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Disoccupazione femminile, +3,6 in provincia di Chieti

39.585 donne senza occupazione

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Disoccupazione femminile, +3,6 in provincia di Chieti




CHIETI. Tra il 2008 e il 2012 l'occupazione in provincia di Chieti si è contratta di ben 4,1 punti percentuali, una flessione nella domanda di lavoro ben più marcata rispetto a quella registrata sul territorio regionale ( -2,2) e nazionale ( -1,9).

Un calo occupazionale che riguarda soprattutto la componente femminile che nell'ultimo anno ha registrato una diminuzione di 3,6 punti percentuali, attestandosi al 39,1% mentre quella maschile resta inalterata attestandosi su una quota pari al 68,3%. Dall'analisi di genere emerge, inoltre, che i dati sono inferiori alla media nazionale e regionale con uno scarto evidente relativa alla componente femminile, infatti nel 2012 il dato provinciale del tasso di occupazione femminile registra un 6,2 punti in meno rispetto al dato regionale e ben 8 punti in meno rispetto a quello nazionale.

L'erosione di posti di lavoro si traduce in una crescita molto rapida del fenomeno della disoccupazione, che nella provincia di Chieti si attesta al 2012 su 72.409 unità di cui 32.824 maschi e 39.585 donne, con un tasso di disoccupazione dell’11,3%. Tra il 2008 e il 2012 nella Provincia di Chieti si conta un incremento del tasso di disoccupazione pari a + 5,3 punti percentuali, dato ben più elevato rispetto a quello registrato a livello regionale ( +4,2) e nazionale ( +4,0).
Anche in questo caso le dinamiche di genere hanno penalizzato la componente femminile, mentre il tasso di disoccupazione maschile nel 2012 si attesta al 9,2% quello femminile raggiunge quota 14,7%.
Gli iscritti al Centro per l'Impiego di Ortona nel 2012 che dichiarano l'immediata disponibilità al lavoro 11.975 con una crescita rispetto al 2011 di 1.126 unità ( + 10%), gli iscritti sono soprattutto donne ( 6.517) pari al 55% del totale.
Le difficoltà occupazionali determinano anche una riduzione della partecipazione della popolazione attiva al mercato del lavoro locale con una flessione del tasso di attività ( rapporto percentuale tra forza di lavoro e popolazione in età da lavoro) pari a -0,9% in contro tendenza rispetto al dato regionale ( +0,7) e nazionale (+0,7).
Tra le categorie più a rischio su questo fenomeni i giovani: negli ultimi anni è aumentata la quota di abbandoni scolastici e in particolare l'incidenza dei Neet ( Not Education, Employment or Training) ovvero giovani tra i 15 e i 29 anni che non stanno ricevendo alcuna istruzione e non hanno un impiego.
Anche il tessuto produttivo, evidentemente, registra un dato negativo poiché al 2012 sono attive 42.300 imprese, pari al 32% del totale regionale ma con un saldo negativo pari al -2% rispetto al 2010.
Il saldo iscrizioni/cessazioni del 2012 è negativo ( -395) a causa del rallentamento delle iscrizioni rispetto al consistente aumento delle cessazioni.

LE IMPRESE ROSA
Le imprese femminili fanno registrare solo una leggera flessione dello 0,34% nell'ultimo triennio 2010-2012. Al 2012 le imprese femminili della provincia sono 13.980, pari al 33% delle unità produttive operanti sul territorio. Anche nel caso delle imprese femminili permane la netta prevalenza delle ditte individuali, pari al 77,4%, nei settori prevalenti del commercio, agricoltura/attività manifatturiere/alloggio e ristorazione.

Si chiude con un dato generale che riguarda le famiglie in condizioni di povertà che nella Provincia di Chieti sono il 12,6% del totale, registrando un dato di un punto percentuale inferiore alla media regionale (13,4%) e superiore di oltre 1,5 rispetto a quello nazionale( 11,0%).
«Si tratta ovviamente di dati- sottolinea il consigliere comunale di Parità, Nadia Di Sipio – che mettono in luce numericamente ciò che si percepisce dal territorio, che in questo particolare periodo di crisi il prezzo più alto lo pagano soprattutto le donne che hanno maggiori difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e pochissime possibilità a rientrarvi dopo che ve ne sono uscite. Dati che però ci offrono diverse indicazioni anche sulle politiche da intraprendere a supporto dell’occupazione femminile che devono indirizzarsi sulla formazione e sul supporto all’autoimprenditorialità, poiché come visto proprio l’impresa femminile fondata sulle piccole attività di natura manifatturiera e commerciale riescono a resistere alla crisi. Ma dobbiamo anche impegnarci per riuscire ad intercettare quel fenomeno crescente dei Neet, giovani che non partecipano al mercato del lavoro, isolandosi e perdendo contatto con le realtà lavorative, con forti implicazioni psicologiche. Mentre come istituzione stiamo cercando di lavorare per creare una rete forte e trasversale a supporto di tutte le donne che sono vittime di violenza e per questo ringrazio il Centro Antiviolenza di Donn.é e il Consultorio A.GE.».