L'INCHIESTA

De Fanis, anche Riesame dice no alla libertà: domiciliari da 86 giorni

Per l’ex assessore periodo nero: tre avvisi di garanzia in 3 mesi

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De Fanis, anche Riesame dice no alla libertà: domiciliari da 86 giorni



 


PESCARA. Resta ai arresti domiciliari l'ex assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis ristretto in casa dallo scorso 12 novembre nell'ambito dell'operazione denominata 'Il Vate'.
Lo ha deciso stamani il Tribunale del Riesame dell'Aquila, presieduto dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, che ha respinto la richiesta dei legali dell'indagato (Domenico Frattura e Massimo Cirulli) che avevano fatto ricorso contro il provvedimento dell'8 gennaio con cui il gip del Tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, aveva respinto la richiesta di libertà.

La difesa ha annunciato che ricorrerà in Cassazione.
L'inchiesta della Procura di Pescara mira a far luce sulle modalità di erogazione dei contributi in base alla legge regionale n.43/73 che disciplina l'organizzazione, l'adesione e la partecipazione a convegni e altre manifestazioni culturali.

De Fanis è accusato di aver chiesto tangenti in cambio di fondi gestiti dal suo assessorato. I reati che gli vengono contestati, a vario titolo, sono di concussione, truffa aggravata e peculato.

L'indagine aveva preso il via dalla denuncia di un imprenditore che si era rivolto al Corpo forestale dello Stato. Lo stesso De Fanis è sotto inchiesta, da parte della Procura di Lanciano, che gli contesta il tentativo di omicidio nei confronti della moglie. Alla sua segretaria, indagata anch'ella con altre persone nell'inchiesta 'Il Vate', avrebbe detto di voler avvelenare la consorte.

In questo contesto l'ex assessore, che attualmente condivide l'abitazione con la moglie (che lo sostiene, si e' difeso sostenendo che quella era solo una battuta «per far colpo sulla segretaria».
Sempre De Fanis e' indagato anche dalla Procura di Pescara nell'ambito dell'inchiesta su presunti indebiti rimborsi spesa per viaggi istituzionali. In questo filone i reati contestati ai 25 indagati tra assessori e consiglieri regionali, presidenti della Giunta e del Consiglio compresi, vanno dal peculato alla truffa e al falso ideologico.