LA STORIA

Vecchi e malati, lasciati soli: assistenza part time e rimborsi mai arrivati

La storia di due coniugi di Chieti che hanno speso una fortuna per un servoscala

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Vecchi e malati, lasciati soli: assistenza part time e rimborsi mai arrivati






CHIETI. Lui, Gabriele, 73 anni, un tumore alla prostata che dopo interventi e cure viene domato e che oggi non è certo il peggiore dei suoi problemi.
Lei, Nicoletta, gli ultimi 54 anni passati insieme al suo Gabriele, oggi vive passando dal letto ad una sedia a rotelle. Nel 2011 le viene diagnosticato l’Alzheimer. Il destino si accanisce e Nicoletta viene colpita da lì a poco da un ictus che l’ha incatenata in una sorta di prigione estraniata dal mondo.
Oggi Gabriele (insieme alla figlia Marina) si prende cura della «compagna della mia vita», la chiama così. Devono fare i conti con una sanità troppo spesso fatta di tagli, budget e numeri.
Una sanità spersonalizzata e spietata che per gli alti piani della Regione è fonte di soddisfazione per i conti pareggiati e i debiti cancellati quasi del tutto ma che per i poveri disgraziati è una montagna da scalare tutti i giorni, a mani nude e piedi scalzi.
Se Nicoletta da tre anni è imprigionata in un letto, Gabriele è rimasto incastrato nel dedalo della burocrazia e non sa più a chi rivolgersi. Le ha tentate tutte, è stato rimbalzato in decine di uffici, qualche volta il comportamento degli addetti è stato anche brusco ma questo è...
Dopo vari mesi di degenza in ospedale la donna è stata dimessa e riportata a casa a Chieti. Una ottima notizia... almeno Nicoletta sarebbe ritornata tra le mura che ama e tra le sue cose, invece...
«Pensavamo ci bastasse accorciarci le maniche e affrontare la situazione». L’uomo ammette però che è troppo difficile e faticoso considerata l’età che avanza e il portafoglio di due pensionati. Assistere e badare alla donna è un lavoro massacrante oltre che duro per il morale e poi Gabriele non è certo un professionista ed ha dovuto imparare tutto da solo.

«Abbiamo chiesto al Comune tramite assistenti sociali un aiuto per un semplice trasporto con mezzi adeguati in caso di necessità ma ci è stato detto che le loro ‘attenzioni’ sono principalmente verso i casi di persone giovani e ci hanno fatto capire che sarebbe stato inutile fare una domanda scritta».
Oggi la donna usufruisce dell'assistenza domiciliare infermieristica ma la famiglia ha dovuto assumere anche una badante «nonostante le scarse disponibilità finanziarie».
Le ore garantite dall'assistena pubblica sono poche mentre i bisogni della donna rimangono inalterati per 24 ore.
C’è stata poi un’ulteriore spesa da affrontare: installare un servo scala in quanto l’abitazione ha le camere da letto al primo piano.
Chi l'avrebbe imaginato che un girono quella casa a due piani sarebbe diventata una prigione e quelle scale una vetta insormontabile?
Eppure la pedana che aiuta a salire è stata una spesa necessaria per fare in modo che la donna si potesse muovere per la piccola casa, seppur in sedia a rotelle.
 «E’ il nostro tentativo di offrirle una vita socialmente normale», racconta l’uomo che fa capie che non avrebbe mai potuto fare diversamente viste le già tante sofferenze e difficoltà.
La famiglia ha così contattato varie ditte ed il servo scala è stato installato. La spesa però è stata di 8.300 euro, una vera mazzata per due pesnionati.
Però la ditta che ha fatto i lavori ha anche fornito loro i moduli per la domanda da inoltrare al Comune per usufruire del contributo del 50% per le spese, così come previsto dalle legge, dicono.
 «Tra varie carte, timbri, moduli ed uffici», racconta l’uomo, «ho consegnato la lettera a novembre del 2011. Dopo un anno, a dicembre del 2012 il Comune mi ha detto che non ci sono contributi e che la mia domanda non poteva essere evasa. Cosa posso fare per far valere i miei diritti? Anzi i diritti di un disabile?»
Già che cosa bisogna fare per poter sopravvivere con un briciolo di dignità in più?
a.l.