RIFIUTI

Mega ambito nel Chietino, dubbi e certezze sul futuro dei rifiuti

La prossima settimana tavolo tecnico per trovare una soluzione

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Mega ambito nel Chietino, dubbi e certezze sul futuro dei rifiuti





CHIETI. Lo scorso 13 febbraio a Lanciano si sono riuniti i rappresentanti dei 104 comuni della Provincia di Chieti ed i rappresentanti degli enti che gestiscono il ciclo dei rifiuti urbani.
Erano presenti solo 22 rappresentanti dei Comuni. È stato costituito un tavolo tecnico per formulare una proposta al commissario Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani che ingloberà il ciclo integrato dei rifiuti dell’intera regione. Fanno parte del tavolo Comuni di Lanciano, San Salvo, Vasto, Mozzagrogna, Chieti, Torrevecchia Teatina, Casalincontrada, la Provincia di Chieti e tutte e tre le società di gestione dei rifiuti. Il prossimo incontro è stato programmato per il 25 febbraio.
Bisogna infatti individuare le modalità e la possibilità di fondere i tre consorzi (Ecolan, Civeta e Consorzio Comprensoriale del Chietino). Dopo ci sarà la pubblicazione di un bando europeo per individuare un gestore privato. Ma il vero nodo da sciogliere al momento è quella della fusione: i problemi sono tanti. Il primo quello del forte indebitamento. I sindaci infatti non sanno ancora come muoversi: in caso di fusione chi paga i debiti? E come si fa ad uniformare le tariffe per tutti i territori? Nel corso degli anni ci sono Comuni che hanno saputo investire meglio, che hanno mantenuto in equilibrio i bilanci e che all’improvviso potrebbero essere catapultati nei problemi finanziari altrui.
Non ultimo il problema della raccolta differenziata che non è stato gestito dalle amministrazioni locali in maniera uniforme. Basti pensare solo alla discrepanza tra il Comune di Chieti (60%) e quello di Lanciano (30%). Dalla parte dei benefici secondo i più ottimisti migliorerebbe sicuramente l’efficienza .
Scettico all’idea della fusione Sergio Montanaro, ex consigliere comunale di Casalincontrada. «E’ possibile che chi negli anni ha generato i debiti alla fine venga chiamato a trovare una soluzione tecnica ed operativa alla questione?»

Ma Montanaro pensa anche alla mancanza di impiantistica adeguata e conforme agli impegni assunti «e mai assolti nonostante i tanti investimenti in denaro pubblico». Per lui, insomma, «la ricerca di una soluzione tecnico/operativa non attiene alla politica e ancor meno a questa politica responsabile dei danni che ha già creato, dimostrando senza temere smentita i propri limiti negativi e la propria incompetenza. Alla politica attiene la creazione delle condizioni per le quali i tecnici liberamente possano dare soluzioni valide e concrete, oltre che sostenibili, la redazione di linee di indirizzo politico, l'esercizio del controllo e verifica che è la parte essenziale che sinora, stando alle cronache, ai fatti ed ai risultati, non è stata esercitata per nulla o in maniera assolutamente inadeguata e insufficiente dimostrando l'assoluta assenza ed inadeguatezza di molti dei politici che di ciò si sono occupati».
Per Montanaro il rischio è quello di essere di fronte «alla riproposizione dell'ennesimo probabile carrozzone. Questa volta però, essendoci diversi precedenti noti a tutti, i risultati appaiono già scontati, ancor più perchè molti dei soggetti sono gli stessi che hanno generato quanto di meno edificante e produttivo sotto il profilo gestionale in ambito pubblico si possa rilevare. Basti ripensare e ricordare le note vicende ACA. Questo appare un carrozzone gemello. Anzi il clone».