GIUSTIZIA

Pignoramenti, Codacons scrive ai giudici: «si rispettino le norme»

«Spesso non trova applicazione la salvaguardia della quota minima della pensione o dello stipendio del debitore»

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AVVOCATI GIUSTIZIA



ABRUZZO. Il Codacons Abruzzo ha scritto al presidente della Corte d’Appello de L’Aquila, ai presidenti di tribunali d’Abruzzo e anche ai prefetti.
La richiesta è una e precisa: si rispetti l’articolo 72 ter del D.P.R. n. 602/1973 e della quota impignorabile nelle procedure esecutive di pignoramento presso terzi da parte delle società di riscossione.
«Le vicende degli ultimi tempi hanno tristemente portato alla ribalta tutte le lacune e le contraddizioni di un corpo normativo, quello tributario, che è oramai del tutto fuori controllo per stessa ammissione degli esperti in materia», spiega l’avvocato Vittorio Ruggieri.
Attraverso l’esperienza lavorativa che il legale porta avanti nello sportello del quale è responsabile a Francavilla al Mare, ha potuto constatare che in alcuni tribunali non trova applicazione la salvaguardia della quota minima della pensione o dello stipendio del debitore esecutato, nonostante questa sia costituzionalmente garantita, rispondendo al principio che le esigenze minime della vita di una persona vengono prima anche dei legittimi diritti del creditore.
«Inoltre ho verificato», continua l’avvocato, «che tutt’ora non trova applicazione l’art. 72 ter del D. P. R. n. 602/1973, nonostante questo articolo sia entrato in vigore il 2 marzo 2012 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D. L. 16/2002 (nello specifico art. 3, comma 5), convertito nella Legge 44 del 26 aprile 2012».
Tale norma stabilisce che l’agente di riscossione può procedere al pignoramento di stipendi, salari o altre indennità relative al rapporto di lavoro (e quindi anche delle pensioni per interpretazione univoca anche di Equitalia), o dovute a causa del licenziamento, nella misura di 1/10 per importi fino a 2.000 euro; 1/7 per importi da 2.000 a 5.000 euro; 1/5 per importi superiori fino a 5.000 euro.
Questo significa che tutti quelli che prendono stipendi o pensioni inferiori a 2.000 euro mensili, possono vedere aggredita la loro retribuzione dalle società di riscossione per 1/10, detratta la quota impignorabile di circa 500 euro.
«Poiché abbiamo casi di ultraottantenni che hanno subito su una pensione di 600 euro un pignoramento di 120 euro mensili, o addirittura di una dipendente di un comune che dopo aversi visto pignorare la casa da Equitalia ha subito dalla stessa società di riscossione un pignoramento del quinto dello stipendio senza che le fosse salvaguardata nemmeno la quota impignorabile, è lapalissiana che nel sistema di riscossione c’è qualcosa che non va. Chiedo pertanto a tutte le Autorità in indirizzo di attivarsi affinchè nelle aule giudiziarie trovino applicazione anche i diritti dei debitori».
Per Ruggieri suona «davvero sgradevole questo accanimento» nei confronti della povera gente quando è risaputo che Equitalia deve riscuotere un credito di 545 miliardi di euro composto quasi esclusivamente da cartelle di importi superiori a 500.000 euro o a 1 milione di euro.