LA DENUNCIA

Diffamazione: «Il senatore indagato con i casalesi». Due giornalisti rinviati a giudizio

Il processo comincia a gennaio del 2015

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Diffamazione: «Il senatore indagato con i casalesi». Due giornalisti rinviati a giudizio

Filippo Piccone




ABRUZZO. La notizia provocò un vero e proprio terremoto in tutto Abruzzo e l’allora senatore del Popolo delle Libertà Filippo Piccone, oltre che smentire categoricamente le accuse addebitategli, decise di querelare.
Ieri prima vittoria per l’esponente azzurro, oggi deputato nelle fila del Nuovo centro destra.
E’ proprio una nota inviata dal parlamentare che annuncia la notizia: «In seguito a querela sporta, il giudice per l’udienza preliminare di Pescara, Maria Michela Di Fine ha disposto il rinvio a giudizio di Giuseppe Caporale e Luigi Vicinanza, innanzi al giudice monocratico del Tribunale di Pescara, Villani, per l’udienza del 15 gennaio 2015».

Giuseppe Caporale, giornalista del quotidiano “Il Centro” deve rispondere del reato di diffamazione a mezzo stampa «per avere offeso gravemente la reputazione dell’onorevole Filippo Piccone, allora senatore della Repubblica». L’articolo contestato venne pubblicato a marzo del 2011 con il titolo «Contatti con i casalesi, indagato Piccone» e con sottotitolo: «Il coordinatore regionale Pdl nelle indagini della procura antimafia sulla ricostruzione». Rinviato a giudizio anche Luigi Vinanza, all’epoca direttore del quotidiano ‘Il Centro’, accusato di diffamazione e omesso controllo «per aver omesso di esercitare il dovuto controllo sull’articolo indicato, in modo da evitare la consumazione del suddetto delitto di diffamazione a mezzo stampa».

Nell’articolo Caporale affermava, «contrariamente alla verità», che Piccone avrebbe assunto la qualifica di indagato in procedimenti penali aventi ad oggetto la gestione di appalti per la ricostruzione della città dell’Aquila.
Nei giorni successivi il parlamentare tenne una infuocata conferenza stampa: «è una cosa che é fantasiosa, inesistente e priva di fondamento, se mi avessero accusato come diceva Salvemini di aver rubato la Madonnina dal Duomo di Milano sarebbe stata più plausibile di questa notizia. Io non ho ovviamente mai avuto contatti con nessuna azienda fuori da questo territorio tantomeno con aziende collegate a chicchessia, tantomeno con aziende napoletane o campane, non so di che cosa stiamo parlando».