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Elezioni Regionali: Rifondazione e M5s: «D’Alfonso si ritiri»

Scoppiano le polemiche dopo un articolo del Fatto quotidiano

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Elezioni Regionali: Rifondazione e M5s: «D’Alfonso si ritiri»




PESCARA. A dieci giorni dalle primarie del centrosinistra che incoroneranno Luciano D’Alfonso candidato presidente della regione (a meno di clamorosi sviluppi) tornano le polemiche sulle questioni giudiziarie dell’ex sindaco di Pescara.
Se la regione ha quasi dimenticato le disavventure giudiziarie di D’Alfonso e oggi i giornali locali seguono la sua ‘rinascita politica’ e la sfacchinata a bordo del suo camion, la stampa nazionale riaccende i riflettori sulle accuse che della Procura di Pescara che ha presentato ricorso avverso la sentenza di primo grado del processo Housework.
Nulla di nuovo per chi legge questo quotidiano che ha ampiamente trattato la vicenda in passato ma anche qualche settimana fa. Oggi infuria la polemica e non si esclude un pericoloso contraccolpo per l’ex sindaco.
«Chissa' se Renzi», si domandano i deputati del Movimento 5 Stelle Daniele Del Grosso, Gianluca Vacca e Andrea Colletti, « deciderà di presentare l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso alle regionali, in Abruzzo: un candidato che, all'epoca in cui era sindaco del comune abruzzese più grande, giustificava i suoi mancati prelievi con la pensione della facoltosa zia».
"Il Fatto Quotidiano" ripercorre tutta la vicenda giudiziaria di D'Alfonso con un articolo dal titolo «tutto a scrocco e solo in contanti», sottolineando l'anomalia che dai conti bancari del politico Pd e dei suoi familiari non sia uscito un euro per anni. Prova che, secondo l'accusa, avrebbero speso in contanti i proventi della presunte mazzette ottenute in un epoca di «corruzione permanente» (parole del pm).
Perché la vita a scrocco, sostiene l’accusa «è compatibile soltanto con l’esistenza di entrate extra contabili, considerazione che fornisce riscontro all’accusa di corruzione elevata».

THE FAMILY
La Procura rileva che anche gli altri componenti della famiglia hanno «una gestione insolita del denaro». Il padre Quintino, pensionato, a fronte di un reddito medio di 18.200 euro annui, versava in banca, dal 2003 al 2008, 91.626 euro. Tutti in contanti. La madre Flora De Ponte pensionata, versava, a fronte di redditi per 6.500 euro l’anno, 44.546 euro dal 2003 al 2007; il fratello Alcide, con moglie e due figli a carico, a fronte di entrate da lavoro e pensione pari a 26 mila euro l’anno, versava dal 2003 al 2008 63.660 euro. Scrive il pm: «Quintino D’Alfonso esegue versamenti, con cadenza mensile, senza procedere a prelievi conseguenti alle prime necessità per diversi mesi di seguito. Si può dire che tutto il reddito apparente del Quintino è versato su questo rapporto, senza uscite». Per l’accusa, «D’Alfonso Luciano, genitori e fratello versano a getto continuo denaro, dimostrando una disponibilità enormemente superiore a quella consentita dalle fonti di reddito. Le esigenze familiari e personali quotidiane, delle quali ognuno di noi può rendersi conto a fine mese, sono coperte con altri proventi. Chi scrive crede che anche il più ingenuo dei lettori capirebbe essersi di fronte a entrate illecite».

ACERBO: «QUESTIONE MORALE»
Il Movimento 5 Stelle ribadisce che «Chiodi e D'Alfonso sono due facce della stessa medaglia» e dice che «non si puo' consegnare la Regione Abruzzo per l'ennesima volta nelle mani di queste persone. L'obiettivo è riportare onestà trasparenza e coerenza nella Regione per i cittadini abruzzesi. D'Alfonso, se vuole rendere un servizio agli abruzzesi, si ritiri dalla corsa alle elezioni. A pochi mesi dal voto destra e sinistra non sono né candidabili né presentabili in Abruzzo: chissà se Renzi deciderà di presentare un candidato che, all'epoca in cui era Sindaco del comune abruzzese più grande, giustificava i suoi mancati prelievi con la pensione della facoltosa zia».
Anche per il consigliere regionale Maurizio Acerbo l’ex sindaco dovrebbe fare un passo indietro: «l'elemento che risalta di più», commenta l’esponente di Rifondazione Comunista (il partito non farà parte della coalizione di centrosinistra, «è che nonostante la triste e squallida storia regionale il centrosinistra nel suo complesso appare insensibile a quella che Berlinguer chiamava questione morale. Non capisco come ci si possa scandalizzare per gli alberghi di Chiodi, Pagano o Castiglione e al tempo stesso far finta che non sia successo nulla negli anni scorsi dalle parti del centrosinistra».

Per Acerbo «senza alcun giustizialismo l'insieme di vicende emerse nell'ambito di svariate inchieste dovrebbero indurre a considerare come minimo inopportuna la candidatura a Presidente della Regione di Luciano D'Alfonso».

In due settimane oltre 4.000 persone hanno votato il nostro sondaggio che chiede se i lettori siano d'accordo con la scelta di D'Alfonso di candidarsi: attualmente il 58% dice no.