IL DRAMMA

Scuola: ex-Lsu protestano contro nuovi contratti: «sono una vergogna»

Ore lavoro scendono fino a 10 settimanali, in tanti non firmano

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Scuola: ex-Lsu protestano contro nuovi contratti: «sono una vergogna»

 

Scuola: ex-Lsu protestano contro nuovi contratti: «sono una vergogna» 
Ore lavoro scendono fino a 10 settimanali, in tanti non firmano 
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ABRUZZO.  Polemiche, proteste e tensioni, stamani, a Pescara, nella sede di Confcooperative regionale.
E’ lì che parte degli 800 lavoratori abruzzesi cosiddetti ex-Lsu e appalti storici, impegnati negli appalti di pulizia e in servizi ausiliari nelle scuole della regione, sono stati convocati per firmare il contratto con le aziende che si sono aggiudicate le nuove gare, in vista della scadenza, nella giornata di venerdì, di quelle vecchie. 
Il cosiddetto “decreto del fare” stabilì di ridurre drasticamente le risorse per il rinnovo dell’affidamento del servizio e la gara Consip ha comportato ulteriori forti ribassi senza che fossero previste tutele occupazionali e salariali né per la qualità dei servizi erogati.
Al grido di «vergogna» i lavoratori hanno contestato il fatto che non sia stata data loro la possibilità di portare via una copia del contratto per visionarlo con un proprio consulente. Dalle 30 o 35 ore attuali, hanno fatto osservare i lavoratori, si scende anche fino a dieci ore settimanali, con stipendi che in alcuni casi non arrivano a 200 euro mensili. Gran parte dei lavoratori ha preferito non firmare. Stessa cosa anche nelle province di Teramo, L'Aquila e Chieti. 
«Da 35 ore settimanali - afferma una lavoratrice - sono passata a dieci ore, dovendo spostarmi su sei comuni del Pescarese». 
«Se non firmiamo dicono che siamo fuori - racconta un'altra addetta -, ma noi dobbiamo avere la possibilità di far vedere il contratto a un esperto e invece ci dicono che da qui i documenti non possono uscire». «Dall'azienda - conferma un'impiegata della società - ci hanno dato disposizione di non far uscire i contratti. Non possiamo rilasciare niente se i lavoratori non firmano». 
«Stanno proponendo dei contratti vergognosi e con modalità ambigue - commenta il segretario regionale della Filcams-Cgil, Luca Ondifero -. Questa è una macelleria sociale che non può essere accettata in una società civile. Quello che vogliamo è che vengano mantenute le condizioni contrattuali precedenti. Sto chiedendo un incontro urgentissimo alla Direzione regionale Lavoro per riaprire subito il tavolo. Il ministro dell'Istruzione, tra l'altro - ricorda il sindacalista - ieri ha detto di voler prorogare di un mese le vecchie gare». Gli 800 ex-lsu abruzzesi sono parte di complessivi 24.000 lavoratori del settore che in tutta Italia stanno subendo il medesimo trattamento.

ABRUZZO.  Polemiche, proteste e tensioni, stamani, a Pescara, nella sede di Confcooperative regionale.
E’ lì che parte degli 800 lavoratori abruzzesi cosiddetti ex-Lsu e appalti storici, impegnati negli appalti di pulizia e in servizi ausiliari nelle scuole della regione, sono stati convocati per firmare il contratto con le aziende che si sono aggiudicate le nuove gare, in vista della scadenza, nella giornata di venerdì, di quelle vecchie. 

 

Il cosiddetto “decreto del fare” stabilì di ridurre drasticamente le risorse per il rinnovo dell’affidamento del servizio e la gara Consip ha comportato ulteriori forti ribassi senza che fossero previste tutele occupazionali e salariali né per la qualità dei servizi erogati.Al grido di «vergogna» i lavoratori hanno contestato il fatto che non sia stata data loro la possibilità di portare via una copia del contratto per visionarlo con un proprio consulente. Dalle 30 o 35 ore attuali, hanno fatto osservare i lavoratori, si scende anche fino a dieci ore settimanali, con stipendi che in alcuni casi non arrivano a 200 euro mensili. Gran parte dei lavoratori ha preferito non firmare. 

Stessa cosa anche nelle province di Teramo, L'Aquila e Chieti. «Da 35 ore settimanali - afferma una lavoratrice - sono passata a dieci ore, dovendo spostarmi su sei comuni del Pescarese». «Se non firmiamo dicono che siamo fuori - racconta un'altra addetta -, ma noi dobbiamo avere la possibilità di far vedere il contratto a un esperto e invece ci dicono che da qui i documenti non possono uscire». «Dall'azienda - conferma un'impiegata della società - ci hanno dato disposizione di non far uscire i contratti. Non possiamo rilasciare niente se i lavoratori non firmano». 

«Stanno proponendo dei contratti vergognosi e con modalità ambigue - commenta il segretario regionale della Filcams-Cgil, Luca Ondifero -. Questa è una macelleria sociale che non può essere accettata in una società civile. Quello che vogliamo è che vengano mantenute le condizioni contrattuali precedenti. Sto chiedendo un incontro urgentissimo alla Direzione regionale Lavoro per riaprire subito il tavolo. Il ministro dell'Istruzione, tra l'altro - ricorda il sindacalista - ieri ha detto di voler prorogare di un mese le vecchie gare». Gli 800 ex-lsu abruzzesi sono parte di complessivi 24.000 lavoratori del settore che in tutta Italia stanno subendo il medesimo trattamento.

«Le imprese subentranti», denunciano le segreterie regionali di  Filcams Cgil – Fisascat Cisl Abruzzo, «stanno effettuando pressioni indecorose sui lavoratori e lavoratrici, per indurli a sottoscrivere contratti di lavoro modificati. Addirittura, c’è chi si è spinta, pur di far firmare i contratti, ad invitare, a mezzo telegramma, i dipendenti a recarsi nella propria sede sociale ubicata  in regione diversa dall’ Abruzzo».
I sindacati sollecitano la Regione Abruzzo, la direzione regionale scolastica, le prefetture dei territori e la direzione regionale del lavoro, le imprese, ad intervenire «per far interrompere questo stato di cose ed evitare che i lavoratori subiscano danni economici e contrattuali irreparabili».