BANCHE E PROBLEMI

Azionisti Tercas: Federconsumtori «no alla class action»

Sei dipendenti rischiano il posto di lavoro

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Azionisti Tercas: Federconsumtori «no alla class action»




TERAMO. Niente class action per i 260 azionisti Tercas che hanno investito nell’istituto di credito i risparmi di una vita e oggi rischiano di ritrovarsi nulla in mano.
Ma la via dell’azione collettiva non è quella giusta perché la strada può essere percorsa solo per i casi che sono avvenuti dopo l'entrata in vigore della legge (il 16 agosto 2009), mentre la maggior parte degli azionisti ha acquistato i titoli Tercas precedentemente, ovvero tra il 2006 e il 2007.
La possibilità di un'azione congiunta è stata esclusa sabato scorso nel corso di un incontro nella sala polifuzionale della Provincia fra gli azionisti e la Federconsumatori che ha preso in mano il caso di tanti risparmiatori oggi preoccupati del futuro del valore delle loro azioni.
Si tratta di qei titoli emessi dall'istituto di credito che, dopo il suo commissariamento, sono stati sospesi da quotazione e negoziabilità. Ottenere il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione del titolo sarà impresa difficile. L'unica strada possibile, secondo il pool di avvocati di Federconsumatori, sarà procedere ad azioni legali per gruppi omogenei. Si verificherà se il collocamento delle azioni vendute abbia rispettato i criteri legislativi previsti per le casse di risparmio.

Fino ad oggi l’associazione di categoria è stata contattata da circa 260 piccoli azionisti che chiedono di essere tutelati. Nel piatto azioni per quasi 2,5 milioni di euro e i legali della Federconsumatori stanno analizzando i documenti a disposizione per accertare eventuali violazioni dei regolamenti Consob e Mifid.
Intanto dopo la bancarotta il commissario straordinario Riccardo Sora ha aperto nei giorni scorsi 6 procedimenti disciplinari nei confronti di altrettanti dipendenti che rischiano il posto (un capo area, un direttore di filiale e impiegati di livello medio-basso).

Questi, come emerso nel corso dell’indagine penale, avrebbero agevolato l’ex direttore generale Antonio Di Matteo anche dopo la sua fuoriuscita da Tercas. Le contestazioni sono state messe nero su bianco dal Gip di Roma, che ha rilevato come «Di Matteo avvalendosi dell’ausilio dei dipendenti della Tercas riusciva ad ottenere informazioni circa la gestione della banca da parte del Commissario Straordinario con riguardo anche alle posizioni dei clienti affidati nel periodo della sua gestione che utilizza poi per attuare personali strategie operative».