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Che bell'affare: il palazzo del consiglio regionale costato 9mln non è sicuro

Servono ancora oltre 2mln di euro per altri lavori. Sala De Cecco inagibile da un anno

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Palazzo consiglio regionale Pescara

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PESCARA. «Criticità strutturali», pali di fondazione «poco armati» e una armatura che non coinciderebbe con «tutta la loro lunghezza».
Per questi motivi la sala conferenze De Cecco, quella al piano terra dell’edificio del Consiglio Regione di piazza Unione, viene ritenuta non sicura e non idonea ad ospitare pubblico (ci sono circa 450 posti a sedere).
Il 13 febbraio scorso l’ufficio di presidenza della Regione Abruzzo ha ribadito che l’auditorium deve restare chiuso. Si tratta di un provvedimento non nuovo ma una conferma di quanto stabilito esattamente poco più di un anno fa. Una sorta di proroga che però adesso si arricchisce di nuovi particolari.
Come ad esempio la decisione della Presidenza del Consiglio di dare mandato all’Avvocatura regionale di spedire gli atti alla Corte dei Conti per una verifica su un eventuale danno «patito dall’Amministrazione acquirente».
E questo perché dal 2006, anno dell’acquisto dell’edificio, ad oggi le spese sostenute dalla Regione (acquisto e manutenzione straordinaria) hanno raggiunto la cifra di 9.461.029,85 euro.
Una spesa addirittura superiore al valore stesso dell’immobile, stimato dall’Agenzia del Territorio, in 9.440.000 euro.
Il palazzo di 7 piani di circa 900 mq, di proprietà della Camera di Commercio, fu acquistato ai tempi della giunta Del Turco, quando il presidente del Consiglio regionale era Marino Roselli, senza nemmeno una gara pubblica.
Spesa 5,8 milioni di euro: da L’Aquila (pre-terremoto) l’allora presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il già sindaco Massimo Cialente parlavano di «fiera dello spreco». I due non si presentarono nemmeno all’inaugurazione temendo forse che la nuova struttura potesse scippare al capoluogo di regione la leadership.

SERVONO ALTRI 2,1 MILIONI DI EURO
Secondo i tecnici che hanno analizzato la staticità sismica dell’auditorium servirebbero ulteriori 2,1 milioni per mettere in sicurezza la sala arrivando dunque ad un costo complessivo di gran lunga maggiore del valore dello stesso.
Da qui la richiesta di verificare se ci sia stato un danno alle casse dell’Ente anche perché, come risulta dagli atti, al momento dell’acquisto a trattativa privata la porzione della Sala De Cecco ha rappresentato un elemento di valutazione del prezzo pattuito.
Oggi però quella sala è inutilizzabile. Questa limitazione, secondo la Regione, «potrebbe configurare una ipotesi di vizio occulto con la possibilità di esperire o un’azione di risoluzione contrattuale o una riduzione del prezzo al fine di recuperare le risorse occorrenti per l’adeguamento e il completo utilizzo dell’immobile in ogni sua parte componente».
E non è nemmeno la prima volta che la giustizia contabile viene interessata del caso dal momento che già nel lontano 2006 il consigliere Giuseppe Tagliente portò i documenti denunciano il lievitamento dei costi «ben oltre i 7milioni di Euro». Oggi i calcoli dicono che la spesa è stata superiore a quanto preventivato.
Che qualcosa però non fosse strutturalmente perfetto alla Regione era già noto prima dell’acquisto, come hanno raccontato negli ultimi giorni le cronache locali. C’è infatti un altro rapporto, datato 2006 e stilato per la verifica della congruità del prezzo per l’acquisto, in cui si diceva chiaramente che c’erano «lesioni in corrispondenza dell’attacco dei pilastri, che lasciano pensare ad una sottostante disuniformità, eventualmente anche di natura progettuale (giunti strutturali)».
Una relazione dunque che avrebbe dovuto mettere in allarme l’Ente che comunque decise di fare quell’acquisto che oggi paga a caro prezzo.
Sulla relazione tecnica sempre Tagliente espresse più di una perplessità in quanto notò che il documento era «citato nelle delibere che autorizzano la transazione ma che agli atti materialmente non c'è».

