IL VERBALE

Le confessioni dell’imprenditore: «così ho pagato le tangenti all’Ater di Chieti»

«A Lancia ho dato 70 mila euro». I misteri di "ganghetta" e "la chiesa"

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Le confessioni dell’imprenditore: «così ho pagato le tangenti all’Ater di Chieti»

Marcello Lancia




ABRUZZO. «Vorrei ora parlarle delle dazioni corruttive che ho cominciato a dare dapprima al presidente dell’Ater di Chieti, tale Marcello Lancia».
Inizia così la confessione di Claudio D’Alessandro che ha già patteggiato la pena nell’ambito dell’inchiesta “Shining light” spiegando il sistema tangentizio di cui era parte attiva e che era radicato, stando al suo racconto, in tutto l’Abruzzo.
Nell’inchiesta si contano almeno 37 indagati e almeno 31 ditte del ‘circolo fortunato’ degli appalti alcune delle quali concorrevano fintamente alle gare indette dagli enti pubblici come Aca, Comune di Montesilvano o persino dell’esercito ma solo per dare l’impressione di una gara mentre in realtà tutti gli attori in gioco conoscevano già il vincitore e per questo calibravano a dovere le loro offerte.
Dazioni di denaro sono state consegnate anche a pubblici ufficiali dell’istituto case popolare di Chieti sempre per ottenere appalti e nel verbale di confessione dell’imprenditore se ne parla molto...
«Lancia ebbi a conoscerlo presso gli uffici regionali dell’Aquila», mette a verbale Claudio D’Alessandro, «perché era un funzionario di quell’ente ed io mi recavo lì perché chiedevo all’Ufficio tecnico della Regione se c’erano lavori in programmazione. Lì, ai primi del 2010 incontrai il Lancia che mi disse che avrebbe fatto il commissario all’Ater di Chieti. Mi disse che si recava a Chieti tutti i lunedì e di passarlo a trovare in quell’ufficio. Dopo i primi incontri mi disse che erano in previsione lavori di ristrutturazione post terremoto di palazzine popolari di via Amiterno, in Chieti Scalo. Avvalendomi delle ditte di fiducia dell’ente Ater io gli fornii un elenco di società da me conosciute che potevano aiutarmi. Presentavo questo elenco a Lancia con il quale concordavo l’importo di tangenti da pagare. Ciò per il maggior numero di volte».
«In altre occasioni il Lancia mi mandava dal Marasco che era il dirigente dell’ufficio tecnico ed in altri casi anche da un tale Alessandro Faraone, geometra Ater», continua D’Alessandro, «affinchè io consegnassi loro gli elenchi delle società da invitare, da noi concordate. Oltre al Lancia, anche il Marasco ed il Faraone ricevevano gli elenchi delle ditte a me vicine, da far partecipare, alla gare da turbare in accordo tra noi».

TANGENTE DEL 5%
«Io però i soldi delle dazioni illecite, nelle percentuali del 5% dei lavori li ho dati personalmente al Lancia (…) certamente una volta ho lasciato presso l’ufficio Ater di Chieti, dentro una busta poi inserita in un giornale (Il Centro), l’ho data al Marasco ma sempre destinata al Lancia».
Gli appalti truccati sono principalmente due, uno di circa 552.419 euro con tangente di 27.620, il secondo viene denominato negli appunti del D’Alessandro con «appalto per la chiesa 30.000».
La dicitura ha fatto sorgere più di un sospetto visto che l’Ater come è noto non si occupa nemmeno di striscio di chiese… D’Alessandro però avrebbe risposto e chiarito in altre circostanze che si sarebbe trattato di edifici vicini ad una chiesa di Chieti in via Amiterno.
Le tangenti qualche volta, ha raccontato ancora l’uomo, sono state pagate all’hotel Amico di Città Sant’Angelo, altre volte al Museo della Civitella a Chieti o davanti al tribunale di Sulmona.

RITIRO TANGENTI PER CONTO TERZI
«In diverse occasioni», dice D’Alessandro, «effettuavo dei “ ritiri” di tangenti che mi chiedeva di fare il Lancia. Il presidente infatti mi diceva: “chiedi al Faraone che si deve far dare il 5% dell’importo dei lavori aggiudicati alla ditta (di cui non ricordo il nome) che svolge la manutenzione ordinaria nella zona di Francavilla-Ortona”. A riscontro troverà gli appunti da me redatti sullo smart-phone Blackbarry che è stato copiato sul mio PC», dice al pm Anna Rita Mantini.
«Il Faraone eseguiva tale mia indicazione: si faceva dare i soldi che poi mi consegnava ed io riconsegnavo a mia volta all’ultimo destinatario, ovvero il Lancia, seguendo i suoi ordini. La maggior parte delle volte che ella rintraccia sul documento Ater l’annotazione secca “RITIRO” o “RECUPERARE”, (sia sui miei appunti che sui documenti sequestrati a me riconducibili, sotto il file Ganghetta o Ater Chieti) vuole indicare questo fenomeno. Al Lancia ho dato complessivamente circa 70.000 euro in due anni circa».

«NON HO FATTO IN TEMPO A VERSARE… SONO STATO ARRESTATO PRIMA»
Dunque l’imprenditore che si appuntava cifre e appalti spiega agli investigatori della forestale e della Squadra Mobile anche il significato di alcune parole in codice che avevano un significato preciso solo per lui al fine di poter poi ricostruire tutte le singole azioni.
«Nel ottobre-novembre 2012 ho vinto con lo stesso sistema illecito, come ditta Claudio D’Alessandro, un altro appalto Ater per la ristrutturazione di alcune palazzine (due) in Chieti Scalo. In relazione ai quali ho sempre presentato liste di accordo ai dirigenti Ater Marasco e Lancia, e per i quali avrei dovuto pagare il 5% al Presidente Lancia, non ho ancora versato nulla né tantomeno ho ritirato i lavori pubblici perché sono stato arrestato prima. Non ho ancora depositato la mia rinuncia all’appalto al fine di non arrecare pregiudizio alla presente fase investigativa, anche se è chiaro che io non ho più incontrato nessuno».
Con il patteggiamento degli imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro ancora prima della chiusura delle indagini la procura di Pescara ha assestato un duro colpo a questa inchiesta che ora proseguirà con la chiusura delle indagini dopo le ultime verifiche e con l’ascolto di eventuali indagati che potranno fornire prove a loro discolpa. Altro giro di boa sarà l’eventuale rinvio a giudizio dal quale probabilmente potrebbero uscire alcune figure marginali.
Poi ci sarà il processo sul quale peserà come un macigno la confessione e l’assunzione di colpe di Claudio D’Alessandro.
Le altre indagini aperte in tutta la regione sulla scorta delle medesime confessioni sono un’altra storia.

Alessandro Biancardi