ARRIVA LA SVOLTA?

UdA, mercoledì si decide se pagare i 23 mln alla Bper

CdA: «troppi soldi al Cus». «Macché, siete cresciuti a spese nostre»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4862

Mario Di Marco

Mario Di Marco





CHIETI. Tra oggi e mercoledì comincerà a comporsi il puzzle del mutuo e della fidejussione UdA-Cus, dopo la sospensione della Convenzione 25ennale con il Centro universitario sportivo decisa dal CdA della d’Annunzio.
Oggi infatti gli avvocati Carlo Fimiani e Pietro Referza, come da incarico ricevuto a suo tempo dall’UdA, consegneranno la relazione sulle eventuali irregolarità di questa operazione bancaria, anche se a quanto se ne sa ci sarebbero solo errori superficiali e tutti a carico del procedimento interno all’università, mentre qualche piccola dimenticanza di banca e notaio non inciderebbe sull’obbligo di restituire i soldi alla banca stessa.
Questa relazione sarà poi l’oggetto dell’incontro già fissato per mercoledì tra tutte e tre le parti: per l’UdA ci saranno il dg Filippo Del Vecchio con i due avvocati nominati, per la Bper l’avvocato Augusto La Morgia più il legale della sede centrale di Modena, per il Cus l’avvocato Pierluigi Pennnetta ed il presidente Cus. Come noto, la Bper preme per riavere i 23 mln del mutuo e ritiene ininfluenti le conflittualità interne all’UdA, che invece sembrano all’origine di questa guerra scatenata dal CdA e dal dg contro la gestione della vicenda da parte della precedente dirigenza.

PROF. CIVITARESE: «IL CDA HA MESSO SOTTO ESAME TUTTA L’OPERAZIONE MUTUO-FIDEJUSSIONE»
Infatti sotto esame c’è tutta l’operazione del 2011 che prima riconobbe i crediti del Cus rispetto alla d’Annunzio, poi attivò la cessione di questo credito alla banca e contestualmente accese il mutuo da 23 mln con fidejussione incorporata. Le perplessità su come l’UdA arrivò a garantire l’operazione milionaria sono contenute nella lettera che il dg Del Vecchio ha inviato alla banca stessa ed ad altre autorità (confermandole successivamente anche in una dichiarazione giornalistica) e le ribadisce un lungo intervento da York del professor Stefano Civitarese – membro del CdA - che rivendica il suo ruolo «non appiattito» su questo contenzioso nato solo perché non ci sarebbe «documentazione valida a sostegno delle richieste economiche del Cus».
«Il CdA venne posto dinanzi alla necessità di valutare il rendiconto del contratto 2011 tra UdA e Cus, quello del milione e 320 mila/anno per 25 anni – ricorda il consigliere di amministrazione - una cifra non da poco, visto che in altri Atenei si parla di molto meno. La Bper sapeva come i soldi venivano spesi, ma si è tutelata con la fidejussione con un meccanismo ben congegnato. Siamo certi, però, che il congegno non abbia qualche falla? Come può un creditore super qualificato come una banca pensare di “blindare” un prestito vincolando un bilancio pubblico per un quarto di secolo? Vi è il fondato dubbio che sia una garanzia un pò traballante, cioè un’obbligazione impossibile. Difficile è anche credere che i funzionari della banca non sapessero da cosa nascesse il credito del Cus nei confronti dell’università».
 Tutti questi soldi infatti «derivano da quel contratto del 2011, dove non si capisce che cosa davvero al Cus sia richiesto. Insomma fu erogato denaro senza corrispettivi precisi, anche se il rendiconto Cus fa riferimento a lavori eseguiti per conto dell’UdA, di cui però non ci sono richiami precisi (contratti, atti di gara ecc.). Quanto è scritto in quel contratto è poco più di una foglia di fico – chiosa Civitarese – ci sono poche prestazioni, programmi, manifestazioni e impianti per gli studenti ecc. e invece c’è copertura di debiti pregressi».
Civitarese aggiunge poi un richiamo importante alla relazione della commissione Capasso (creata dal CdA UdA) che analizzò le richieste/doglianze del Cus (inizialmente di 43 mln, poi ridotte transattivamente a 23) e di cui viene riportato un passaggio secondo cui «nessuna di queste richieste è ritenuta fondata, mentre alcune ragioni creditorie potrebbero trovar posto nella Convenzione che già esisteva dal 2004».
«Questi sono i fatti – conclude Civitarese - e pertanto in base a essi non è dato sapere perché l’UdA si è impegnata a versare quelle somme a favore del Cus. Né sinora il Cus ha offerto alcuna spiegazione nella sede propria del procedimento amministrativo di riesame che i nuovi amministratori hanno doverosamente avviato e che si concluderà entro due mesi. Ma non ci sono solo i soldi del mutuo (920 mila euro), ci sono altri 400 mila euro l’anno di contributo sui quali il rendiconto è tutt’altro che limpido (rimborsi viaggi, alberghi ecc. per atleti e così via). Siamo certi che sia questo il modo migliore per impiegare i soldi dei contribuenti per le attività didattico-scientifiche dei corsi di studio della facoltà di scienze dell’educazione motoria e per il sistema sportivo integrato, di cui si parla nel contratto?»