PROBLEMI STATICI
Il rapporto del 2012 affidato alla Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo Enea (costo circa 5 mila euro) per le verifiche strutturali dell’edificio hanno rilevato  «un sostanziale buon comportamento della struttura in elevazione in acciaio. Le travi e le pareti in cemento armato sono quasi ovunque idonee a sopportare le azioni, mentre andrebbe approfondita la conoscenza dei pilastri in sezione mista. Una migliore conoscenza dei dettagli costruttivi è indispensabile per giustificare l’adozione di un fattore di confidenza più basso, fino all’unità, con ovvi vantaggi sulle verifiche. Lo stesso dicasi per l’analisi dei sovraccarichi permanenti».
«Più delicata», invece, viene definita «la situazione dei pali di fondazione, per alcuni dei quali la verifica a carico limite non sempre rispetta le norme vigenti per le nuove costruzioni. Non va sottovalutato il fatto che i pali sono poco armati e non per tutta la lunghezza».
«In sintesi, con i dati disponibili e le ipotesi assunte», si legge ancora nello studio, «la struttura in  elevazione sarebbe in grado di fronteggiare un’azione sismica pari a circa il 45% di quelle previste per le nuove costruzioni al sito; tale valore è ancora inferiore per le fondazioni. Pertanto allo stato attuale si esclude di poter definire un grado di capacità a fronteggiare le azioni sismiche di progetto».
Nel rispetto delle Norme Tecniche vigenti è stato dunque sconsigliato l’utilizzo «quale edificio di particolare rilevanza, ossia suscettibile di affollamento, mentre appare possibile l’uso come edificio con uffici non suscettibili di affollamento». Dunque la sala De Cecco va chiusa mentre la parte superiore può restare aperta.

«LA SALA DEVE RESTARE CHIUSA»
A gennaio 2014 c’è stata una ulteriore integrazione di quella analisi e se per la parte superiore si scorge «una capacità sismica pari al 68% di quella richiesta per le nuove costruzioni», la parte inferiore appare invece ancora critica e i tecnici scrivono: «per quanto riguarda le fondazioni, pur restando la verifica insoddisfacente, l'approfondimento delle indagini ha consentito di ottenere valori meno critici e limitati ad un numero inferiore di pali. Va comunque ricordato che i pali sono poco armati e l'armatura è non per tutta la loro lunghezza».
Senza i lavori di adeguamento, chiudono i tecnici, «la sala De Cecco non può essere utilizzata; tale conclusione».

LA NUOVA SEDE
Proprio in questi mesi la Regione si sta muovendosi per cercare una nuova sede dove sistemare tutti gli uffici regionali e gli occhi sarebbero puntati sulla struttura La City, cinque piani per 19.000 metri quadri di superficie lorda complessiva commerciale.
Nel nuovo complesso, secondo alcune ipotesi, potrebbero essere trasferiti anche gli uffici del Consiglio regionale che oggi si trovano negli immobili di piazza Unione ma in questo caso il palazzo dovrebbe essere dismesso.
Nelle relazioni tecniche la Regione non ha nascosto il fatto che teme di non riuscire a disfarsene «vista la drammatica situazione del mercato immobiliare».
Oltre a questa incognita, però, vista la dettagliata relazione dei tecnici, è ovvio che altri dubbi derivano certamente anche da questi problemi strutturali che di certo non sono un buon biglietto da visita per un futuro acquirente.
Chi accetterebbe di sborsare quasi 10 milioni di euro per un palazzo che ne vale 9 e mezzo sapendo inoltre di doverne spendere altri 2 per mettere in sicurezza l’auditorium?
Peccato che la Corte dei Conti non abbia valutato con attenzione quanto già sottopostole in un esposto del 2007. Ci si riprova dopo 7 anni magari si riuscirà a capire qualcosa di più su questo "affare".

ABRUZZO. SEDE PESCARA CONSIGLIO REGIONALE STUDIO STRUTTURALE (MISURE ANTISISMICHE)

CONSIGLIO REGIONALE deliberazione -2014 02 06-18