LA STORIA

Dai banchi di scuola al laboratorio, il liceale di Avezzano che studia la ricerca sul cancro

Davide Rodrigo domani Istituto FIRC di Oncologia Molecolare

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Dai banchi di scuola al laboratorio, il liceale di Avezzano che studia la ricerca sul cancro

Davide Rodrigo


MILANO. Venerdì prossimo, Davide Rodrigo, un talentuoso studente di Avezzano sarà protagonista del “Poster Day”, un evento pubblico che si terrà nella sala conferenze di IFOM, l’istituto specializzato nella Ricerca sul Cancro.

Si tratta dell’evento conclusivo del concorso “Lo Studente Ricercatore”, indetto da IFOM. Giunto ora alla nona edizione e aperto a studenti di tutta Italia, “Lo Studente Ricercatore” è un progetto unico nel suo genere: consente ogni anno a una selezione di 10 liceali di vivere in prima persona la ricerca scientifica, lavorando intensamente per 15 giorni fianco a fianco con ricercatori provenienti da tutto il mondo.
In particolare Davide, all’ultimo anno del Liceo Scientifico Pollione di Avezzano, si è occupato di un complesso progetto di ricerca nell'ambito ad alta tecnologia del Micro Array seguito nel suo percorso dal Responsabile dell'Unità Simone Minardi. Con lui ha analizzato le cellule attraverso il sequenziamento del RNA.
Si tratta di un'area molto promettente nell’ambito della ricerca sul cancro e per il giovane di Avezzano è stata una bella scommessa passare dai banchi di scuola alla prova del bancone di laboratorio.

Venerdì gli studenti illustreranno al pubblico e alla presenza di personalità del mondo scientifico ed istituzionale i risultati del loro percorso di ricerca tramite una mostra di Poster, proprio come fanno i ricercatori navigati, e con dei contributi di comunicazione scientifica raccolti in un e-book multimediale intitolato "L’identikit del cancro in 10 tratti", finalizzato proprio a spiegare ai non addetti ai lavori contenuti scientifici così complessi.
Una piccola grande sfida che costituisce forse il primo passo in un percorso di formazione e carriera scientifica che questi liceali potrebbero intraprendere dopo la maturità che li aspetta tra pochi mesi: dalle statistiche relative agli anni passati emerge infatti che l'89,7 % dei ragazzi che hanno partecipato a “Lo Studente Ricercatore” hanno scelto di imboccare un percorso universitario in ambito scientifico, dalla medicina alle scienze biologiche, alla matematica, fino alle biotecnologie. Il 49 % dei partecipanti a queste 9 edizioni ha ritenuto molto determinante proprio l’esperienza di “Studente Ricercatore” in Ifom nella scelta della facoltà universitaria.

In questa direzione giocano senz’altro un ruolo fondamentale anche le scuole del Territorio, impegnate nell’offrire ai ragazzi formazione di qualità e, al tempo stesso, nell’aiutarli all’orientamento verso le scelte future.

«HO SEGUITO DA VICINO IL LAVORO DEGLI ESPERTI»
«Ero certo che la possibilità di passare un periodo in un centro di ricerca quale Ifom sarebbe stata un’esperienza stimolante e formativa», racconta il ragazzo, «ma il fatto di entrare in un luogo di ricerca scientifica ad altissimi livelli dove poter seguire da vicino il lavoro di esperti ha superato tutte le mie aspettative. Mi è piaciuto potermi cimentare nelle attività di ricerca approfondendo problemi biologici, poter osservare strumenti e procedure che avevo visto prima di allora solo sui libri di biologia, stare in un ambiente di persone appassionate al proprio lavoro, alla propria missione scientifica, relazionarmi con gli altri vincitori del concorso con cui condivido lo stesso interesse per la scienza».
«Questa esperienza mi ha trasmesso il fascino del mondo della ricerca scientifica», continua lo studente, «una realtà interessante e fondamentale, dandomi la consapevolezza della complessità del lavoro di ricerca, ma anche dell’importanza straordinaria che la ricerca ha per la vita delle persone».
E Davide racconta anche un aneddoto: «durante una procedura di sequenziamento di DNA posto in un chip, il mio tutor ha deciso che sarei stato io a inserire il chip nella macchina sequenziatrice: so che chip di questo tipo sono molto delicati e un movimento brusco basta a vanificare giorni di lavoro; c’era inoltre il pericolo che il sequenziatore dia una piccola scossa se non si sta attenti a dove mettere le mani; l’enorme responsabilità di cui mi sono sentito investito mi ha fatto trasalire proprio mentre avevo il chip tra le mani; e solo alla fine della procedura, andata a buon fine, i ricercatori, che hanno notato la mia agitazione, mi hanno detto “Ma ti avevamo detto che il chip costa centinaia e centinaia di euro?»