENEGGIATORE ESTERNO»
Secondo il sindaco i consiglieri avrebbero seguito «la regia di un unico sceneggiatore esterno, che da mesi ha scritto il copione sperando di trovare attori capaci di recitare la propria parte. Eppure, nonostante quella regia, nonostante il ciak sia scattato puntuale nel pomeriggio, sperando di riuscire a scimmiottare quanto accaduto a Montesilvano, nonostante la lunga preparazione, le telefonate convulse per convincere i più reticenti, alla fine le 21 firme contestuali non sono arrivate, rimediando anche l’ennesima bella figura».

LE DUE INCOGNITE
Per Mascia, dunque, ci sono al momento due incognite all’orizzonte: la prima riguarda proprio la sua attuale legislatura. Si concluderà due mesi prima del previsto?
Poi c’è la questione candidatura che dovrebbe essere chiusa a breve. Ieri Raffaele Fitto, della direzione nazionale di Forza Italia, arrivato a Pescara per l’incoronazione di Gianni Chiodi  ha ribadito la volontà del partito di puntare su di lui: «abbiamo un sindaco uscente - ha detto - e la proposta del nostro partito va in questa direzione».
«Noi comunque», ha chiuso Mascia, «il 25 maggio ci presentiamo con le carte in regola per onestà, dedizione e trasparenza».

ORE 10, IL PIANO SEMBRA DESTINATO A SFUMARE
Novità in vista sul tentativo bis di sfiduciare il sindaco: sembra destinato a sfumare definitivamente il piano dei 21 consiglieri. Sarebbe emerso nel corso di una riunione di maggioranza convocata dal sindaco che ha fatto interrompere i lavori del Consiglio comunale.
All'ordine del giorno, tra l'altro, la variante al Piano regolatore per il patrimonio storico architettonico. E' intervenuto solo il consigliere Maurizio Acerbo, a difesa del suo emendamento, poi il sindaco Luigi Albore Mascia ha chiesto una sospensione dei lavori per una riunione.
Nel corso dell'incontro è emerso che non tutti i 21 sarebbero disposti a firmare le dimissioni, anche se 17 lo hanno gia' fatto ieri dinanzi al notaio Massimo D'Ambrosio. Avrebbero posto condizioni ben precise all'amministrazione Maurizio Acerbo e Fausto Di Nisio sulle attivita' da portare avanti nell'ultimo scorcio di mandato. I due ieri non hanno firmato e avrebbero intenzione di mantenere questa linea. Ieri e' mancata anche la firma di Massimiliano Pignoli e Daniela Arcieri Mastromattei che pure hanno raggiunto il palazzetto D'Ambrosio. Non c'era neppure il presidente del consiglio Roberto De Camillis.

«FACCIAMO L’INTERESSE DELLA CITTA’»
«Non firmerò la decadenza del sindaco», ha spiegato in aula Fausto Di Nisio (indipendente) alla ripresa dei lavori evidenziando che doveva accadere prima, come peraltro si e' tentato di fare nei mesi scorsi. «Non voglio che si dia la sensazione di una pugnalata alle spalle - ha aggiunto -. Io non pugnalo il sindaco alle spalle e lui ha preso atto che questa consiliatura è interrotta».
Di Nisio ha anche sottolineato «la inadeguatezza dell'amministrazione» e ha parlato della «situazione finanziaria gravissima».
Anche Acerbo (Rifondazione comunista) ha detto la sua a proposito parlando della necessità, da qui in poi, di «fare alcune cose che sono nell'interesse della città», considerato che non esiste più una maggioranza, e «150 incarichi da attribuire non rientrano nell'interesse della città. E neppure la nomina dei vertici dell'Ente manifestazioni rientra nell'interesse della città, ne' altre iniziative di una maggioranza che non c'è più». Polemico Enzo Del Vecchio (Pd), uno dei consiglieri che ieri ha firmato dinanzi al notaio. «La sospensione dei lavori del Consiglio - ha detto in aula - ha prodotto qualche risultato o qualche inciucio. Io sono stato sempre coerente e ritengo che questa amministrazione debba andare a casa. In tre mesi, da qui alla fine del mandato, si possono produrre effetti deleteri pazzeschi. Chi consente che ciò avvenga è da ritenersi responsabile. Non ci vuole molto per un commissario ad essere meglio di questa amministrazione». «La maggioranza uscita dalle urne - ha evidenziato l'assessore all'Urbanistica Marcello Antonelli - oggi indiscutibilmente non è più maggioranza perché alcuni consiglieri sono passati dall'altra parte. Nel corso della riunione di maggioranza, durante la sospensione dei lavori, abbiamo valutato fino in fondo l'opportunità di provare dentro il Consiglio comunale a raggiungere una conclusione su alcune questioni aperte che possiamo portare a compimento in questi venti giorni».

FIRMANO ALTRI TRE
Altri tre consiglieri comunali di Pescara, dopo i 17 di ieri, hanno firmato oggi dinanzi al notaio Massimo D'Ambrosio le dimissioni, finalizzate a far cadere l'amministrazione. Si tratta di Massimiliano Pignoli e Daniela Arcieri Mastromattei, che hanno firmato nel pomeriggio. All'ora di pranzo, invece, secondo quanto scrive l’Agi e' stata apposta un'altra firma, quella del presidente del Consiglio Roberto De Camillis, il quale pero' smentisce questa notizia e assicura di non aver firmato. Comunque per mandare tutti a casa sono necessarie 21 firme, quindi ne manca una.
FIRMANO ALTRI TRE

 

Altri tre consiglieri comunali di Pescara, dopo i 17 di ieri, hanno firmato oggi dinanzi al notaio Massimo D'Ambrosio le dimissioni, finalizzate a far cadere l'amministrazione. Si tratta di Massimiliano Pignoli e Daniela Arcieri Mastromattei, che hanno firmato nel pomeriggio. All'ora di pranzo, invece, secondo quanto scrive l’Agi e' stata apposta un'altra firma, quella del presidente del Consiglio Roberto De Camillis, il quale pero' smentisce questa notizia e assicura di non aver firmato. Comunque per mandare tutti a casa sono necessarie 21 firme, quindi ne manca una.