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Discarica Tollo, Comune insiste sulla rivalsa sul privato per la bonifica

500 tonnellate di rifiuti in contrada verna

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Discarica Tollo, Comune insiste sulla rivalsa sul privato per la bonifica




TOLLO. Si è tenuta nei giorni scorsi in Comune una riunione del Tavolo di Lavoro sulla Bonifica del sito discarica di contrada Venna, nell’area occupata dalla società Sogeri.
Hanno partecipato il primo cittadino Angelo Radica, i sindaci di Miglianico, Giuliano Teatino, Canosa Sannita, Ortona, Francavilla al Mare e le associazioni Nuovo Senso Civico, Wwf, UIL, Forum dell’Acqua.
Gli amministratori hanno stabilito di proseguire sulla linea della rivalsa sul privato, sull’acquisizione dell’area al patrimonio pubblico e di affidare un incarico ad un Geologo dell’Università per la redazione di una relazione sul rischio esondazione/inondazione che giustifichi un immediato intervento di bonifica dell’area.
Nei mesi scorsi l’assessore all’Ambiente, Mauro Di Dalmazio, ha confermato che non ci sono soldi a disposizione per la bonifica del sito che già in passato ha beneficiato di 765 mila euro di contributi pubblici. Dunque i 509 mila euro richiesti dal Comune non arriveranno. La legge sulla bonifica è a maglie troppo larghe, le sanzioni troppo lievi che non hanno alcun potere dissuasivo. Da troppo tempo gli occhi sono tutti puntati sulla pericolosità legata alla presenza degli oltre 300 “big bags” tossici (per un totale di circa 500 tonnellate) nei pressi del torrente Venna, che provocherebbero danni gravissimi in caso di inondazione, in quanto proprio il Venna si ricongiunge con il fiume Foro.

I rifiuti si trovano per la massima parte interrati nella ex cava, recita una relazione tecnica sul contenuto dei big bags, al lato destro del torrente Venna e per la parte rimanente sono contenuti in 337 big bags. Il documento parla di «alluminio, fanghi da lavorazione del cuoio (5.267.710 kg), scorie di fusione materiali non ferrosi (3.341,480 kg), scorie fusione materiali ferrosi (132.140 kg), alluminio presente come azoturo, piombo pari a 1.997 mg/Kg, berillio, arsenico, mercurio, tallio in concentrazioni elevate, ammoniaca cloruri eccedenti la norma e di due campioni tossici e nocivi».
Non c’è riferimento al tempo massimo di giacenza del materiale ma il documento dice chiaramente che i sacchi «sono posti in sicurezza provvisoria dentro i capannoni». In ogni caso la legge parla chiaro. Il decreto legislativo n° 4/2008 dice che il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno e la quantità depositata nel caso di rifiuti pericolosi non deve superare i 10 metri cubi all’anno.
«Dai campionamenti effettuati dai nuclei Nas e Noe dei Carabinieri», ricorda Luciano Di Giulio della Uil, «questi rifiuti sono stati classificati come tossici, nocivi e speciali. Inquietantemente, nessuna opera di decontaminazione del sito è stata ad oggi avviata. Su sedimenti prelevati sul letto del vicino fiume Venna rilevavano concentrazione di numerose specie di inquinanti Cadmio, Cromo, Piombo, che sono molto superiori ai limiti imposti dalla Legge». Di Giulio ha riferito di aver avuto un colloquio diretto con la segreteria del Ministero dell’Ambiente che ha assicurato un interessamento dopo la redazione sul rischio Idrogeologico.
Gli ambientalisti hanno annunciato la presentazione di un esposto alla Procura nel caso in cui i rifiuti restassero lì ancora a lungo.