IL CUS: TUTTA UN’ALTRA STORIA
La difficoltà di comporre questo puzzle dipende però dalla diversa ricostruzione delle vicende di cui si parla.
Mario Di Marco, presidente del Cus, racconta infatti un’altra storia. Intanto contesta la delibera sulla sospensione della Convenzione, perché sarebbe basata su due falsi clamorosi: «il primo è il documento del prof. Travi, che ha convinto il CdA a sospendere la Convenzione: non è “un parere pro-veritate» – come da espressa comunicazione del rettore – ma un semplice consiglio amichevole. Il secondo falso – continua il presidente Cus - «è la bocciatura del rendiconto da parte del Comitato per lo sport, secondo un verbale esibito nella riunione paritetica del 30 settembre scorso (verbale e registrazione audio a cura del prof. Palumbo) che secondo noi era falso».
«I tre rappresentanti UdA (Civitarese, Palumbo e Briolini) ci esibirono un verbale del Comitato per lo Sport del 30 luglio – spiega ancora Di Marco - che poi fu usato anche per la delibera di sospensione del 29 ottobre successivo».
 Su questo episodio c’è stata anche una denuncia alla magistratura, con allegata mail del rettore che due giorni dopo la sospensione della Convenzione – dichiara Di Marco – «ha testualmente dichiarato che non c’era nessun verbale approvato del Comitato per lo Sport del 30 luglio. Inoltre questo verbale del 30 luglio è stato approvato integralmente (60 pagine) solo nella seduta del 4 novembre e non si tratta delle tre paginette esibite allora». «Quanto ai crediti vantati nel 2010 – continua il presidente del Cus - l’Ateneo, con il lavoro della Commissione Capasso, arrivò alla conclusione che tali crediti sono reali. Al massimo si può discutere sul quantum, che infatti è stato ridotto con una transazione che avvantaggia solo l’UdA e non certo il Cus, come Civitarese avrebbe potuto leggere nella delibera. Senza dire che mentre il Cus si svenava economicamente, i nastri dei nuovi palazzetti dello sport di Santa Filomena e Colle dell’Ara sono stati tagliati dai vertici dell’UdA e non dai dirigenti Cus. Se poi si vuole risalire indietro, ricordo i debiti UdA nella gestione delle Naiadi, da cui l’università è uscita solo con l’intervento del Cus sollecitato dai vertici della d’Annunzio, aggiungo i soldi spesi dal Cus per la gestione del Ciapi a favore di Scienze motorie (che è stata autorizzata dal Ministero solo perché era a costo zero) e ricordo infine quanti soldi sono entrati nelle casse dell’Università da questa attività. Serve altro?»

UNA COSA SONO LE RICOSTRUZIONI DI PARTE, UN’ALTRA I DOCUMENTI
Si tratta solo di due ricostruzioni di parte, inevitabilmente contrapposte? Non solo.
 Il problema nasce dalla interpretazione “personale” dei documenti. Infatti il prof. Civitarese critica legittimamente la posizione del Cus («il dossier di 420 pagine con le richieste del Cus purtroppo lo conosciamo bene ed è dal 2010 che tutti quelli che lo hanno letto senza lenti deformanti dicono che non ci si cava un ragno dal buco»), ma poi insiste su una lettura negativa dei risultati della Commissione Capasso. Però a ben leggere quella relazione – ma anche la recente intervista al prof. Capasso stesso - i risultati di quella relazione sembrano assolutamente diversi. Si legge infatti che, pur con alcune perplessità, alla fine il CdA dell’epoca decise di attivare una nuova convenzione con il Cus e di tacitare le richieste risarcitorie con un accordo preliminare, con tanto di mutuo e fidejussione. Anche perché allora c’era già una convenzione per il servizio sportivo in scadenza nel 2014 e di durata 9 anni + 9 anni, quindi 18 anni. Il nuovo contratto di 25 anni abbassava di 100 mila euro l’importo già pagato e faceva ottenere alla d’Annunzio la rinuncia da parte del Cus a tutti gli altri crediti, l’utilizzo gratuito della licenza del Ciapi per il funzionamento di Scienze motorie e la rinuncia del Cus alla richiesta di indebito arricchimento per il nuovo patrimonio derivante dai palazzetti restaurati.
Partendo da questi fatti, toccherà alle indagini della GdF ricostruire la verità reale e non virtuale di questa storia. Ma chi ha vissuto le vicende universitarie ricorda bene che il Cus è stato utilizzato per gestire alcuni progetti che servivano all’UdA e non al Cus.
Quanto alla legittimità di questi incarichi, sarà la magistratura a chiarirlo. Ma che adesso non si vogliano pagare i debiti a suo tempo riconosciuti, più che un’esigenza di trasparenza e di buon uso dei soldi pubblici, sembra una lotta dell’attuale gestione contro le scelte del passato, dimenticando certi passaggi decisivi: non potendo pagare cash questi soldi, la d’Annunzio accettò la cessione del credito alla banca, con tutta l’operazione “mutuo con fidejussione” che andava a suo vantaggio  perché diluiva il debito in 25 anni.
Che dietro la sospensione della Convenzione con il Cus ci sia solo questo retro pensiero di critica al passato, lo dimostrano gli strali di Civitarese indirizzati genericamente solo ai viaggi del Cus (senza fare il nome di ospiti) e non ad altre gite dell’UdA con altrettanti invitati illustri. Mentre nulla dice il prof su altre attività finanziate dall’UdA forse un pò troppo generosamente, come l’Unidav dove insegna nel corso di Giurisprudenza.

Il pagamento di 23 mln di debiti rischia di “asfaltare” la d’Annunzio, chiamata a saldare i conti di vecchi sogni di gloria finiti in macerie. Infatti anche i risultati delle indagini in corso – con sorprese dietro l’angolo – non bloccano le richieste della Bper.

Sebastiano Calella