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Palazzo Consiglio regionale, si rischia il contenzioso con la Camera di Commercio

Pagano: «stiamo verificando e aspettiamo la risposta della Corte dei Conti»

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Palazzo Consiglio regionale, si rischia il contenzioso con la Camera di Commercio




PESCARA. Potrebbe sfociare in un contenzioso legale tra la Regione Abruzzo e la Camera di commercio di Pescara il caso della sede del Consiglio regionale di Piazza Unione.
Come emerso dalle perizie tecniche l’edificio non rispetterebbe totalmente la normativa antisismica.
E’ scritto nero su bianco in due relazioni dell'Enea che hanno causato la decisione di chiudere da circa un anno l'auditorium De Cecco al piano terra dell'immobile.
Il palazzo, che era di proprietà della Camera di commercio di Pescara, è stato acquistato dal Consiglio regionale nel 2006 con una trattativa privata condotta dall'allora presidente del consiglio, Marino Roselli, con l'allora presidente della Camera di commercio, Ezio Ardizzi.
Già negli anni scorsi l'operazione aveva provocato polemiche, in particolare per il prezzo dell'immobile, costato circa 6 milioni di euro diventati quasi nove e mezzo in seguito alle ristrutturazioni e all'acquisto del sesto piano.
«Siamo in una fase di verifica, prima di decidere attendiamo anche il pronunciamento della Corte dei conti, a cui abbiamo mandato gli atti, per le verifiche contabili - ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano - ma è chiaro che è ipotizzabile un contenzioso per l'annullamento dell'atto o per il risarcimento danni».
Il caso è tornato di attualità dopo la delibera dell'ufficio di presidenza di qualche giorno fa che stabilisce la conferma dell'interdizione dell'auditorium all'uso pubblico e dà mandato alla direzione Attività amministrativa di interessare l'Avvocatura regionale per valutare la «trasmissione degli atti alla Corte dei conti per una opportuna verifica della esistenza di un eventuale danno patito dall'amministrazione acquirente».

SERVONO 2,1 MILIONI
Secondo una prima stima servirebbero più di 2 milioni di euro per i lavori di integrazione strutturale per l’adeguamento sismico dell’edificio di piazza Unione: tra gli altri servirebbero 700 mila euro per l’esecuzione di giunto fisico all’edificio adiacente, 400 mila euro per l’adeguamento delle fondazioni con isolatori sismici, 200 mila euro per la palificazione delle fondazioni.

Non certamente i primi lavori da eseguire dal momento che nel 2008 la vecchia giunta di centrosinistra autorizzò un programma di opere «in economia» e con affidamenti diretti da eseguire nel 2009.
Tra questi 150 mila euro per lavori di manutenzione straordinaria per impianti termici, di condizionamento, idrico sanitari ed antincendio; 50 mila euro per lavori di manutenzione straordinaria degli impianti elettrici; lavori di controllo dei impianti elettrici, idrici e di illuminazione della sala De Cecco; altri 24 mila euro per la manutenzione degli impianti termici e di condizionamento installati al 3° e 4° piano; 190 mila euro per adeguamento alle norme di materia sulla sicurezza dei lavori (da dividere con la sede de L’Aquila). Ci sono stati poi altri lavori importanti di ristrutturazione ma le delibere di quegli anni non sono rintracciabili sul sito istituzionale.

«E’ TUTTO SCRITTO NEI DOCUMENTI»
Pagano ha spiegato ancora che «tutto è scritto nei documenti, ovviamente dobbiamo tutelarci da un atto stipulato alcuni anni fa dal quale questo vizio non ravvisato potrebbe portare al contenzioso con il venditore». «Il fatto di non poter utilizzare l'auditorium De Cecco, uno degli spazi ricettivi più importanti per Pescara - ha continuato Pagano - è molto grave, saremmo dovuti intervenire per l'adeguamento sismico ma questo ulteriore costo sommato al prezzo di acquisto potrebbe portare alla non congruità rispetto al prezzo di mercato».
Secondo una stima, l'adeguamento sismico avrebbe un costo di circa due milioni di euro: sarebbero già disponibili ma gli uffici non si muovono perché la spada di Damocle è rappresentato dal rischio di danno erariale.
Quindi si attende la decisione della Corte dei Conti alla quale sono state mandate due segnalazioni: una quando l'Enea ha consegnato la prima relazione nel marzo 2013 e la seconda nel gennaio 2014. Nel report più recente si mettono in luce alcuni difetti strutturali, in particolare su una parte delle fondazioni: «i pali sono poco armati e l'armatura non è per tutta la loro lunghezza», scrivono i tecnici dell'organismo.
La verifica degli edifici pubblici era stata resa obbligatoria con un'ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri del 2003 e, successivamente, sollecitata con una circolare del dipartimento nazionale di Protezione civile anche in seguito al terremoto che ha colpito L'Aquila e altri 56 comuni dell'Abruzzo il 6 aprile 2009.

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