SANITA'

Abruzzo. Il limbo di Villa Pini, tra allarmi e mancato rilancio

Udc:«Il sindaco intervenga a tutela dell’occupazione»

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VILLA PINI





CHIETI. «Di fronte alle indiscrezioni su una chiusura della Terapia intensiva a Villa Pini, il sindaco convochi un tavolo di confronto».
Andrea Buracchio, segretario cittadino Udc e Mario De Lio, capogruppo in Comune, sollecitano un’iniziativa politico-amministrativa del sindaco Umberto Di Primio per rispondere alle incertezze sul futuro dei lavoratori di Villa Pini.
Il loro allarme deriva, a quanto sostengono, «dalle indiscrezioni, sempre più frequenti, che indicano un notevole ridimensionamento, se non addirittura la chiusura, della Terapia intensiva della clinica».
 In effetti l’Udc, fin dal fallimento della clinica, ma anche durate l’esercizio provvisorio e la gestione del Policlinico Abano Terme, ed ora dopo l’acquisto da parte di Santa Camilla spa, ha sempre difeso e sostenuto il futuro occupazionale dei dipendenti. Il che però forse dipende più da altri fattori esterni che da scelte della nuova proprietà. Per una serie di decisioni organizzative interne e per un’impressione epidermica (ingresso spoglio, reception di scarso impatto visivo, bar chiuso, sale di attesa più da ospedale pubblico che da casa di cura privata) effettivamente la clinica non sembra in fase di rilancio.
Ma questo magari dipende - più che dai numeri - da un tipo di gestione “sparagnina” che potrebbe trovare la sua giustificazione nell’attesa della definizione del contenzioso curatela-Santa Maria de Criptis. La discussione del ricorso contro l’esclusione dall’acquisto da parte di De Nicola e soci ci sarà infatti a fine febbraio e fino a quel momento i 31 mln dell’acquisto pagati da Santa Camilla sono congelati sul conto del curatore.
Ieri intanto proprio sui numeri dell’attività - sollecitato dai sindacati - c’è stato un incontro con la proprietà per fare il punto sulle assunzioni e per decidere i criteri dei passaggi e della qualificazione degli operatori socio sanitari.

 Ed è emerso che ci sono difficoltà per la Terapia intensiva, ma che questo dipende dal mancato arrivo dei malati, filtrati forse in maniera un pò troppo rigida dall’Uvm, l’unità di valutazione della Asl. Il che rimanda alle scelte della Regione che in base al decreto commissariale 52 sta riducendo i setting assistenziali in modo da limitare i ricoveri a 327 euro/giorno ed aumentare quelli a tariffa ridotta.
Si tratta di un’operazione in atto in tutta la Regione e sono solo a Villa Pini, dove peraltro - secondo i dati forniti ieri - sono state assunte già 426 unità lavorative e ne mancano solo 40 per il tetto concordato al momento dell’insediamento di Santa Camilla, mentre sembra addirittura che il numero dei medici assunti sia superiore a quello concordato. Se i numeri sono questi, il mancato rilancio della clinica potrebbe essere allora una scelta dovuta ad altri motivi, come – secondo l’Udc – «i  propositi per eventuali processi di riconversione e/o rimodulazione», che però al momento non sembrano attuali, anche se non sono da escludere in futuro.
«In questo contesto generale molto nebuloso ed incerto per i lavoratori e con  un rilancio dell’attività che di fatto ancora non è decollato – sostiene l’Udc - è assolutamente necessario avviare  un momento di confronto tra le parti che possa servire non solo ai dipendenti attualmente in servizio e a quanti ancora vivono la cassa integrazione, ma anche e soprattutto alla nuova proprietà per fare chiarezza».
 Di qui la richiesta dell’intervento del sindaco nella sua qualità di massima autorità sanitaria cittadina «per avere quelle certezze occupazionali ed assistenziali da più parti richieste».

Sebastiano Calella