L'INCHIESTA

Le confessioni dell’imprenditore sconfinano: guai in vista a Chieti e L’Aquila

Due anni d’indagine, molteplici filoni e qualche sorpresa

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Federico De Siervo

Il procuratore De Siervo




ABRUZZO. Con la notifica degli avvisi di garanzia ai 38 indagati nell’inchiesta “Shining light” si sta per chiudere una inchiesta che conta almeno tre filoni che la procura di Pescara ha sviscerato in oltre due anni di indagini grazie alle confessioni di Claudio D’Alessandro, imprenditore pentito.
Il sistema per accaparrarsi gli appalti era semplice, secondo la ricostruzione che ha fornito l’uomo agli inquirenti: si pagavano le tangenti e si fornivano gli elenchi delle ditte da chiamare le quali si mettevano d’accordo sulle offerte al fine di far prevalere la ditta favorita.
Spesso le ditte erano intestate a prestanome o a persone compiacenti in questo modo le gare di appalto erano pilotate facilmente e solo apparentemente regolari. Nell’inchiesta vi sono prove che farebbero pensare ad appalti pilotati e mazzette per i pubblici ufficiali dell’Ater di Chieti, dell’Aca, del Comune di Montesilvano, dell’esercito.

Oltre alle piene confessioni dei fratelli Claudio e Antonio D’Alessandro le prove reperite da Forestale e Squadra Mobile di Pescara sono i numerosi file negli smartphone e nei pc oltre alle intercettazioni e ai tabulati telefonici.
I due imprenditori e l’ex vicesindaco di Cepagatti, Leone Cesarino, hanno già patteggiato la pena.
Sulle confessioni di D’Alessandro che riguardano l’Ater di Chieti tuttavia sono ancora molti gli aspetti da chiarire e molte le situazioni ed i personaggi che la procura ritiene vi siano dietro gli indagati già individuati e che dunque dovranno essere svelati, personaggi a livelli più alti che sarebbero a conoscenza del meccanismo e che muoverebbero le fila.
Molto ha detto l’imprenditore ma sarà la procura di Chieti a verificare la veridicità e a scovare le prove ed eventuali Mister X.
Cose molto forti deve aver detto per esempio nel suo interrogatorio il dirigente dell’Ater Ernesto Marasco già coinvolto lo scorso anno dall’inchiesta e arrestato visto che i suoi verbali sono stati secretati, verbali che raccontavano situazioni e facevano nomi, nomi pesanti.

NUOVI PARTICOLARI E CONFESSIONI
Dunque l’inchiesta, coordinata dal procuratore De Siervo e dal sostituto Mantini,  si sarebbe già arricchita di nuovi particolari e nuove confessioni oltre quelle dei D’Alessandro. L’idea che è emersa era un giro di affidamenti per la ristrutturazione delle palazzine Ater in seguito ad un finanziamento della Regione pari a 7 mln di euro, affidamento che sarebbe stato deciso a tavolino con tanto di nomi e tecnici piovuti dall’alto che avrebbero dovuto occuparsi dei lavori delle ristrutturazioni.
Un nuovo elenco di ditte vincitrici di appalti che non si erano ancora svolti?
Impossibile per ora capirne di più anche se rimane il mistero sulla identità del famoso “ganghetta” uno dei tanti nomi e nomignoli presenti nella famosa lista delle tangenti dei D’Alessandro già sequestrata dagli investigatori.
In un primo momento si era pensato ad un personaggio preciso, Marcello Lancia, vertice dell’Ater di Chieti prima commissario nominato dalla giunta Chiodi e poi amministratore unico, in realtà secondo quanto poi sarebbe stato appurato dagli investigatori potrebbe trattarsi invece di più persone, un manipolo di poche persone dalle maniere non esattamente vellutate da qui forse il termine “ganghetta” cioè “piccola gang”.
Ma a chi sono allora andati questi 70mila euro accertati nell’inchiesta? Ed erano truccate solo le gare scoperte dalla procura di Pescara oppure tutte erano soggette alla famigerata percentuale del 5%?

IL POST SISMA
C’è poi un filone di indagine finito alla procura de L’Aquila che riguardano ancora una volta lavori della ricostruzione post terremoto che potrebbero essere passati per il Comune di L’Aquila. E da quello che sarebbe già agli atti ad essere stato indicato come collettore delle presunte tangenti, o quantomeno l’artefice a cui rivolgersi per ottenere i lavori, sarebbe un dirigente comunale peraltro già finito in alte inchieste e scandali simili. Si tratterebbe allora di una riconferma non tanto del nome quanto del metodo e della “distrazione” reiterata nei controlli che vi è stata al Comune de L’Aquila.
Mentre il fiume in piena delle confessioni dell’imprenditore pur non parlando mai dell'appalto post terremoto di Avezzano del liceo Torlonia ha consentito agli inquirenti di scoperchiare anche questa gara tanto "problematica" di cui pure abbiamo già parlato a suo tempo ed ha messo nei guai il dirigente della Provincia de L’Aquila, Specchio
Che dire il “metodo D’Alessandro” sembrava piacere a molti amministratori pubblici in Abruzzo, di sicuro ha garantito per alcuni anni lavori e guadagni sicuri. E non solo per le imprese che vincevano.

Alessandro Biancardi